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Triangolazioni

TriangolazioniPopolare
Inviato dafabrycjxAltre foto da fabrycjx   Ultima modifica12/11/2020 20:46    
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Miniere di Gorno

Triangolazioni

Nella foto (imbocco ribasso Noble), caposaldo del primo punto della triangolazione di Walter Paulato
Quota 549.600
Rilevatore Imberti Andrea
Anno 1964/65

Attenzione molte mappe hanno quote scostate di 20 metri come si evince da questo documento dell'ufficio topografico miniere di Gorno

vedi documento triangolazioni qui

Citazione:
fabrycjx2015

Fornello

FornelloPopolare
Inviato dafabrycjxAltre foto da fabrycjx   Ultima modifica5/11/2020 19:37    
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MINIERE DI GORNO

Questa è la bocca di un fornello, attrezzata di griglia per calibrare la massima pezzatura del materiale che vi veniva scaricato.
Massi di dimensioni maggiori dovevano essere rotti manualmente.
Questo era necessario per non intasare le bocche delle tramogge sottostanti, per facilitare la movimentazione del materiale e non meno importante, per consentire il conferimento ai macchinari di frantumazione alle laverie che non potevano accettare pezzature oltre misura.

Estratto da una relazione dell'Ufficio geologico di Gorno riguardante i cantieri di Belloro(1962):

Volendo coltivare queste mineralizzazioni ci è sembrato di vedere la possibilità di usare la meccanizzazione per questa zona; il tratto di rimonta in questione è abbastanza rettilineo da q.780 a q 901 ed evaquate le ripiene presumibilmente mineralizzate, si può piazzare benissimo uno scraper potente (23-30 cv). L’abbattuto può essere screperato fino a q. 760, in appositi fornelli scavati da una traversa a letto che da P. Remoma(q.761)si porterà sotto la rimonta. A questo punto il materiale spillato verrà vagonato fino all’imbocco di P. Remona e da qui con un filo a sbalzo da q. 761 a q. 532 andrà a finire in una tramoggia fissata pochi metri  sopra l’imbocco della galleria che servirà per i futuri spillaggi del materiale di M. Travasco. In questo modo le carovane dei locomotori potranno spillare direttamente.
Citazione:
FABRYCJX 2012


Concessione mineraria di Riso

Concessione mineraria di RisoPopolare
Inviato dafabrycjxAltre foto da fabrycjx   Ultima modifica3/11/2020 14:01    
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Miniere di Gorno

