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Lungimiranza

LungimiranzaPopolare
Inviato dafabrycjxAltre foto da fabrycjx   Ultima modifica4/12/2017 16:56    
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MINIERE DI GORNO

Riteniamo doveroso ricordare Telini Enrico (a sinista) e Guerinoni Celeste (a destra), che con la loro passione per la fotografia e le riprese filmate, hanno lasciato una testimonianza di notevole rilevanza, che oggi, grazie alla cortese concessione dei loro familiari possiamo mostrare.
Foto e filmati sono visionabili presso il museo minerario di gorno




Cabina elettrica Ronchellini

Cabina elettrica RonchelliniPopolare
Inviato dafabrycjxAltre foto da fabrycjx   Ultima modifica8/10/2017 12:25    
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MINIERE DI GORNO
Quadro interruttori
Cabina di distribuzione di energia elettrica alle varie zone minerarie.
In questa struttura è stato girato un videoclip:

https://www.youtube.com/watch?v=HfCAoz4DpPo

https://www.youtube.com/watch?v=5SijuM4YM4U

https://www.youtube.com/watch?v=pJemvbEwlJw



altro

Purtroppo è stata autorizzata la demolizione interna della cabina quindi è stato distrutto un importate pezzo di archeologia industriale.

Citazione:
fabrycjx 2012

Costa Jels

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Inviato dafabrycjxAltre foto da fabrycjx   Ultima modifica16/7/2017 12:28    
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MINIERE DI GORNO
Gorno : miniere di piombo e zinco
Concessione mineraria di Costa Jels
Galleria denominata "ribasso serpenti"
di queste gallerie, tra ribassi,discenderie,  fornelli e coltivazioni, si è quantificato uno sviluppo di scavi di circa 230 km.
La più lunga galleria è il ribasso Riso Parina di circa 12 km Il traforo più lungo è il ribasso Noble (Riso-Piazzarossa) di 3.8 Km.
Il fornello, o pozzo, più profondo è tra il ribasso Forcella (Val Parina) a quota 940 metri e il ribasso Riso (Valle del Riso)  a quota 600 metri nel punto di intersezione, è profondo 340 metri  


video inaugurazione percorso minerario

Citazione:
FABRYCJX 2012

geologia

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Inviato dafabrycjxAltre foto da fabrycjx   Ultima modifica11/7/2017 12:10    
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LE MINIERE DI GORNO
(pubblicazione di Pietro Mantega   Agosto 1962)

nella foto: Rappresentazione assonometrica delle miniere di Gorno: Val Vedra, Val Parina, Valle del Riso


