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Suor Maria Giacinta

Suor Maria GiacintaPopolare
Inviato dafabrycjxAltre foto da fabrycjx   CategoriaVita religiosa in Val del Riso    Ultima modifica8/4/2023 14:55    
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Suor Maria Giacinta

Il 19 marzo 1958 Maria Epis di Oneta vestì
l'abito Benedettino col nome di Suor Maria Giacinta.
Ringraziamo il Signore per come fino ad oggi l'ha accompagnata
con infinito amore.
Suor Maria Ha continuato la sua professione religiosa nel monasterodi S. Antonio a Ferrara.
Ha concluso la sua operosa vita il 7 ottobre 2022 a 90 anni di età e 66 anni di vita monastica.

In val del riso n 185 aprile 2023

Citazione: a

La Valle dello Zinco

La Valle dello ZincoPopolare
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La Valle dello Zinco
Breve documentario della costruzione dello stabilimento elettrolitico nella Valle del Riso
filmato prodotto da E.R.P.  ("European Recovery Program"  Piano Marschall)


Questo filmato dopo anni di ricerche è stato rintracciato da un ricercatore storico di Gorno (Baccanelli), negli archivi di Roma dell' E.C.A. (piano Marschall) Fu curiosa la lunga ricerca poichè si sapeva dell'esistenza del filmato col titolo "la valle dello zinco", ma non si trovava, fino a quando Baccanelli inserì il titolo in inglese nei motori di ricerca, cioè "The zinc valley". Poi su interessamento dell'Amministrazione comunale di Gorno ne è stata richiesta la pellicola in 16 mm.

scheda tecnica

Citazione:
fabrycjx2019

Laveria di oneta

Laveria di onetaPopolare
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Miniere di Gorno

Laveria gravimetrica di Oneta


Tratto da "LE MINIERE DI ZINCO, DI PIOMBO E DI RAME"
Di Giovanni Rinaldi (1940)