Miniera Riso

Confinava a Nord con la concessione di Costa Jels, e vi entrava come un cuneo alla sinistra del tor- rente Riso, comprendendo l'abitato di Oneta fino alla frazione Plazza e ai mulini di Oneta a quota 725 m s.l.m.; comprendeva tutto il versante destro del Riso fino alla Madonna del Frassino a Nord- Ovest, a S. Rocco di Chignolo a Sud spingendosi fino alla località Riso, sul torrente omonimo a quota 550 metri: infine il confine seguiva il thalweg fino a Costa Jels.
Le ricerche che diedero origine alla concessione Riso furono li intraprese per verificare il prolungamento delle mineralizzazioni coltivate a Costa Jels; infatti dal 1895 molti dei lavori intrapresi a Costa Jels si spinsero nel campo del Riso trovando ottime concentrazioni di minerale. Tra il 1899 e il 1900 l'Ing. Zay spinse le ricerche in questa zona dichiarandone la scoperta nell' anno 1900 e stilando il decreto di concessione l'anno successivo. I lavori interessarono dapprima la parte alta della concessione e da qui furono scavate nume- rose gallerie di ribasso ma, qualche anno dopo i cantieri superiori si impoverirono e così pure i nuovi ribassi che venivano aperti parevano meno fortunati. In seguito, i lavori presso il Riso incontrarono potenti concentrazioni che diedero nuovo impulso alle ricerche che si spinsero fino a 90 metri sotto il torrente con discenderie e un pozzo che, però, fu presto allagato facendo temere la stessa sorte per gli altri lavori profondi. Nel 1895 incominciarono i lavori alla galleria Fortuna 2, sul versante destro del Riso a Nord di Oneta a quota 736 metri, verso il gruppo di Gremme di Costa Jels.
Più in basso si aprirono varie gallerie, tra le quali: nel 1900 la Fortuna Sotto 2, 60 metri più in basso, nel 1899 la Fortuna 2 bis, mentre nel 1898 fu aperta la Fortuna 3 (come ribasso) 74 metri più sotto, nel 1901 si aprì il ribasso Fortuna 4 sotto di 26 metri; scendendo di altri 70 metri fu aperto il ribasso Fortuna 5 nel 1903 e, sotto di altri 90 metri, il Fortuna 6. L'anno successivo il Fortuna 7 di altri 56 metri più in basso dal quale poi si dipartirono ricerche e coltivazioni in profondità mediante due discenderie munite di argani elettrici. Il pozzo Zay fu scavato fin dal 1903, pochi metri sopra il thalweg del Riso per esplorare in profondità; i lavori procedettero lentamente anche perchè il ribasso Fortuna 7 permise, con le sue discenderie, di compiere accurate ricerche sotto il thalweg.
Il pozzo era dotato di argano e di pompe elettriche che non furono sufficienti ad impedirne l'allagamento che interruppe i lavori a 65 metri di profondità. Una galleria di scolo permise la successiva ripresa dei lavori.
L'importante galleria Riso partiva dalla località omonima a quota 550 m s.l.m. con andamento rettilineo verso il pozzo Zay per 1600 metri (nel 1911) con una pendenza dello 0,5 %; suo scopo era anche quello di consentire lo scolo delle acque. Fu intrapresa nel 1907 e l'anno successivo l'installazione di una perforatrice meccanica ad aria compressa (7 Atm. fornite da un compressore a turbina) portò ad avere, nel 1909, un' avanzamento giornaliero di 2 metri. I lavori di estrazione proseguirono fino al 1921 con la temporanea chiusura legata all'agitazione delle maestranze già citata; successivamente, con la ripresa del lavori, venne progettato nel 1925 il prolungamento della galleria di ribasso iniziata nel 1908 fino ai cantieri di Val Parina (galleria Riso-Parina) per una lunghezza stimata di 6 km. Nello stesso anno vennero costruiti 9 telefori per un percorso totale di 3603 metri. Per collegare le 12 gallerie di ribasso e la laveria, all'imbocco della galleria Riso con la stazione ferroviaria di Ponte Nossa vennero realizzati 4 piani inclinati automotori (420 metri in totale) e 1510 metri di ferrovia decauville a livello. Dopo questo vasto lavoro di potenziamento degli impianti si registrò un notevole incremento della produzione con un periodo di stasi tra il 1930 e il 1934. Dal 1936 i lavori di ricerca e spoglio ripresero a pieno ritmo ed indirizzati sia al completo sfruttamento delle vecchie mineralizzazioni sia all'individuazione di nuove concentrazioni. Lo spoglio interessò soprattutto le colonne Fortuna, Selvatici e Cavrera. Nel 1944, in seguito agli ingenti scavi, si ripresentò il problema dell' eduzione delle acque risolto con l'installazione di nuove pompe. Nel 1950 si intrapresero nuovi lavori di preparazione e ricerca con- centrando, negli anni successivi, l'attività attorno alla colonna Fortuna. Nel 1961 ripresero i lavori nella galleria Riso-Parina che erano stati temporaneamente interrotti. Nel 1963 venne iniziata un 'intensa attività di ricerca nella zona del Basso Riso, coltivato negli anni successivi. Nel 1966 venne introdotto il metodo di coltivazioni a fronti lunghi e sgombero a mezzo di scrapers. Nel 1970 fu sospesa la coltivazione e iniziata una fase di ristrutturazione generale e preparazione proseguita fino al 1972. L'anno seguente, le ricerche per valutare la consistenza del giacimento portarono ad una parziale ripresa dell’estrazione e all'inizio del riarmo della galleria Riso-Parina. Seguì un progressivo calo nella produzione che condusse nel 1983 a decretare la definitiva chiusura dei cantieri con la rinuncia alle concessioni


Inquadramento geologico


Miniere Costa Jels e Riso.