Il gruppo delle miniere di Gorno comprende due concessioni minerarie denominate «Val Seriana  e Val Brembana» la cui area complessiva è di circa 8.000 ha.
Nella Val Seriana ì lavori si svolgono in tre zone denominate Sezione M. Trevasco, Sezione Est, Sezione Ovest.
Nella Val Brembana sono attive due zone denominate Sezione Val Parina e Sezione Val Vedra.
La società AMMI ha l'esercizio di queste concessioni dal 1940, anno in cui cessò la gestione della compagnia belga « Vieille Montagne ».
La Direzione delle miniere è unica ed ha sede a Campello, frazione del comune di Gorno.
Il giacimento è costituito prevalentemente di minerali di piombo e di zinco nelle forme solfuri ed ossidati. Come accessori abbiamo minerali di ferro, di rame, di fluoro, ecc.
Esso si trova sul versante meridionale. di una catena di montagne, estendentesi da Ovest ad Est, delle Alpi Bergamasche, ed è diviso morfologicamente in una parte occidentale, con centro Oltre il Colle, nella Val Brembana, ed in una parte orientale, con centro Gorno, nella Val Seriana, da una seconda catena di montagne che si estende in direzione SW-NE e che interseca la prima a NE.
La cima più alta della prima catena ha un'altezza di 2.512m (Pizzo Arera); la cima più alta della seconda è di 2.049 m (Cima del Grem).
I due centri, di Oltre il Colle e di Gorno distano entrambi da Bergamo circa 35 km.
La tettonica della zona è molto intensa: esistono numerose pieghe e faglie. Tra queste ultime particolare importanza ha la faglia del Grem che ha direzione SE-NW e che ha determinato uno spostamento orizzontale notevole tra la parte occidentale e quella orientale del giacimento.
La mineralizzazione è distribuita in un orizzonte stratigrafico, denominato Metallifero, la cui potenza raggiunge un massimo di 70-75 m nella parte centrale della zona (Gorno) e si riduce verso Est c verso Ovest a circa 20-30 m.
I geologi che hanno studiato questa zona, come il Desio, l'olandese De Sitter e di recente i tedeschi Wilke ed Herendreich, a parte certe contrastanti vedute di dettaglio, pongono il Metallifero nel Trias delle Alpi Bergamasche tra l'Esino ed il Raibliano.
I geologi tedeschi hanno distinto nella serie stratigrafica una facies di Esino, una facies di transizione ed una facies di Raibliano. La prima è caratterizzata da calcari grigio chiari, la seconda da calcari grigio scuri e neri bituminosi, e la terza da calcari scuri bituminosi intercalati a scisti scuri marnasi. I calcari di tutta la serie sono spesso dolomitici.
Secondo gli stessi geologi il metallifero comprende parte dell'Esino superiore, tutta la facies di transizione e parte del Raibliano inferiore.
Essi inoltre hanno determinato nella stessa serie stratigrafica la posizione e la composizione di alcuni strati argillosi illitici, che avrebbero avuto origine dall'alterazione dei materiali esplosivi ed esalativi di vulcani sottomarini, sedimentati contemporaneamente ai calcari. Questi strati, che sono stati definiti tufiti, hanno spessori compresi tra 2-3 cm e 10-20 cm, ed hanno colori caratteristici, dal grigio verde al verde scuro, per cui sono facilmente riconoscibili anche in sotterraneo.
Di queste tufiti finora ne sono state individuate sei, tre delle quali (due in facies Esino e una in facies Raibliano) sono legate alle mineralizzazioni e pertanto costituiscono degli orizzonti guida per la ricerca di nuovi corpi mineralizzati o della continuazione di corpi mineralizzati già noti.
Il giacimento, sempre secondo le ipotesi avanzate dei geologi tedeschi, avrebbe avuto origine da una segmentazione contemporanea nel mare ladinico dei calcari e degli scisti, per cause esogenetiche, e dei minerali e delle tufiti, per cause endogene.
I successivi fenomeni di diagenesi, di tettonica a pieghe e con faglie di ossidazione dei solfuri e migrazione degli ossidi nelle faglie e nelle spaccature della roccia incassante, di erosione e formazione morfologica della superficie con formazione di crepacci e continuazione della tettonica della ossidazione e della migrazione degli ossidi, avrebbero dato luogo alla formazione dei corpi mineralizzati.
Qualunque sia la validità di queste ipotesi, sta di fatto che nel giacimento di Gorno si trovano corpi mineralizzati, a solfuri primari e ad ossidati, paralleli agli strati, e corpi mineralizzati, in prevalenza ad ossidati, costituiti da riempimenti di faglie e di crepacci.
I primi, che sono in maggior numero, hanno forma differente, per lo più longitudinale o tubolare o lentiforme, e possono avere dimensioni estese.
Gli altri, pur costituendo localmente degli adunamenti talvolta consistenti e coltivabili economicamente, hanno dimensioni sempre limitate in profondità.
Le irregolarità che i corpi mineralizzati presentano sia nella loro forma sia nella distribuzione della mineralizzazione, rendono difficile l'applicazione di sistemi di coltivazione ad alta produttività.
Fino a qualche anno fa la coltivazione dei corpi mineralizzati veniva attuata seguendo la mineralizzazione dal basso verso l'alto e mantenendo la ripiena al piede.
Sull'abbattuto si eseguiva una cernita spinta in cantiere per ottenere dei grezzi a titolo superiore all'8,oo% in Zn. Ovviamente le rese erano basse (in abbattaggio si ottenevano 1,5-2 t/operaio).
Inoltre la coltivazione non era preceduta da adeguati lavori di delimitazione del corpo mineralizzato e di preparazioni.
Da tre anni a questa parte si è data una nuova impostazione ai lavori di coltivazione.
Anzitutto si procede alla delimitazione del corpo mineralizzato con rimonte, traverse e sondaggi; quindi si eseguono i lavori di preparazione ed infine si applica il sistema di coltivazione più adatto.
Inoltre la cernita di cantiere si realizza per quanto è possibile con un abbattaggio selettivo e viene completata a mano ma con criteri meno restrittivi.
I sistemi di coltivazione attualmente applicati sono tre: a sottolivelli nei corpi mineralizzati verticali ed in quelli inclinati con potenza superiore a 4-5 m; a trance larghe inclinate, separate tra di loro da pilastri, che vengono abbattuti in ritirata, nei corpi mineralizzati inclinati con potenza fino a 4-5 m; a magazzino nei corpi mineralizzati verticali, (questo sistema di coltivazione però verrà abbandonato).
Nelle coltivazioni a sottolivelli sono impiegate le pale meccaniche «Montevecchio» tipo T 2G e si realizzano rese all'abbattaggio utili comprese tra 10 e 15 t/op. a seconda della parte sterile da eliminare; nelle coltivazioni a trance inclinate si impiegano scrapers ad aria compressa con motori da 5-7 CV e si ottengono rese all'abbattaggio di 5-6 t/op.
Nelle coltivazioni a magazzino le rese variano tra 6 e 7 t/op.
Esistono ancora dei cantieri in cui, pur avendo impostato i lavori secondo i nuovi criteri, non si è raggiunto il grado di organizzazione e di meccanizzazione di quelli sopraindicati, per cui le rese all'abbattaggio sono comprese tra 3,5 e 4 t/op.
È prevista però la sistemazione di questi cantieri entro breve tempo.
La perforazione è per circa 1'80% ad acqua. Si impiegano martelli L 37 e T 21 della Joy Sullivan, mentre sono in fase di esaurimento vecchi martelli Flottmann AT 18 e Z 20.
Per i sondaggi si impiegano sonde Craelium del tipo X 2Se Prosper.
L'applicazione di sistemi di coltivazione massivi ed il rallentamento della cernita in cantiere hanno ovviamente determinato un abbassamento del tenore del grezzo. Attualmente
si producono grezzi al 6 % Zn e 1,30 %  Pb.
Per il controllo dei tenori dei grezzi provenienti dalle diverse sezioni viene effettuata una campionatura giornaliera degli stessi in un apposito impianto installato a Costa Jels nella zona di Gorno. I campioni prelevati vengono analizzati cinquinalmente.
A causa della estensione delle due concessioni e delle caratteristiche morfologiche della zona, particolari difficoltà, e quindi costi elevati, si incontrano nel trasporto dei grezzi all'impianto di trattamento che è unico per le due concessioni ed è situato nella località Riso della VaI Seriana.
Detto trasporto viene effettuato con muli, con locomotori e con teleferiche.
Di queste ultime ce ne sono in funzione circa una ventina, di cui la più importante è quella che collega la VaI Brembana con la VaI Seriana, per una lunghezza di 4 km, e che trasporta circa 300 t al giorno.
Il personale addetto ai trasporti, oltre a quello impiegato dalle imprese che hanno in appalto i trasporti con mulo, rappresenta il 13 % circa del personale in forza presso queste miniere.
Il costo dei trasporti rappresenta il 22 %del costo grezzo prodotto e portato in testa all'un pianto di trattamento.
Al fine di ridurre i costi di detti trasporti e di aumentare l'attuale capacità di trasporto, per poter far fronte al sensibile aumento della produzione di grezzo, previsto entro il 1963, è stato progettato ed è in corso di attuazione, un collegamento in sotterraneo tra la VaI Seriana e la VaI Brembana mediante una galleria, a quota 549, lunga 6,5 km circa ed una discenderia lunga 800 m circa, tra quota 1050 e quota 549.
Al completamento dell'opera rimangono da scavare 4000 mt di galleria e 600 m di discenderia.
Questo collegamento oltre a costituire una grande via di estrazione dei grezzi e di trasporto dei materiali vari e del personale, aprirà un vasto campo di esplorazione per la ricerca delle mineralizzazioni della parte occidentale del giacimento note fino a quota 1050 o poco al di sotto.
Nello scavo della galleria, che ha una sezione di 5,50 m2; sono in corso delle prove con un Wagon-Drill allo scopo di realizzare sfondi superiori ai 2 m contro 1,30-1,50 ottenuti con le normali volate canadesi.
Il grezzo viene trattato nell'impianto di arricchimento di Riso per flottazione.
Caratteristica di questo trattamento è la frantumazione ad umido, a causa della plasticità del materiale, e la flottazione a caldo, temperatura 40-45°C, della calamina con un processo misto solfato di rame-anilina.
La capacità del trattamento dell'impianto è di circa 580 t/giorno, ma sono in corso lavori di ampliamento che la eleveranno alla fine dell'anno in corso a 650-700 t/giorno e successivamente
a 800-900 t/giorno.
Sono pure in corso degli studi per un prearricchimento del nostro grezzo a mezzo di Sink-Float.
I primi risultati di questi studi, che sono stati affidati alla Humboldt, hanno dimostrato che per tutti i grezzi, meno quello proveniente dalla Sezione di M. Trevasco, si ottiene una efficace separazione della parte sterile da quella mineralizzata che consentirebbe di alimentare la sezione di flottazione con circa il 50% del grezzo prodotto.
Attualmente dal trattamento del grezzo si ottengono tre prodotti: . uno di galena, al 56-57% Pb;
uno di blenda, al 58-59% Zn, ed uno di calamina, al 36-37% Zn.
Per la trasformazione la galena viene inviata allo stabilimento di La Spezia della Pertusola, la blenda e la calamina vengono inviate allo stabilimento elettrolitico di Ponte Nossa dell' AMMI