"E' doveroso far cenno anche delle miniere di zinco, dato che esistono nel Bergamasco giacimenti molto ricchi, ed in una zona assai vasta delle medie Valli Brembana e Seriana; monti di Oltre il Colle, di Dossena, di S. Pietro d'Orzio, di Camerata Cornello, della Valle del Riso, di Parte e sulla Presolana.
Quanto all'epoca in cui questi giacimenti vennero scoperti e se ne iniziò la escavazione, non si hanno notizie sicure. C'è chi afferma che la coltivazione di queste miniere, risalga addirittura all'epoca preromana; chi asserisce che non rimonti oltre l’epoca longobarda; e chi invece sostiene, e con ottimi argomenti, che risalga all'epoca romana.
E' poi a ritenere, che le prime ricerche siano state eseguite nella Valle del Riso. Ciò almeno è logico arguire da ruderi di antiche officine scoperti Gorno, dove si ritiene che si fabbricasse ottone; da antiche escavazioni a forma di pozzo quadrato, scoperte sul monte dell’acqua presso Premolo, e da bronzi rinvenuti in scavi eseguiti a Parre in località Castello: bronzi che il Mantovani giudica si possano attribuire addirittura all'epoca preromana.
Antiche ed assai estese escavazioni si trovarono nel gruppo minerario di S. Pietro d'Orzio, Dossena e Vaccareggio. Queste, anzi, sembra si possano senz'altro attribuire all'epoca romana, sia per la forma dì alcune gallerie, capaci appena di un uomo sdraiato (cm, 30x40); sia per gli strumenti rinvenutivi e che servivano per la escavazione, quali scalpelli, cunei e picconi di ferro, in tutto identici per la forma a quelli in uso presso i romani, lumi di terracotta e di metallo; sia, infine, per l'accenno che ne fecero Giorgio Agricola e Plinio, accenno che ai vuole si riferisse anche a queste miniere di calamina.
Mentre, infatti, il primo scrisse: «Fuerunt insuper in alpibus Salasorum aeris fondinae, Italorum in Bergomatum agro et Campania», Plinio, che poteva conoscer molto bene il territorio di Bergamo, per avervi abitato, scrisse:
« Fit aes et e lapide aeroso, quein vocant cadmiam. Celebritas in Asia et quondam in Campania; nunc in Bergoinatum agro, extrema parte Italiae ».
Anche sulla Presolana presso il lago Pulzone, si rintracciarono piccoli scavi, risalenti ad epoca assai remota.
Da queste considerazioni, si arguisce potersi affermare quasi con certezza, che le miniere di zinco di Parre, della Valle del Riso, di S. Pietro D'Orzio e di Dossena, erano conosciute e coltivai» fino dall'epoca romana, se non anche da qualche secolo prima.
Relativamente invece alla continuità della loro coltivazione, non si può dir nulla con certezza.
Si può soltanto affermare, che furono coltivate nel periodo della dominazione veneta, se è vero che in detto periodo sui monti di Dossena, oltre uno sfruttamento di manganese, cui il mercato lagunare apriva tosto le braccia per sostituire il prodotto che «poche tempo fa» veniva «dalla parte di Costantinopoli», vi era anche una lavorazione di tucia e talamina, che il governo Veneto concesse di esportare all'estero.
A. questo punto vien fatto di chiedersi, come mai gli antichi coltivassero queste miniere, dal momento che lo zinco era loro sconosciuto come metallo, essendo stato scoperto solo verso il 1700.
La spiegazione che se ne suol dare, è questa: che ritenessero la calamina un semplice fondente, atto, mescolato col rame, a dare ottone. Ed infatti essi, come si è potuto constatare in modo indubbio, estraevano soltanto minerale della stessa natura di quello che si coltiva oggi, e di tal minerale non raccoglievano che le qualità ricche di carbonato, abbandonando i silicati.
Malgrado però la scoperta dello zinco, per molto tempo ancora queste miniere furono scarsamente coltivate, e soltanto per trarne calamine per far ottone,
Un vero sviluppo ebbero soltanto dopo il 1860, quando l'ing. Signorile, reggente l'ufficio montanistico di Bergamo, fece presente la possibilità di coltivazione della nostra blenda; e più esattamente nel 1868, colle ricerche fatte nei comuni di Gorno, Oneta e Oltre il Colle dall’avv. Sileoni, per incarico dei banchieri Mozzoni e Garnier, ai quali, falliti, si sostituì, nel 1870, l'inglese Richardson.
Questi nel 1881 riprese i lavori al lago Pulzone, già iniziati e poi abbandonati da Alberto Abati; e nello stesso anno consegnò alla The English Crown Spelter C° Ltd., le miniere della Val del RISO e della Presolana.
Nel 1876 l'inglese Gibson, coi banchieri livornesi Modigliani, inizia i lavori a Trevasco, monte Arera, Vaccareggio, Dossena, S. Pietro d'Orzio; ma nel 1882, per dissesto, le miniere passano alla Banca Romana; e nel 1888, per fallimento di questa, alla English Crown Spelter C° Ltd.
Nel 1885 Botticelli e Rcinach scoprono le miniere di Cespedosio, che nel 1891 sono assunte dalla Società Metallurgica Austro-Belga.
Nel 1904 la Società Orobia di Lecco acquista la miniera di Corna Rossa, in Comune di Piazza Brem-bana, scoperta nel 1899 dall'ing. Druetti; ma l'abbandona ben presto.
La Società Vieìlle Montagne, che ne] 1877 aveva ottenuto i primi permessi di ricerche, sotto la oculata direzione dell'ing. Luigi Noble ha ormai esteso la sua attività a quasi tutte le nostre miniere dì calamina, esistenti nei Comuni di Gorno, Premolo. Ponte Nossa, Parre, Oneta, Oltre il Colle e Dossena.
In questa industria verso il 1886 quando ancora stava affermandosi, erano occupati da 500 a 600 operai, e si scavavano tonnellate 15.000 circa di minerale ogni anno, per un valore di circa L. 500.000.
Secondo una statistica del 1911. In tale industria trovavan lavoro circa 1.500 operai, e si scavavano dalle 18 alle 20.000 tonnellate eli minerale, di cui 7/8 di calamina e 1/8 di blenda.
Il minerale, dopo passato alle laverie per togliere le scorie, viene spedito all’estero per esser fuso ed estrarre lo zinco."