Queste due miniere sono state aperte per permettere lo sfruttamento delle colonne Costa Jels, Fortuna, Val Preti e Selvatici. In questa zona è interamente presente la successione triassica media, il Metallifero, ed è molto estesa e assai potente la copertura formata dal Raibl.
Qui si registrano gli spessori maggiori del Metallifero, che variano tra 75 e 80 metri.
Il Metallifero ha subito notevoli sollecitazioni tettoniche, che hanno causato dei piegamenti. A que-
sti piegamenti è abbinato un sistema di faglie con direzione N-S (faglia Grem. VaI Preti e Zuccone) che ha causato una suddivisione in zolle del Metallifero stesso. Le mineralizzazioni di Costa Jels e del Basso Riso sono legate a tre grandi anticlinali, che presentano asse pressoché parallelo alle tre faglie principali e posizionate, la prima 200 metri a E della raglia Grem, la seconda 150 metri a E della raglia VaI Preti e la terza compresa tra la raglia VaI Preti e Zuccone.
Le ultime due anticlinali si ricollegano a formare una piega unica. Tutte le mineralizzazioni di Costa Jels e Riso sono impostate sugli assi delle pieghe sopra menzionate; in particolare la colonna Fortuna è collegata alla prima anticlinale, di cui rispecchia la direzione. Questa colonna ha una lunghezza di circa 2500 metri, una larghezza di 200 metri ed una potenza compresa tra i 12 e i 18 metri. La colonna Vai Preti è localizzata sul fianco orientale della seconda anticlinale, è disposta in direzione N-S, ha una lunghezza di 1000 metri, una larghezza di 100 metri e una potenza di 10 metri, risulta essere divisa in due orizzonti mineralizza-
ti: il primo sito presso la tufite 1 e il secondo sotto la tufite 2.
La colonna Costa Jels è formata da alcune colonne poste sulla cerniera e lungo il lato settentrionale della terza anticlinale. Sul fianco orientale della stessa, sono presenti due faglie mineralizzate, con direzione N-NE e S-SW, che danno origine alla colonna Selvatici: questa è costituita da quattro orizzonti mineralizzati, gli stessi che si ritrovano nella colonna Fortuna. In queste due colonne tro- viamo infatti un primo orizzonte, intorno alla tufite 1, un secondo a tetto della tufite la, mentre il terzo è compreso tra la tufite l a e la tufite 2, il quarto è attorno alla tufite 2.
Nella colonna Selvatici sono invece presenti: l'orizzonte attorno alla tufite 2, quello compreso tra la tufite la e la tufite 2 (suddiviso in due suborizzonti) ed un quarto orizzonte impostato su una raglia verticale, che interessa la zona di tetto del Metallifero. E' stato notato che, nei settori in cui il Metallifero ha subito i piegamenti, si hanno le maggiori concentrazioni di galena e di blenda


Guarda la prima concessione mineraria qui

chiusura imbocchi 1982


LA PIU GRANDE TRAGEDIA MINERARIA ITALIANA

LA PIU GRANDE TRAGEDIA MINERARIA ITALIANAPopolare
Inviato dafabrycjxAltre foto da fabrycjx   Ultima modifica2/11/2020 12:31    
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ARSIA – 28 febbraio 1940
Contrariamente ad una diffusa convinzione, non è la tragedia di Marcinelle (1956) la peggiore catastrofe mineraria italiana, ancorché occorsa in Belgio

          La tragedia più grande fu quella dell’Arsa il 28 febbraio 1940, all’interno di quello che allora fu territorio nazionale italiano, con 185 morti, cinquanta in più delle vittime italiane a Marcinelle.


...caduti nel buio...avanzano nella luce...


In questo disastro anche Gorno pagò il suo tributo, in quanto di tradizione mineraria aveva in queste miniere più di un minatore.
Cabrini Giovan Antonio nato il 28/4/1909
Guerinoni Angelo nato il 3/6/1906
Guerinoni Angelo Tobia nato il 5/3/19013
Zanotti Giovan Angelo nato il 31/5/1912
Cabrini Giovan Antonio risulta nell'elnco ufficiale delle vittime.