DATI  PROGRESSIVI RIFERITI AL MESE. DI GIUGNO 1961

Personale in forza: 13 imp. amm., 23 imp. tecnici, 456 operai,
492 totale
Produzione grezzo t/mese 13.500
Tenori grezzo Znt. 6,43 ZnO 4,39 ZnS 2,04 Pbt 1,28
Produzione concentrati:
Galena t/mese 278 al 57,53% Pb
Blenda t/mese 430 al 57,76% Zn
Calamina t/mese 1.340 al 38,00% Zn
Rendimento abbattagio kg grezzo/giorn. operaio 4.256
Rendimento totale miniera kg grezzo/giorn. operaio 1.370
Rendimento totale miniera kg metallo concentrati/giorno operaio 93
Rendimenti trattamento:
Pb = 90,40%
ZnO = 82,30%
ZnS = 90,08%
Gorno, settembre 1961.

(Resoconti dell' Associazione Mineraria Sarda, novembre 1961)


Citazione:
fabrycjx 2012

Le miniere di Gorno (cenni storici)

Le miniere di Gorno (cenni storici)Popolare
Inviato dafabrycjxAltre foto da fabrycjx   Ultima modifica6/3/2017 19:56    
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Le miniere di Gorno (cenni storici di Pietro Mantega. Già direttore delle niniere di Gorno 1962)