Informazioni tecniche sulla laveria di Oneta
Citazione:
fabrycjx2017

Costa Jels nel 1950

Costa Jels nel 1950Popolare
Inviato dafabrycjxAltre foto da fabrycjx   CategoriaMINIERE DI GORNO    Ultima modifica31/3/2023 11:31    
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Costa Jels nel 1950

Le coltivazioni all'inizio del secoli
da:In Val del Riso N°12 dicembre 1978

Miniera Costa Jels

La concessione era limitata a Nord-Est,Est e Sud-Est dalle concessioni Grina Golla Splazzi, Belloro e Casa Conti; il confine era posto sulla destra del torrente Riso, in località Burrone dei Selvatici e seguendo il thalweg girava intorno a Oneta costeggiando ancora il Riso fm sotto la frazione Cantoni, risalendo poi sul versante sinistro fino al territorio di Grina Golla SpIazzi.
La miniera era molto estesa in direzione Nord-Sud ed erano note tre principali regioni: Costa Jels, Val Preti e Gremme. In seguito se ne aggiunse una quarta detta Laurium.
Nella regione Costa Jels ebbero inizio le coltivazioni fin dal l860 ed in essa si trovarono svilup- patissimi i lavori antichi che servirono da guida alle nuove coltivazioni. I lavori proseguirono ininterrottamente prima sotto il Sileoni e, in seguito con il Richardson e la Crown Spelter. Furono trovate anche quantità importanti di galena. I primi scavi furono effettuati a cielo aperto; seguirono le opere in galleria tra le quali ricordiamo i cantieri Vall'Orso con i ribassi da l a 9, i cantieri Accidenti, Casa Bosio, Allacca, Scandinavia, Annibale e il ribasso Foppello. Primi segnali di esaurimento si ebbero verso il l 890. Sulla destra del torrente Riso, di fronte allo sbocco della Valle dei Crappi venne aperto il cantiere Burrone dei Selvatici.
La regione Val Preti comprendeva la parte bassa della miniera situata sulla destra della Vall'Orso, in questa zona i lavori iniziali comprendevano i cantieri Balletto, Crispi, Val Preti ed il ribasso Grimaldi. I lavori rallentarono nel l890 e vennero sospesi per lungo tempo. Nel l902 vennero aper- ti, in aggiunta ai ribassi Val Preti già esistenti, gli omonimi n°4 bis e n°5. Più in alto si aprirono poi il VaI Preti n°6 e n°7; il VaI Preti n°0 era il più basso, a pochi metri dal thalweg del Riso; si copri- va così un dislivello totale di 600 metri.
La regione Laurium, più importante di tutte le altre, era sopra alle zone Val Preti e Gremme nella zona più orientale della concessione. Molto noti sono i cantieri Trappola, poco sopra la regione VaI Preti, Eldorado, che incontrò una serie di crevasse alte fino a 50 metri e larghe fmo a 4, Fortuna e Laurium Crevassa. Altri cantieri, meno produttivi, furono: Laurium Basso, Laurium Alto, Laurium Destro, Trappola Il, Sotto Baracca, Spinoza, Scoperta e altri meno noti. Tutti i lavori ebbero un calo agli inizi del '900, in seguito furono più importanti i lavori al cantiere Spini.