http://www.geoitaliani.it/2013/05/194 ... -grande-tragedia.html?m=1


RAŠA - ARSIA 1937. Grad za 547 dana


miniera

Documentazione

Alfio Balbusso

Alfio Balbusso
Inviato dafabrycjxAltre foto da fabrycjx   Ultima modifica2/11/2020 11:31    
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Alfio Balbusso
Direttore delle miniere di Gorno
Nato a Roma il 4/6/1909
Laureato nel 1933 in ingegneria mindustriale minieraria presso il politecnico di Torino.
dall'aprile 1934 al settembre 1936 impegato presso le miniere di Kosseir(alto Egitto- Mar Rosso)nella società Italo egiziana Estrazione fosfati.
Dall'ottobre 1936 all'aprile 1937 impiegato presso le miniere dell'Arsia (Pola)nella società carbonifera ARSA.
Dal maggio 1937 all'ottobre 1939 impegato presso le miniere di Sciumagallé (Eritrea, nell'azienda Mineraria Africa Orientale (AMAO).
Dal febraio 1940 al dicembre 1945 dirigente presso  le miniere dell'Arsia (Pola) società carbonifera ARSA
Dal giugno 1946 al marzo 1962 dirigente presso le miniere della Sardegna Società mineraria Pertusola (Roma piazzale Flaminio 9)
Dal 1963 al 1975 dirigente presso la Miniera di Gorno (Bg) AMMI spa
(dati forniti dalla famiglia Balbusso)

Citazione:
fabrycjx2020



Il treno in Val del Riso

Il treno in Val del RisoPopolare
Inviato dafabrycjxAltre foto da fabrycjx   Ultima modifica23/10/2020 19:28    
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La galleria che collegava lo stabilimento S.A.P.E.Z.in Val del Riso, fu terminata nel 1951 e utilizzata fino al 1967.
Lunga 480 metri permetteva il collegamento con la ferrovia della Valle Seriana.


Citazione:
fabrycjx 2012

Ribasso Riso Parina

Ribasso Riso ParinaPopolare
Inviato dafabrycjxAltre foto da fabrycjx   Ultima modifica13/9/2020 14:58    
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Miniere di Gorno

Il ribasso Riso Parina si trova a quota 550 s.l.m.
lungo i torrente Riso.
Si tratta di una galleria di carreggio che già agli inizi del 1900 veniva utilizzata per arrivare al giacimento di minerale nei cantieri con le discenderie Cavrera, Selvatici, Roma, Firenze..
In seguito, negli anni 1980,  venne prolungato fimo a 12 Km circa (la stessa lunghezza del traforo del Monte Bianco), per collegare i cantieri dell'Arera (Ribasso Forcella) tramite un traforo verticale del diametro di 240 cm e dell'altezza di 340 metri, necessario per la ventilazione.

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Le miniere italiane ante anno 70 erano per la maggior parte retaggi di fine 800. e riprese, salvo le miniere di carbone in Sardegna, da retaggi più lontani. Le prospezioni inesistenti e veniva seguita la vena principale con poche diramazioni. Inesistenti le discenderie, i fornelli, le gallerie di ribasso e le traverso banco. Solo dopo il 1900 si è dato inizio alla parziale rivalutazione con la figura del geologo e dell'ingegnere minerario inizialmente con compiti approssimativi poi via via sempre più incisivi, ma pur sempre in modo limitato. Le miniere di zolfo in sicilia erano in particolare gestite dal proprietario del suolo, le miniere di pirite dell'isola d' Elba di retaggio romano erano in via di esaurimento ed in parte riprese negli anni 20 per via dell' autarchia, le miniere di pirite del grossetano furono chiuse definitivamente nei primi anni 60 per cui salvo quelle delle alpi piemontesi e lombarde anch'esse chiuse prima della fine degli anni 60 nulla di veramente applicativo e risolutivo fu fatto. Altra cosa per il carbone sardo dove si procedette per seria ristrutturazione che portò ad una ripresa della produzione e dell'attività mediante l'individuazione dei nuovi filoni, che per le tecniche estrattive precedenti risultavano poco remunerativi.
Per tornare in argomento faccio notare che la prospezione geologica fatta da un geologo ha il compito di identificare le manifestazioni superficiali, la loro diffusione ed estensione, le condizioni generali di giacitura, le caratteristiche geo-mineralogiche e di genesi. La prospezione mineraria fatta da un ingegnere minerario ha il compito di determinare l'estensione in profondità, le variazioni di composizione mineralogica e di distribuzione e dei tenori lavorabili.
Nella sola prima fase di aiuto alla prospezione geologico- mineraria sono le prospezioni geofisiche e le trivellazioni.
Considerando l'insieme dei " punti minerale "rilevati dalle trivellazioni si traccia approssimativamente l'andamento del filone e lo si sviluppa durante lo scavo mediante la stesura del grafico delle potenze, dei tenori e delle quantità ricavati dalle analisi chimico-mineraligiche.Praticamente si utilizza un piano topografico a grande scala sul quale siano stati tracciati gli assi delle gallerie e delle trincee. In corrispondenza dei punti di prelevamento dei campioni si tracciano altrettante rette perpendicolari agli assi precedenti e su ciascuna di tali rette si prendono, superiormente, segmenti proporzionali in lunghezza ai tenori riscontrati, inferiormente segmenti proporzionali alla potenza utile del giacimento. L'unione delle estremità esprime la condizione di coltivabilità mentre i segmenti proporzionali ai prodotti dei tenori per le potenze rende la curva delle quantità. Il tenore medio dell'intero giacimento può essere stimato soltanto quando buona parte di esso sia stata messa " a vista " e saggiata nel modo suddetto.
In sotterraneo si segue la traccia inizialmente indicata dai risultati delle prospezioni ed adattando la traccia data alle variazioni riscontrate tanto dai risultati ottenuti dalla curva delle quantità che delle potenze continuamente aggiornate via via si procede nell'avanzamento riportando la direzione delle varie tracce rilevate con il teodolite su grafico Ma non prima tracciando la direzione da segiure e perforare la roccia secondo una direzione prestabilita.
Va inoltre precisato che è compito solo dell'ingegneria edile definire le caratteristiche costruttive delle gallerie e la loro progettazione, mentre ad altri tecnici vengono affidati i sistemi di aereazione, di sollevamento e di trasporto.
Una galleria mineraria non è neppure lontanamente assimilabile ad una galleria di tipo ferroviario o stradale dove ogni metro di avanzamento è ben quantizzabile economicamente e prevedibile costruttivamente. Una galleria mineraria no.