Il gruppo delle miniere di Gorno comprende due concessioni minerarie denominate «Val Seriana  e Val Brembana» la cui area complessiva è di circa 8.000 ha.
Nella Val Seriana ì lavori si svolgono in tre zone denominate Sezione M. Trevasco, Sezione Est, Sezione Ovest.
Nella Val Brembana sono attive due zone denominate Sezione Val Parina e Sezione Val Vedra.
La Direzione delle miniere era unica ed aveva sede a Campello, frazione del comune di Gorno.
Il giacimento è costituito prevalentemente di minerali di piombo e di zinco nelle forme solfuri ed ossidati.
Solfuri: blenda galena
Ossidati: Genericamente chiamati calamine
Esso si trova sul versante meridionale. di una catena di montagne, che si estendono da Ovest ad Est, delle Alpi Bergamasche, ed è diviso morfologicamente in una parte occidentale, con centro Oltre il Colle, nella Val Brembana, ed in una parte orientale, con centro Gorno, nella Val Seriana, da una seconda catena di montagne che si estende in direzione SW-NE e che interseca la prima a NE.
La tettonica della zona è molto intensa: esistono numerose pieghe e faglie.
Tra queste ultime particolare importanza ha la faglia del Grem che ha direzione SE-NW e che ha determinato uno spostamento orizzontale notevole tra la parte occidentale e quella orientale del giacimento.
La mineralizzazione è distribuita in un orizzonte stratigrafico, denominato Metallifero, la cui potenza raggiunge un massimo di 70-75 m nella parte centrale della zona (Gorno Costa Jels) e si riduce verso Est c verso Ovest a circa 20-30 m.
I geologi che hanno studiato questa zona, come il Desio, l'olandese De Sitter e di recente i tedeschi Wilke ed Herendreich, a parte certe contrastanti vedute di dettaglio, pongono il Metallifero nel Trias delle Alpi Bergamasche tra l'Esino ed il Raibliano.( 220 milioni di anni)







COME SI SONO FORMATI I GIACIMENTI?

Gli strati di calcare metallifero delle nostre montagne, hanno una lunghezza che varia dai sessanta ai cento metri ed uno spessore da dieci centimetri a un metro. Si formarono durante il periodo Triassico, duecentoventi milioni di anni fa e si trovano tra il Ladinico e il Carnico.
Il Carnico è di color grigio-verde ed è attraversato da qualche venetta di pirite.
Nel Ladinico non si trovano minerali. Questi strati metalliferi si sono formati in fondo al mare con sostanze calcaree che si sono allora depositate.
Molti studiosi sono giunti alla conclusione, che nel fondo marino, a quell’ epoca, si verificarono eruzioni vulcaniche che avrebbero fatto affluire nelle acque, assieme alle lave, solfuri di piombo e zinco che si depositarono tra il calcare.
Furono i romani i primi a documentare l’estrazione delle calamine sul nostro territorio utilizzando per il lavoro i cosidetti dannati ad metallam.
La  fabbricazione dell'ottone (auricalcum), era nota ai Romani circa fin dal 30 DC, con una tecnica che prevedeva il riscaldamento di rame e calamina in un crogiuolo, il calore riduceva gli ossidi di zinco della calamina, e lo zinco libero veniva catturato dal rame, formando l'ottone, che veniva poi colato in stampi o forgiato.
L'estrazione e l'uso di forme impure di zinco era comunque già praticato già nel 1000 AC in Cina e in India.
In Occidente la scoperta dello zinco puro metallico pare sia dovuta al tedesco Andreas Marggraf, nel 1746, sebbene l'intera storia presenti dei lati romanzati. Descrizioni di come ottenere ottone sono trovate in Europa occidentale negli scritti di Alberto Magno (1248 circa), ed entro il XVI secolo, la conoscenza e l'uso del nuovo metallo si diffuse ampiamente. Nel 1546 Agricola osservò che nei forni dove si erano fusi dei pani di metallo si condensava sulle pareti un metallo bianco, che si poteva recuperare grattandolo via; nelle sue note aggiunse che un metallo del tutto simile, chiamato zincum, si preparava in Slesia.
Paracelso, (morto nel 1541) fu il primo in occidente a notare che lo zincum era in realtà un nuovo metallo e che aveva un insieme di proprietà chimiche separate da quelle degli altri metalli noti. Il succo della questione è che quindi lo zinco era già noto quando Marggraf fece la sua scoperta, e infatti lo zinco era già stato isolato due anni prima da un altro chimico, Anton Von Swab, tuttavia, la qualità e la metodica precisione dei suoi esaustivi resoconti fu tale da cementare la sua fama come scopritore dello zinco.Prima della scoperta della tecnica della flottazione del solfuro di zinco, la calamina era la principale sorgente di zinco metallico; con il nome di “calamine” erano designati dai nostri minatori,
Furono poi i Pisani e i Veneziani che posero la loro attenzione su queste miniere ma solo per estrarre l’argento dalla galena il cui contenuto è di mezzo kg per ogni tonnellata.
La scarsità del minerale con i mezzi allora impiegati portò comunque all’abbandono di questa pratica estrattiva.
Nel 1841 Gio Borlini Parroco di Chignolo, Pietro Capitanio di Trescore e il nobile Giacomo Clemente Suardo chiedono all’Imperiale Regia Delegazione Provinciale l’investitura di anni 50 di una miniera di piombo posta nel territorio di Gorno.
Nel 1852 Pietro Ferrari e Bortolo Perani di Casnigo chiedono di sfruttare la zona dei Pendez, quali scopritori; la Deputazione Comunale di Gorno negava la qualità di scopritori in quanto già in tempi remoti si sapeva di escavazione di minerale.
Nel 1854 Pietro Ferrari e Bortolo Perani ottennero comunque una
Concessione per le località Pendéz, Ronco e Costa Jels.
Nel 1855 si costituì in Bergamo una Società Montanistica che, forse allettata dal ritrovamento di qualche pezzo di galena assieme al minerale di zinco, aveva intenzione di compiere ricerche per l’estrazione di argento.
Nel 1860 l’ing. Signorile, reggente l’ufficio Montanistico di Bergamo, fece presente la possibilità di coltivazione della nostra blenda.
Nel 1862, prese il via l'escavazione della blenda ad opera della ditta Sileoni che poi cedette l'attività mineraria all'inglese Richardson.
Nel 1868 un certo Epis di Oneta segretario del comune in accordo con l’avv. Giacomo
Sileoni di Genova ottennero la permissione di ricerca per Grina, Golla e Splazzi.
A Giacomo Sileoni succede la figlia Artemisia che nel 1870, per mancanza di mezzi, cedette l'attività all'inglese Richardson che stabilì la sua sede a Ponte Nossa e iniziò i lavori.