Nella regione Gremme i lavori furono numerosissimi tanto che è impossibile una dettagliata rico- struzione in questa sede. Importanti furono le soluzioni per il trasporto del minerale; furono infatti realizzati trasporti aerei costituiti da serie di telefori frenati dall'alto tali da congiungere i lavori più elevati con il fondovalle. Si costruirono anche diversi tronchi di ferrovia a livello nonché notevoli opere per la sicurezza dei lavori come grandi murature esterne per la protezione delle località limitrofe ai piazzali. Fu costruito un canale derivatore per il passaggio del torrente Spilli attraverso alcuni piazzali. Nel 1911 fu considerata praticamente esaurita dopo essere stata per un trentennio in testa alle produzioni tra tutte le altre miniere della zona. Il avori proseguirono ancora fino al 1921 quando, a causa di una agitazione degli operai vennero fermati i lavori dei cantieri di tutte e quattro le zone. L'anno successivo, l'attività venne ripresa e ampliata. Nel 1925 la Società Vieille Montagne iniziò un'ampia campagna di ricerca. Nello stesso anno venivano coltivati i cantieri Burrone, Selvatici e Val Crappi. Vennero aperti, nella colonna Costa Jels, i cantieri Accidenti, Casa Bosio, Scandinavia e Sotto Accidenti. La colonna Val Preti venne raggiunta da gallerie di ribasso e vennero aperti i cantieri Grimaldi, Sopra Forni, Tesoro e Trappola.
Nella colonna Grem rientrarono in funzione i cantieri Laurium, Diomede, Spilli ed Eldorado. Erano funzionanti 8 telefori che collegavano gli imbocchi delle gallerie con la strada Gorno-Oneta e 5 tronchi di binari decauville. I lavori proseguirono fino al 1930, quando, sebbene l'industria estrattiva dello zinco fosse in crisi, venivano coltivate le colonne Grem, Val Preti e Costa Jels (cantieri Spini, Eldorado, Trappola, ValI' Orso 3). Tra il 1929 e il 1930 il permesso di ricerca venne esteso anche ai minerali di piombo. Nel 1933 fu installata l'aria compressa in tutti i cantieri e sistemate le vie di carreggio nei cantieri Fortuna 2 e Spini. La cernita del tout venant venne spostata dai piazzali dei cantieri alla laveria di Oneta. Nel 1935 venne coltivato anche il cantiere Tesoro. Negli anni successivi l'attività proseguì con lavori di spoglio nei vecchi cantieri. Nel 1944 venne costruita una nuova teleferica nella zona alta e venne riattivata la zona Foppello-Casino. Dal 1945 al 1947 la miniera rimase chiusa. Nel 1948 i lavori ripresero con un ampio programma di ricerca; lavori di spoglio reiniziarono ai cantieri Lacca, Foppello e Casino nel 1951 con l'estrazione di calamina. Nell'anno successivo ripresero i lavori anche ai cantieri Val dell'Orso, Forni, Piave e Selvatici. Tra il 1957 e il 1959, oltre alla coltivazione, venne effettuata ricerca in tutti i cantieri. Nel 1966 fu allungata la discenderia Selvatici per raggiungere la parte bassa delle colonne Fortuna e Selvatici. Nuovi lavori di ristrutturazione, allargamento e approfondimento del ribasso Selvatici vennero effettuati nel 1970 allo scopo di formare un nuovo livello tra le colonne Selvatici, Cavrera e Fortuna. Nel 1971 proseguirono i lavori iniziati l'anno prima nella discenderia Selvatici dove si pensò di accentrare tutta l'attività mineraria. Nello stesso anno venne installata una stazione per l'eduzione delle acque. Negli anni 1972 e 1973 vennero fatte ampie ricerche per delimitare i corpi minerari, lavoro ultimato nel 1974, anno in cui venne iniziato anche, per migliorare la ventilazione delle parti basse, uno scavo di rimonta tra il ribasso Selvatici e i vecchi lavori della zona bassa del soprastante cantiere Fortuna. In seguito, i grossi problemi di allagamento portarono alla sospensione dei lavori nel 1981 ed alla rinuncia della con- cessione avvenuta nel 1983.