Nuove osservazioni sull'assetto geologico-strutturale del settore centrale del distretto piombo-zincifero di gorno (Alpi Bergamasche)F. Rodeghiero - G.Vailati

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GALENA

GALENAPopolare
Inviato dafabrycjxAltre foto da fabrycjx   Ultima modifica9/8/2020 13:42    
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MINIERE DI GORNO
nella foto: galena incastonata nella calamina: solfuro di piombo (PbS)

Piombo

La metallurgia del piombo argentifero



minerali rinvenuti:
Anglesite, Aragonite, Argentite, Arsenopirite, Auricalcite, Azzurrite, Bindheimite, Bornite, Bournonite, Calcopirite, Cerussite, Emimorfite(calamina), Fluorite, Galena, Greenockite, Idrozincite, Linarite, Malachite, Meneghinite, Montmorillonite, Piromorfite, Plattnerite, Polibasite, Proustite, Psilomelano,Sfalerite(Blenda), Smithsonite, Tenorite, Wulfenite, Zincite.

disciplina della raccolta di minerali

Per vedere una buona collezione di minerali delle nostre miniere: http://www.gianniminerali.it/minerali_di_bergamo.htm

approfondimenti su "Galena":
http://it.wikipedia.org/wiki/galena

Altre informazioni: http://www.webalice.it/lapis40/Pagina_GOM06_Valdelriso.htm

Stabilimento A.M.M.I. S.A.P.E.Z. di Ponte Nossa

Stabilimento A.M.M.I. S.A.P.E.Z. di Ponte NossaPopolare
Inviato dafabrycjxAltre foto da fabrycjx   Ultima modifica2/8/2020 12:54    
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Senato della Repubblica  — 122  II Legislatura
5a COMMISSIONE (Finanze e Tesoro)
GIOVEDÌ 26 NOVEMBRE 1953
(7a Riunione in sede deliberante)
Presidenza del Presidente BERTONE