Il 1870 è da ritenersi la data ufficiale di inizio dell'escavazione della calamina nella Valle del Riso, in quanto come negli Annali del Ministero dell'Agricoltura Industria e Commercio del 1870 è scritto: Fra gli avvenimenti che riguardano questa industria è da citarsi la scoperta di giacimento di calamina nei comuni di Gorno Oneta e Premolo in Provincia di Bergamo, quei giacimenti che sono di epoca triassica, e si presentano talvolta sotto l'aspetto di ammassi, tal altra sotto forma di filoni regolari. Si è incominciato ad asportare minerale e se ne sono già spedite 700 tonnellate in Inghilterra.
La notizia fece un certo scalpore nell'ambiente scientifico dell'epoca, poiché venne pubblicata nelle "notizie" del Bollettino Del R. Comitato Geologico d'Italia del 1870.Così da Gorno, Oneta e Premolo prese il via la secolare produzione dello zinco, che negli anni successivi si estese a tutte le Orobie.
Nel 1874, nel vicino Monte Trevasco, sopra Parre, fu scoperto un'altro importante giacimento di calamine da Flaminio Modigliani (padre del pittore Amedeo). Il Consiglio delle Miniere era presieduto, dal 1866 al 1884, dall'ing. Quintino Sella più volte Ministro delle Finanze e perfetto conoscitore dell'arte mineraria e della mineralogia, in particolar modo quella delle Alpi (fu anche fondatore del C.A.I.),
I Modigliani, già nel 1874 (essendo consuetudine iniziare i lavori durante le fasi autorizzative), realizzarono a Ponte Selva, in prossimità della strada provinciale della Val Seriana, gli impianti di "calcinazione" della calamina, costituiti da un moderno forno a tino come quelli usati in Sardegna, ed i magazzini per le calamine "crude" e per quelle "calcinate", pronte per la spedizione all'estero ( Belgio, Inghilterra, Francia), dove venivano poi impiegate per estrarvi lo zinco, dato che in Italia non vi erano tali stabilimenti.
Per il trasporto del minerale dal Monte Trevasco al forno di Ponte Selva veniva usata la teleferica.
Da questa località, a mezzo di carri il minerale raggiungeva Bergamo e da qui il porto di Genova, dove veniva imbarcato. In questi anni già si auspicava che venisse realizzata la ferrovia Bergamo - Ponte Selva per ovviare agli alti costi di trasporto del   minerale.                                                                                                                                              
Infatti, da Ponte Selva a Bergamo occorrevano più di cinque ore con una spesa di 6 lire alla tonnellata, mentre da Bergamo a Genova il costo era di 12 lire alla tonnellata. Al porto di Genova, la calamina di Parre, era venduta a 60 lire alla tonnellata. Nel 1876, intanto, altri intraprendenti inglesi Francis e Goudal Gibson, in società con i banchieri livornesi Modigliani, iniziarono lavori molto importanti, scoprendo nel 1877 altre miniere:
Monte Trevasco,Arera, Vaccareggio, Dossena Gialla S. Pietro d’Orzio.
Ancora nel 1877 scoprirono la miniera di Grina Golla Splazzi, poi ceduta a Richardson, che ne ottenne la concessione.
Gli avvenimenti per i Modigliani precipitarono all'inizio del 1884: nella seduta del 3 marzo 1884 il Consiglio delle Miniere discusse l'ampliamento della Miniera di Monte Trevasco, dando parere favorevole a condizione che i Fratelli Modigliani avessero una situazione finanziaria tale da poter coltivare la miniera.
Ma pochi giorni dopo, il 31 Marzo, sopraggiunse il fallimento. Dal F.A.L. della Prefettura di Livorno si legge: Liquidazione del patrimonio della ditta Fratelli Modigliani di Emanuele affidata alla Banca di Livorno (direttore V. De Veroli).
Il 12 luglio 1884 a Livorno al fratello Flaminio nasceva un figlio che fu chiamato Amedeo. Le miniere furono così affidate Nel 1884 (in custodia prima, poi in affitto) alla ditta inglese The English Crown Spelter che, una volta passata la crisi e grazie anche alla migliorata situazione dei trasporti in Val Seriana dovuta al completamento della ferrovia Bergamo- Ponte Selva del 1885, le riportò in attività nel 1886.
Nel 1886 erano occupati da 500 a 600 operai e si scavavano 15000 t. circa di minerale ogni anno per un valore di £ 500.000 di allora. La proprietaria delle miniere divenne invece, la Banca di Roma, creditrice dei Modigliani.
Le miniere di questi ultimi e quelle della Val del Riso della ditta Richardson restarono attive fino ai giorni nostri, passando verso fine Ottocento, dopo altre vicissitudini finanziare, in mano a tre società straniere fra le più importanti del mondo nel settore zincifero.
Nel 1888, per fallimento della Banca Romana passano a The English Crown Spelter Co l.td, poi alla belga Vieille Montagne e la Società Austro-Belga, che spedivano le calamine alle officine dei loro rispettivi gruppi in Inghilterra, a Moresnet e Corphalie in Belgio.  In conclusione, possiamo affermare che l'impresa mineraria realizzata dai Fratelli Modigliani assieme a Gibson nei loro dieci anni di permanenza a Bergamo, (a parte il fallimento dovuto a fattori contingenti di mercato) fu a dir poco eccezionale. Essi riuscirono ad indagare quasi tutta la zona mineraria della fascia montana da Gromo fino a Camerata Cornello, per una lunghezza di circa 30 chilometri, scoprendo tutti gli ammassi di calamina esistenti su quei monti ed aprendo miniere che, negli anni della gestione Modigliani, furono le più importanti del settore in Lombardia e che assicurarono lavoro all'attività mineraria.
La società di Liegi, Vieille Montagne, che aveva ottenuto i primi permessi di ricerche, sotto la oculata direzione dell’ing. Luigi Noble, aveva ormai esteso la sua attività a quasi tutte le miniere di calamina esistenti nei comuni di Gorno, Premolo, Ponte Nossa, Parre, Oneta, Oltre il Colle, Dossena.
Nel 1922 la English Spelter Company cedette alla Vieille Montagne le miniere della Val del Riso.Verso il 1927, a seguito di lavori di ammodernamento, comprendenti anche le laverie di Oneta e della frazione Riso, fu raggiunta una produzione di ben 12.575 t. di zinco. Allo scoppio della guerra la società belga dovette rinunciare alla concessione che   passò all’italiana SOCIETA’ NICHELIO E METALLI NOBILI.