Costa Jels mine

The claim bordered N, E and S on Grina Golla Splazzi, Belloro and Casa Conti, and was very stretched N to S to include three regions: Costa Jels, Val Preti and Gremme. A fourth region (Laurium) was added later. Exploiting in the Costa  Jels had started in 1860 already, encountering extremely extensive old works (certainly medieval, possibly romans), and great quantities of galena. Full production went on until 1890, when it started decreasing.
The Val Preti region was the one at lower elevation: in 1890 the mines were closed here, but reopened in 1902 with important works reaching an aggregate vertical descent of more than 600 m.
The Laurium region was E and over Val Preti and
Gremme, and included many stopes that gave good production until the turn of the century; thenceforth works continued mainly in the Spini stope, which had a very long activity.
Works in the Gremme region were such a complicated number to allow not for syntetic description.
Big works were carried out here for both transportation and security: many cableways and railways, great walls for protection of yards, a channel.
Gremme was the most productive area in the whole Valley for more than 30 years until 1911, when works were drastically reduced for a supposed working-out of the ores; in
1921 works in the whole mine were stopped for strikes.
Vieille Montagne Co purchased the claim in 1922 and a large proSpecting campaign was started in 1925 with good results, that allowed for the discovery and the exploiting of three mineralized “columns” (Grem, Val Preti and Costa Jels) with many stopes at different levels. Works didn’t even stop in 1929, on the contrary prospecting permits were extended to Pb minerals and a full compressed-air network was laid-down in 1933.
Works proceeded with no interruption, also by stripping old abandoned areas. A new cableway was built in 1944; the mine closed two years only until 1947, at the climax of war and after- math.
Works started over again in 1948, were widely increased in 1951 and sided by wide prospecting 1957-59.
New excavations and general remodeling, widening and deepening took place in 1966 and 1970. Further prospecting was made in 1972-74, and ventilation improving works followed. Works were though stopped in 1981 for flooding problems, and claim renounced in 1983.

VIEILLE MONTAGNE

VIEILLE MONTAGNEPopolare
Inviato dafabrycjxAltre foto da fabrycjx   CategoriaMINIERE DI GORNO    Ultima modifica22/3/2023 21:35    
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Stemma della Vieille Montagne
Società belga  proprietaria delle miniere di Gorno fino al 1941 anno in cui la miniera venne nazionalizzata

vedi anche:
Decreto Napoleonico concessione a Jan Jaque Daniel Dony1806

Centenario della Vieille Montagne

centenario

Albo d'oro



INVESTIMENTI BELGI IN ITALIA:  LA VIEILLE MONTAGNE


investimenti belgi

wikipedia Société des Mines et Fonderies de Zinc de la Vieille-Montagne

Altro sulla Vieille Montagne

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FABRYCJX2013

I tesori sotterranei dell Italia

I tesori sotterranei dell ItaliaPopolare
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I tesori sotterranei dell Italia
La regione delle Alpi anno 1873
Guglielmo Jervis
Ermanno Loescher editore
Gono a pagina 256

leggilo qui

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fabrycjx 2023

Gorno nel 1900

Gorno nel 1900Popolare
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GORNO.


tratto dalla Guida descrittiva storico artistica e pratica.
Autore G. Zidimeco
Editore Antonio Vallardi
anno 7-IV-1900


A sinistra di chi va a Clusone, una strada staccasi nella senatura di alti monti, che per un po’ piana, poi sempre ripida, sale a Gorno, paese formato di vari casalti. Dista 10 km. da Clusone.

Ha una superficie di Ett. 948 ed una popolazione di 923 ab. Ufficio postale di 2ª classe. Ufficio telegrafico e stazione ferroviaria Ponte di Nossa, sulla linea Milano-Bergamo. Servizio di carrozze.

Il suo territorio, bagnato dal fiumicello Riso, tributario del Serio, che forma la valletta detta di Valgorno, è vasto, ma quasi tutto montuoso. È coltivato a prati, pascoli, boschi, ma pochi campi. Vi si alleva molto bestiame grosso e minuto. Vi si trova del marmo nero e buona pietra da fabbrica. Nell’alveo del fiumicello Riso vi si trovano pezzi di marmo nero intrecciato di strato di conchigliette bivalvi.