Discussione e rinvio del disegno di legge:
Aumento di capitale dell'Azienda minerali metallici italiani (A.M.M.I.) » (148) .
Data la prevalente produzione di minerali di zinco in Italia in confronto alla capacità delle officine di trattamento, nel 1948 il Governo italiano, chiamato dall'E.C.A. e dallo O.E.C.E. a redigere il così detto programma a lungo termine, ha proposto tra l'altro la installazione di una nuova unità per la produzione di circa 15 mila tonnellate annue di zinco elettrolitico. La costruzione di tale impianto è stata consentita alla S.A.P.E.Z. in relazione alla sua notevole produzione mineraria ed alle possibilità produttive dei giacimenti in concessione. L'impianto è stato approvato dal Comitato dei metalli non ferrosi dell'O.E.C.E. nell'ottobre 1949. Nella seduta del 28 marzo 1950 il problema è stato riesaminato dal Comitato interministeriale per la ricostruzione (C.I.R.) che si è espresso favorevolmente.
La costruzione dell'impianto di Nossa nel bergamasco, portata a termine nel maggio del 1952, ha necessariamente richiesto un grande sforzo finanziario. La spesa ha raggiunto circa 5 miliardi, di cui oltre 700 milioni coperti con autofinanziamenti e 3.250 milioni con finanziamenti a medio ed a lungo termine, tra i quali una anticipazione dell'E.C.A. di 1.400 milioni al favorevole tasso del 2,50 per cento.
Purtroppo la depressione congiunturale del piombo, dello zinco e dell'antimonio, delineatasi nella primavera del 1952 ed accentuatasi alla fine dello stesso anno, non ha consentito di far fronte con autofinanziamenti all'ulteriore copertura delle spese per Nossa.
L'impianto marcia ora a pieno regime. Negli ultimi mesi è stata superata una capacitàproduttiva prevista in 50 tonnellate al giorno. Larga parte della produzione è esportata negli Stati Uniti, sia in pagamento dei mutui E.C.A. sia per normali esportazioni. La marca S.A. P.E.Z. elettrolitico è nota ed apprezzata nei principali mercati mondiali ed è in corso di registrazione tra le primarie marche internazionali al London Metal Exchange.

docufilm descrizione storica e processo


clicca qui per vedere il video

documentario costruzione stabilimento 1952

notizie sull'industria del piombo e dello zinco in Italia

A.M.M.I. Camera di commercio

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fabrycjx 2012

Laveria di oneta

Laveria di onetaPopolare
Inviato dafabrycjxAltre foto da fabrycjx   Ultima modifica10/6/2020 13:35    
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Miniere di Gorno

Laveria gravimetrica di Oneta


Tratto da "LE MINIERE DI ZINCO, DI PIOMBO E DI RAME"
Di Giovanni Rinaldi (1940)