Nel 1942 le miniere vengono requisite e date in gestione alla s.a. nichelio e metalli gruppo di Gorno poi alla Società Mineraria Anonima Piombo e Zinco (S.A.P.E.Z)
Nel 1945-46 le miniere vennero chiuse a causa di enormi problemi tecnici e finanziari. Nel 1949 venivano inviati in Belgio 2000 tonnellate di blenda flottata a fronte della nazionalizzazione delle miniere.
Nel 1949 in Val del Riso iniziano i lavori per la costruzione del più grande stabilimento di zinco elettrolitico d’Europa; entrerà in funzione nel 1952 con una produzione di circa 15000 t. di zinco annue, arrivando negli anni 70 ad una produzione di 35000 t di zinco annue con minerale proveniente da tutto il nord Italia. Poi nel 1954 viene incorporata nell’ A.M.M.I S.p.A (azienda minerali metallici italiani), furono incorporate dalla ITALMINIERE, intervenne l’EGAM e infine furono cedute alla S.A.M.I.M. che il 12 gennaio 1982 decise la definitiva chiusura delle attività estrattive dei minerali per mancanza di economicità. Questa è la storia delle miniere della nostra valle fino ai giorni nostri.
                                                                                                                                                 
Documenti sulle miniere di Gorno



Concessione mineraria di Belloro

Concessione mineraria di BelloroPopolare
Inviato dafabrycjxAltre foto da fabrycjx   Ultima modifica21/1/2017 20:33    
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Miniere di Gorno

Miniera Belloro

La concessione si trovava nei comuni di Gorno e Premolo, in una fascia allungata in direzione Est- Ovest, dal thalweg della Val Nossana a quello della Valle dei Crappi. Confinava a Sud con la concessione Casa Conti, estendendosi a Nord per una larghezza di 1-1,5 Km oltre le Cime di Belloro e la Vall 'Acqua fino alla baita omonima e alla località Casa Lova.
Si distinguevano tre principali regioni: Belloro p.d., Maddalena, Forcelli-Grina.
Le coltivazioni iniziarono nel 1870 dal Richardson nella regione Belloro (sul versante destro della Valle Nossana). Venne scavata la discenderia Belloro1 di 450 metri, che ben presto presentò il problema della ventilazione e dell'eduzione delle acque, temporaneamente risolto nel 1886 dall'incontro di una grande spaccatura naturale e, in seguito, con l'impianto di ventilatori e pompe. Ai due lati della discenderia Belloro si aprirono i cantieri Avvenire, Speranza, Telefono e Pozzo Paolo; sopra alla discenderia si aprirono le gallerie di ricerca Belloro 2 e Belloro 3,4 e 5. Nella regione Maddalena, a Ovest della regione Belloro, si scavò il ribasso Vanghino a 1000 m di quota e il ribasso Maddalena. Nella regione Forcelli-Grina vennero coltivati il cantiere Forcelli, il ribasso Grina nel 1889 e la galleria sotto Ribasso Grina. Per il trasporto del minerale fu impiantata una ferrovia a livello lunga 1800 m ed alcuni telefori in serie raggiungendo così la laveria ed i forni di Oneta. La miniera, che dopo la crisi generale del 1921, passò dalla Crown Spelter Company alla Vieille Montagne, proseguì la produzione per alcuni anni. Nel 1940 passò all' A.M.M.I..
Attraversò, in seguito, un periodo di inattività finché nel' 48 si eseguirono grandi lavori di ricerca.
Passò successivamente al Gruppo Miniere Val Seriana. Miniera Grina Golla Spiazzi.
La concessione era situata nei comuni di Gorno, Oneta e Premolo, in regioni elevate, dall' alto della Valle dei Crappi alle Cime di Grem e dei Fopazzi. Fu dichiarata scoperta dagli eredi del Sileoni nel 1877 e data in concessione al Richardson nel 1880. I primi scavi furono compiuti in trincea con pochi lavori di galleria, tra questi si ricorda la galleria Cantulli. Dopo un periodo di abbandono ripresero i lavori nella prima metà del '900 che non diedero però i frutti sperati e portarono all' abbandono della concessione sia per la scarsità del minerale che per le condizioni logistiche poco favorevoli.