Arte. — La chiesa parrocchiale intitolata a S. Martino, è vaga e di moderna struttura, ornata di buone pitture. In vicinanza sono le reliquie di un monastero di Vergini soppresso a’ tempi di S. Carlo Borromeo.

Industria e commercio. — Il viaggiatore prima di arrivare al ponte di Nossa, trova un fabbricato che serve di deposito del minerale Calamina, che appunto si cava nelle miniere di Gorno.

Tranne gli occupati a questa miniera, il resto della popolazione, è dedita all’agricoltura e più alla pastorizia1.

Scuole e beneficenza. — Scuole obbligatorie. — Ha due luoghi pii pei poveri, quello della Misericordia e il legato Guarinoni istituito nel 1782.


Note

Le miniere di Gorno sono poste a cavalcioni dei piccoli comuni de predetto Gorno, Oneta e Premolo sui monti di Gremme e Golla ad una altezza di m. 1900 dal mare. I giacimenti furono scoperti nel 1868 circa. Passarono a questa Società dopo vari eventi. Essa intraprese nel 1876 i lavori e le ricerche e diede loro seria forma e vita. Vi sono funicolari aeree, forni a tino ed a riverbero nonchè un ampio Stabilimento per il lavaggio delle terre.
Il prodotto è di Calamine ed è in poca parte di Blende di diverso tenore. La produzione di quest’ultimi anni s’aggira dalle otto alle diecimila tonnellate di minerale crudo e impiega 550 (cinquecentocinquanta) operai circa.
Dobbiamo alla gentilezza della Spettabile Direzione di queste miniere i cenni surriferiti e ci facciamo dovere di vivamente ringraziarla.

leggi qui la pubblicazione


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fabrycjx 2023

Zinco: Simbolo alchimista

Zinco: Simbolo alchimista Popolare
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Gli Alchimisti sono spesso descritti come i primi chimici. Hanno sviluppato un linguaggio straordinario (piuttosto che i simboli chimici che usiamo oggi) per descrivere ogni sorta di cose, dalle reazioni chimiche ai principi filosofici

I minerali e le leghe di zinco sono noti fin dall’antichità, ma il metallo puro fu preparato per la prima volta in India, probabilmente nel 14° sec. d.C. In Europa, lo zinco fu riscoperto da Paracelso nel 1520 e preparato puro da Marggraf nel 1746.

Minerali dello zinco sono da ricordare il carbonato (smithsonite), l'ossido (zincite) e il silicato (calamina).
Solfuro di zinco (blenda o sfalerite)


Clicca qui per vedere altri simboli

vedi qui anche: alchimia

storia dello zinco


Gli elementi chimici e i loro composti

TAVOLA PERIODICA DEGLI ELEMENTI
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fabrycjx2013





I FORNI A TINO PER IL TRATTAMENTO DELLE CALAMINE

I FORNI A TINO PER IL TRATTAMENTO DELLE CALAMINEPopolare
Inviato dafabrycjxAltre foto da fabrycjx   CategoriaMINIERE DI GORNO    Ultima modifica16/3/2023 8:50    
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Miniere di Gorno
Nella foto le mura sopra le quali erano posizionati i forni a tino.
I forni a tino erano impiegati pei minerali in roccia ed in pezzi di grossezza superiore a 30 mm.
In essi il combustibile viene mescolato al minerale nella proporzione del 5%. Adoprando carbone inglese a 10% di cenere questa resta nel minerale calcinato e ne aumenta la proporzione dello sterile di 0,625 per cento.
Per i minerali ricchi ciò non reca grave inconveniente e d'altra parte questo sistema di calcinazione è il più economico.
In altre miniere si adopra come combustibile la carbonella la quale dovrebbe avere un piccolissimo tenore di cenere e cosi evitare l'inconveniente sopra citato; ma anche questa a causa dei trasporti e delle manipolazioni giunge sempre ad avere un tenore assai elevato di cenere.
Uno spesso massiccio di muratura contiene 5 forni a tino di forma a cono rovesciato, il cui diametro inferiore è 2 m quello superiore 2,60 m. e l'altezza totale 8 m, dei quali 6 m di tino vero e proprio.
All'orifizio inferiore si trovano delle barre di ferro, muovendo le quali cade la calamina calcinata, e così la carica discende nel tino e quindi si colma dall'alto con un nuovo strato di calamina greggia e carbone.
La calamina soggiorna nel forno 3 giorni ed ogni giorno si ricavano da un forno 10 tonnellate di calamina calcinata.