"E' doveroso far cenno anche delle miniere di zinco, dato che esistono nel Bergamasco giacimenti molto ricchi, ed in una zona assai vasta delle medie Valli Brembana e Seriana; monti di Oltre il Colle, di Dossena, di S. Pietro d'Orzio, di Camerata Cornello, della Valle del Riso, di Parte e sulla Presolana.
Quanto all'epoca in cui questi giacimenti vennero scoperti e se ne iniziò la escavazione, non si hanno notizie sicure. C'è chi afferma che la coltivazione di queste miniere, risalga addirittura all'epoca preromana; chi asserisce che non rimonti oltre l’epoca longobarda; e chi invece sostiene, e con ottimi argomenti, che risalga all'epoca romana.
E' poi a ritenere, che le prime ricerche siano state eseguite nella Valle del Riso. Ciò almeno è logico arguire da ruderi di antiche officine scoperti Gorno, dove si ritiene che si fabbricasse ottone; da antiche escavazioni a forma di pozzo quadrato, scoperte sul monte dell’acqua presso Premolo, e da bronzi rinvenuti in scavi eseguiti a Parre in località Castello: bronzi che il Mantovani giudica si possano attribuire addirittura all'epoca preromana.
Antiche ed assai estese escavazioni si trovarono nel gruppo minerario di S. Pietro d'Orzio, Dossena e Vaccareggio. Queste, anzi, sembra si possano senz'altro attribuire all'epoca romana, sia per la forma dì alcune gallerie, capaci appena di un uomo sdraiato (cm, 30x40); sia per gli strumenti rinvenutivi e che servivano per la escavazione, quali scalpelli, cunei e picconi di ferro, in tutto identici per la forma a quelli in uso presso i romani, lumi di terracotta e di metallo; sia, infine, per l'accenno che ne fecero Giorgio Agricola e Plinio, accenno che ai vuole si riferisse anche a queste miniere di calamina.
Mentre, infatti, il primo scrisse: «Fuerunt insuper in alpibus Salasorum aeris fondinae, Italorum in Bergomatum agro et Campania», Plinio, che poteva conoscer molto bene il territorio di Bergamo, per avervi abitato, scrisse:
« Fit aes et e lapide aeroso, quein vocant cadmiam. Celebritas in Asia et quondam in Campania; nunc in Bergoinatum agro, extrema parte Italiae ».
Anche sulla Presolana presso il lago Pulzone, si rintracciarono piccoli scavi, risalenti ad epoca assai remota.
Da queste considerazioni, si arguisce potersi affermare quasi con certezza, che le miniere di zinco di Parre, della Valle del Riso, di S. Pietro «D’'Orzio e di Dossena, erano conosciute e coltivai» fino dall'epoca romana, se non anche da qualche secolo prima.
Relativamente invece alla continuità della loro coltivazione, non si può dir nulla con certezza.
Si può soltanto affermare, che furono coltivate nel periodo della dominazione veneta, se è vero che in detto periodo sui monti di Dossena, oltre uno sfruttamento di manganese, cui il mercato lagunare apriva tosto le braccia per sostituire il prodotto che «poche tempo fa» veniva «dalla parte di Costantinopoli», vi era anche una lavorazione di tucia e talamina, che il governo Veneto concesse di esportare all'estero.
A. questo punto vien fatto di chiedersi, come mai gli antichi coltivassero queste miniere, dal momento che lo zinco era loro sconosciuto come metallo, essendo stato scoperto solo verso il 1700.
La spiegazione che se ne suol dare, è questa: che ritenessero la calamina un semplice fondente, atto, mescolato col rame, a dare ottone. Ed infatti essi, come si è potuto constatare in modo indubbio, estraevano soltanto minerale della stessa natura di quello che si coltiva oggi, e di tal minerale non raccoglievano che le qualità ricche di carbonato, abbandonando i silicati.
Malgrado però la scoperta dello zinco, per molto tempo ancora queste miniere furono scarsamente coltivate, e soltanto per trarne calamine per far ottone,
Un vero sviluppo ebbero soltanto dopo il 1860, quando l'ing. Signorile, reggente l'ufficio montanistico di Bergamo, fece presente la possibilità di coltivazione della nostra blenda; e più esattamente nel 1868, colle ricerche fatte nei comuni di Gorno, Oneta e Oltre il Colle dall’avv. Sileoni, per incarico dei banchieri Mozzoni e Garnier, ai quali, falliti, si sostituì, nel 1870, l'inglese Richardson.
Questi nel 1881 riprese i lavori al lago Pulzone, già iniziati e poi abbandonati da Alberto Abati; e nello stesso anno consegnò alla The English Crown Spelter C° Ltd., le miniere della Val del RISO e della Presolana.
Nel 1876 l'inglese Gibson, coi banchieri livornesi Modigliani, inizia i lavori a Trevasco, monte Arera, Vaccareggio, Dossena, S. Pietro d'Orzio; ma nel 1882, per dissesto, le miniere passano alla Banca Romana; e nel 1888, per fallimento di questa, alla English Crown Spelter C° Ltd.
Nel 1885 Botticelli e Rcinach scoprono le mi¬niere di Cespedosio, che nel 1891 sono assunte dalla Società Metallurgica Austro-Belga.
Nel 1904 la Società Orobia di Lecco acquista la miniera di Corna Rossa, in Comune di Piazza Brem-bana, scoperta nel 1899 dall'ing. Druetti; ma l'abbandona ben presto.
La Società Vieìlle Montagne, che ne] 1877 aveva ottenuto i primi permessi di ricerche, sotto la oculata direzione dell'ing. Luigi Noble ha ormai esteso la sua attività a quasi tutte le nostre miniere dì calamina, esistenti nei Comuni di Gorno, Premolo. Ponte Nossa, Parre, Oneta, Oltre il Colle e Dossena.
In questa industria verso il 1886 quando ancora stava affermandosi, erano occupati da 500 a 600 operai, e si scavavano tonnellate 15.000 circa di mi¬nerale ogni anno, per un valore di circa L. 500.000.
Secondo una statistica del 1911. In tale industria trovavan lavoro circa 1.500 operai, e si scavavano dalle 18 alle 20.000 tonnellate eli minerale, di cui 7/8 di calamina e 1/8 di blenda.
Il minerale, dopo passato alle laverie per togliere le scorie, viene spedito all’estero per esser fuso ed estrarre lo zinco."

Informazioni tecniche
Citazione:
fabrycjx2017

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