Inquadramento geologico Miniere Belloro, Casa Conti e Grina Golla Splazzi

Queste due miniere sono state aperte nelle mineralizzazioni facenti parte della colonna Belloro.
Tale colonna presenta uno straordinario sviluppo in lunghezza (anche 1000 m.), una larghezza di 25-30 m. e una potenza che raggiunge gli 8 m.. In questa zona la formazione triassica risulta essere pressoché completa ed è interessata da una copertura più o meno spessa di Raibliano. n Metallifero, che qui presenta uno spessore medio di circa 70 m., affiora assai estesamente formando vasti "brucioni".
Nella colonna Belloro si possono riconoscere tre orizzonti mineralizzati, di cui due stratoconcor- danti, uno discordante impostato su una faglia con direzione N-S.
L'orizzonte di letto si è sviluppato attorno alla tufite la e risulta essere formato da tre o, a volte. Da quattro strati mineralizzati a blenda, separati da strati sterili. n secondo orizzonte mineralizzato ha interessato la zona alta del Metallifero, pochi metri sotto la tufite 2. n terzo orizzonte mineralizzato è legato alla faglia Belloro, che presenta un rigetto variabile da alcune decine di metri a 19 metri lungo il livello Pietra Remona. Inoltre, nella zona in cui è presente la tufite l a, il Metallifero è interessato da una serie di faglie vicarianti con la faglia sopra descritta, che risultano essere mineralizzate. Anche queste mineralizzazioni sono poste sul lato E di una anticlinale parallela a quella di Monte Trevasco, ma spostata più a occidente.


Guarda la prima concessione mineraria qui


Concessione mineraria di Casa Conti

Concessione mineraria di Casa ContiPopolare
Inviato dafabrycjxAltre foto da fabrycjx   Ultima modifica21/1/2017 20:31    
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Miniere di Gorno

Miniera Casa Conti

La concessione occupava una zona allungata per 3,5 Km in direzione Est-Ovest e larga 1 Km da Nord a Sud. Confinava a Nord-Est e a Est con il paese di Nossa, a Sud era delimitata da una retta congiungente l'affluente del torrente Nossa con la Chiesa esistente a Nord-Ovest di Villassio: il confine scendeva poi fino alla località Riso, seguiva un tratto di torrente per risalire la Valletta dei Crappi a tornare a Nossa con un andamento parallelo al confine meridionale. Scoperta ed avuta in concessione da un certo Milesi nel 1883, rimase inattiva fino al 1889 quando la concessione fu revocata e venduta dal Demanio ad Angelo Beretta che la affittò alla Vieille Montagne ad un tanto per tonnellata. La Società belga acquistò la miniera nel 1898. I lavori si svilupparono a partire dalle estremità orientali ed occidentali della concessione. Milesi cominciò gli scavi nella parte orientale con il cantiere Casa Conti e il ribasso Casa Conti con vari altri pozzetti e gallerie nella Valle dei Crappi. I lavori furono sospesi dal 1896 al 1898 e, dati i risultati poco soddisfacenti, si iniziarono le ricerche nella parte centrale della concessione con il cantiere Val Bonina. Nella parte orientale, sopra la Val Nossana, fu aperta la galleria Pietra Remona (m 740 s.l.m.) e, nel 1908, il ribasso Piazza Rossa. In seguito il lavoro di estrazione continuò con un buon ritmo fino allo scoppio della Prima Guerra Mondiale periodo in cui iniziarono grosse difficoltà che proseguirono fino agli anni 1922 1923. Nel 1925 riprese l'attività estrattiva e di ricerca: vennero riaperti i lavori nelle gallerie di ribasso Pietra Remona, Casa Conti e Piazza Rossa.
Nella zona ovest rientrarono in fun- zione i cantieri di Val Crappi e venne iniziato quello di Val Bona. Furono costruiti tre telefori automotori per una lunghezza totale di 1065 metri.
All'interno delle gallerie erano in funzione 1630 metri di binario decauville. La produzione conti- nuò fino alla grande crisi del '29-'30, periodo in cui rimase in funzione solo il ribasso Noble da poco iniziato. Dal 1936 al '37 proseguì l'avanzamento del ribasso Noble. Nel '38, oltre a questo, furono ripresi i lavori nella Valle dei Crappi nei cantieri Donna (quota 640 m), Ceruti (quota 615 m) e Faustino (quota 599 m) con il ritrovamento di piccole quantità di blenda con galena. In seguito i lavori di coltivazione procedettero saltuariamente fino al 1941 e con una certa continuità per il resto degli anni '40. In particolare si ricordano i lavori di prosecuzione del ribasso Noble (1944- 1945). Nel 1946 rimase inattiva; in seguito si svolsero lavori di ricerca e dal 1953 seguì la sorte delle altre miniere di zinco della Val Seriana.