La calamina quale vien prodotta dalla miniera è un miscuglio di Smitsonite vera e propria e Calaumina, cioè di carbonato e silicato di zinco.
Calcinando il minerale si scaccia l'acido carbonico e l'acqua dì cristallizzazione che rappresentano circa l/4 del peso delle calumine greggie e quindi si arricchisce in proporzione il tenore in zinco dì esse onde renderle commerciabili.
Cosi una calamina greggia avente il tenore di 34 a 35% di zinco, dopo la calcinazione giungerà ad avere un tenore di circa 45-46%. tenore richiesto perché il minerale sia commerciabile.
La calcinazione richiede una temperatura di 1000°.
A seconda del materiale da sottoporre alla calcinazione si adoprano dei forni a tino, dei forni rotativi o dei riverberi.
(tratto da un vecchio  documento)

In Val del Riso   N°6 Giugno 1982

Vedi anche:

Fondo Ripa

Come era il Forno a Fondo Ripa

I forni di calcinazione


Citazione:
Periodico In Val del Riso

Forni di calcinazione a Fondo Ripa (Gorno)

Forni di calcinazione a Fondo Ripa (Gorno)Popolare
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Miniere di Gorno
Forni di calcinazione a riverbero o Cermak spirek.
   Forni a tino per la calcinazione della calamina erano presenti a Oneta e a Riso, (la foto a Fondo Ripa)  
I forni a tino di Ponte Selva furono realizzati nel 1874 dalla ditta Modigliani Gibson, la quale aveva una concessione di 347 ettari sul monte Travasco.  
I forni erano nella zona di Via Bonacina e Via Fornaci

Funzionamento

I forni per la calcinazione dei minerali calaminari  avevano in generale dimensioni di metri 5x5 di base, avente sul piano interno una piramide dell'altezza di circa un metro.
L'altezza del forno varia da metri 5 a 6. L'interno è pressoché in forma conica, capace a contenere circa 50 tonnellate di materiale di calamina. Questa vi si forma a strati, il primo dei quali appoggia sopra uno di legna e quindi uno strato di carbone vegetale polverizzato, ripetendo così sino alla  sommità.
Gli strati di calamina e carbone vanno da 20 a 50 centimetri.
II fuoco vi si regola a seconda della ricchezza e qualità del minerale, generalmente però vi si tiene da 8 a 12 ore.
La quantità di combustibile per ogni carico varia da 800 a 1000 kg
Il processo della calcinazione, o arricchimento, e conseguente minor peso del prodotto minerario, avveniva per l'azione fisica del calore e cioè: il carbonato di zinco (il minerale crudo) poniamo che abbia un peso di 125, (uguale a 65 lo zinco,12 il carbonio e 48 i tre ossigeni che messi assieme formano il carbonato di zinco o calamina) se togliamo all'insieme due ossigeni e il carbonio, (che è poi l'anidride carbonica che se ne va via durante la calcinazione) rimangono lo zinco e un ossigeno,che sommati i due pesi danno un totale di 81 al posto di 125 del minerale crudo, per cui nello stesso peso di minerale crudo, in quello cotto si ha in percentuale più zinco.
Naturalmente non si tiene conto degli altri elementi presenti o associati al minerale che sono in quantità millesimali, tolto il Cadmio che può arrivare al 2-3 % la calamina terrosa invece è silicato di zinco e non si calcina perché la silice non si elimina con il semplice calore.

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