Inquadramento geologico Miniere Belloro, Casa Conti e Grina Golla Splazzi

Queste due miniere sono state aperte nelle mineralizzazioni facenti parte della colonna Belloro.
Tale colonna presenta uno straordinario sviluppo in lunghezza (anche 1000 m.), una larghezza di 25-30 m. e una potenza che raggiunge gli 8 m.. In questa zona la formazione triassica risulta essere pressoché completa ed è interessata da una copertura più o meno spessa di Raibliano. n Metallifero, che qui presenta uno spessore medio di circa 70 m., affiora assai estesamente formando vasti "brucioni".
Nella colonna Belloro si possono riconoscere tre orizzonti mineralizzati, di cui due stratoconcor- danti, uno discordante impostato su una faglia con direzione N-S.
L'orizzonte di letto si è sviluppato attorno alla tufite la e risulta essere formato da tre o, a volte. Da quattro strati mineralizzati a blenda, separati da strati sterili. n secondo orizzonte mineralizzato ha interessato la zona alta del Metallifero, pochi metri sotto la tufite 2. n terzo orizzonte mineralizzato è legato alla faglia Belloro, che presenta un rigetto variabile da alcune decine di metri a 19 metri lungo il livello Pietra Remona. Inoltre, nella zona in cui è presente la tufite l a, il Metallifero è interessato da una serie di faglie vicarianti con la faglia sopra descritta, che risultano essere mineralizzate. Anche queste mineralizzazioni sono poste sul lato E di una anticlinale parallela a quella di Monte Trevasco, ma spostata più a occidente.


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Ricordando Lolek

Ricordando Lolek Popolare
Inviato dafabrycjxAltre foto da fabrycjx   Ultima modifica19/11/2016 19:16    
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Ricordando Lolek (in polacco "Uomo libero")
Ci ha lasciato un grande protagonista del nostro tempo Karol Wojtila, Giovanni Paolo II per la Cristinità, Lolek per gli amici. Era uno di noi, han detto in tanti, e come noi, più di noi, è stato figura multiforme: scrittore, attore, operaio,minatore, portiere in una squadra giovanile di calcio, sciatore, letterato, politico, uomo di pace ma soprattutto testimone.
E' stato la persona che nel nostro tempo è stato più di ogni altro testimone e fermo sostenitore dei valori in cui credeva, è stato esempio per molti di noi, ci ha mostrato il suo essere uomo e ci ha mostrato come un uomo può, tutti gli uomini possono, superare con impegno e forza d'animo i limiti che la stessa natura sembra imporci.
Citazione:

Georg Agricola

Georg AgricolaPopolare
Inviato dafabrycjxAltre foto da fabrycjx   Ultima modifica18/11/2016 19:23    
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Georg Agricola


Ma quelli che vogliono disprezzare l’arte dei metalli dicono che alcuni per le loro scelleratezze sono stati condannati ad estrarre metalli altri, che erano schiavi, hanno lavorato nelle miniere: così ritengono che sia un’arte brutta e vergognosa. Certo se l’arte dei metalli è disonesta e infamante per il fatto che un tempo furono gli schiavi ad estrarli, allora l’agricoltura potrà essere considerata onesta perché un tempo la esercitarono gli schiavi, (...) ma neppure l’architettura sarà dignitosa, neppure la medicina, poiché non pochi schiavi nel passato la esercitarono.
E quello che io dico di queste arti si può dire di molte altre, che un tempo furono praticate dai prigionieri e dai servi.


G. Agricola

Leggi qui il "De re metallica" tradotto dal Latino in inglese  da Lou Henry Hoover e Herbert Clark Kent Hoover


Herbert Hoover

Herbert HooverPopolare
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Herbert Clark Kent Hoover


Georgius Agricola
DE RE METALLICA
Translated by
Herbert Clark Hoover and Lou Henry Hoover

Originally published in 1556, Agricola's De Re Metallica was thè first hook on mining to be based on field research and observation—what today would be called thè "scientific approach." It was therefore thè first book to offer detailed technical drawings to illustrate thè various specialized techniques of thè many branches of mining, and thè first to provide a realistic history of mining from antiquity to thè mid-sixteenth century.
For almost 200 years, Agricola remained thè only authoritative work in this area and by modera times it had become one of thè most highly respected scientific classics of ali time. A book more often referred to in literature on mining and metallurgy than any other, its Latin text prevented it from being as widely used as it might have been.
In 1912, thè book was translated by former President Herbert Clark Hoover and his wife. Printed in a limited edition, thè work was quickly bought up by book collectors, historians, and medievaìists, who had found that there was much to be learned from its pages. The book contains an unprecedented wealth of material on alluvial mining, alchemy, silver refining, smelting, surveying, timbering, nitric acid making, and hundreds of other phases of thè medieval art of metallurgy. The text even covers thè legai aspects of mining— thè use of boundary stones, forf eitures of titles, safety requirements of tunnel-building in thè 1500s, and so on.
But thè plates, perhaps more than anything else, have insured Agricola's continued importance. Brilliantly executed drawings, richly detailed, reveal a whole medieval world of machinery, industriai technique, tools, even costume and architecture. Ali 289 of thè originai woodcuts are reproduced in this reprint of thè 1912 edition, offering students of thè period, commerciai artists, engineers, metallurgists, and even curious generai readers an unfor-gettable picture of thè first age of technology.
Unabridged Dover (1986) republication of thè 1912 edition. Three appen-dices: Bibliography, Ancient Authors, Weights and Measures. Biographical and Historical Introduction. Author's and translator's prefaces. Four facsimile pages from thè Latin originai. 289 illustrations.

Citazione:
DE RE METALLICA Dover Publication 1950


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