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Ponte di Piazzarossa

Ponte di PiazzarossaPopolare
Inviato dafabrycjxAltre foto da fabrycjx   Ultima modifica7/9/2022 16:24    
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Miniere di Gorno

Il ponte di Piazzarossa fu costruito nel  1964
Il tempo impiegato per la costruzione fu di 3 mesi

La prima campata venne  smontata da Pestarena (miniere d'oro di Valle Anzasca ) e quindi trasportata in loco, le
altre furono riprodotte.


La portata del ponte era di 600 quintali.
Collaudato con 20 “balaster” (vagoncini) fatti scorrere prima uno ad uno vuoti, poi pieni in ordine crescente (tara 20 quintali cadauno più la motrice)

Il ponte fu realizzato per il trasporto del minerale attraverso il traforo, Riso-Piazzarossa (ribasso Noble) proveniente dal Monte Trevasco e dai cantieri di Belloro che tramite una teleferica veniva trasportato alla stazione di carico in Piazzarossa.

(i dati sono stati forniti dal testimone diretto Sig. Epis Marco di Oneta n.13-3-1926 m.1-10-2008,  al tempo capomastro del cantiere)

Citazione:
fabrycjx2010 Intervista a Epis Marco)


Laveria di oneta

Laveria di onetaPopolare
Inviato dafabrycjxAltre foto da fabrycjx   Ultima modifica5/9/2022 18:07    
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Miniere di Gorno

Laveria gravimetrica di Oneta


Tratto da "LE MINIERE DI ZINCO, DI PIOMBO E DI RAME"
Di Giovanni Rinaldi (1940)

"E' doveroso far cenno anche delle miniere di zinco, dato che esistono nel Bergamasco giacimenti molto ricchi, ed in una zona assai vasta delle medie Valli Brembana e Seriana; monti di Oltre il Colle, di Dossena, di S. Pietro d'Orzio, di Camerata Cornello, della Valle del Riso, di Parte e sulla Presolana.
Quanto all'epoca in cui questi giacimenti vennero scoperti e se ne iniziò la escavazione, non si hanno notizie sicure. C'è chi afferma che la coltivazione di queste miniere, risalga addirittura all'epoca preromana; chi asserisce che non rimonti oltre l’epoca longobarda; e chi invece sostiene, e con ottimi argomenti, che risalga all'epoca romana.
E' poi a ritenere, che le prime ricerche siano state eseguite nella Valle del Riso. Ciò almeno è logico arguire da ruderi di antiche officine scoperti Gorno, dove si ritiene che si fabbricasse ottone; da antiche escavazioni a forma di pozzo quadrato, scoperte sul monte dell’acqua presso Premolo, e da bronzi rinvenuti in scavi eseguiti a Parre in località Castello: bronzi che il Mantovani giudica si possano attribuire addirittura all'epoca preromana.
Antiche ed assai estese escavazioni si trovarono nel gruppo minerario di S. Pietro d'Orzio, Dossena e Vaccareggio. Queste, anzi, sembra si possano senz'altro attribuire all'epoca romana, sia per la forma dì alcune gallerie, capaci appena di un uomo sdraiato (cm, 30x40); sia per gli strumenti rinvenutivi e che servivano per la escavazione, quali scalpelli, cunei e picconi di ferro, in tutto identici per la forma a quelli in uso presso i romani, lumi di terracotta e di metallo; sia, infine, per l'accenno che ne fecero Giorgio Agricola e Plinio, accenno che ai vuole si riferisse anche a queste miniere di calamina.
Mentre, infatti, il primo scrisse: «Fuerunt insuper in alpibus Salasorum aeris fondinae, Italorum in Bergomatum agro et Campania», Plinio, che poteva conoscer molto bene il territorio di Bergamo, per avervi abitato, scrisse:
« Fit aes et e lapide aeroso, quein vocant cadmiam. Celebritas in Asia et quondam in Campania; nunc in Bergoinatum agro, extrema parte Italiae ».
Anche sulla Presolana presso il lago Pulzone, si rintracciarono piccoli scavi, risalenti ad epoca assai remota.
Da queste considerazioni, si arguisce potersi affermare quasi con certezza, che le miniere di zinco di Parre, della Valle del Riso, di S. Pietro D'Orzio e di Dossena, erano conosciute e coltivai» fino dall'epoca romana, se non anche da qualche secolo prima.
Relativamente invece alla continuità della loro coltivazione, non si può dir nulla con certezza.
Si può soltanto affermare, che furono coltivate nel periodo della dominazione veneta, se è vero che in detto periodo sui monti di Dossena, oltre uno sfruttamento di manganese, cui il mercato lagunare apriva tosto le braccia per sostituire il prodotto che «poche tempo fa» veniva «dalla parte di Costantinopoli», vi era anche una lavorazione di tucia e talamina, che il governo Veneto concesse di esportare all'estero.
A. questo punto vien fatto di chiedersi, come mai gli antichi coltivassero queste miniere, dal momento che lo zinco era loro sconosciuto come metallo, essendo stato scoperto solo verso il 1700.
La spiegazione che se ne suol dare, è questa: che ritenessero la calamina un semplice fondente, atto, mescolato col rame, a dare ottone. Ed infatti essi, come si è potuto constatare in modo indubbio, estraevano soltanto minerale della stessa natura di quello che si coltiva oggi, e di tal minerale non raccoglievano che le qualità ricche di carbonato, abbandonando i silicati.
Malgrado però la scoperta dello zinco, per molto tempo ancora queste miniere furono scarsamente coltivate, e soltanto per trarne calamine per far ottone,
Un vero sviluppo ebbero soltanto dopo il 1860, quando l'ing. Signorile, reggente l'ufficio montanistico di Bergamo, fece presente la possibilità di coltivazione della nostra blenda; e più esattamente nel 1868, colle ricerche fatte nei comuni di Gorno, Oneta e Oltre il Colle dall’avv. Sileoni, per incarico dei banchieri Mozzoni e Garnier, ai quali, falliti, si sostituì, nel 1870, l'inglese Richardson.
Questi nel 1881 riprese i lavori al lago Pulzone, già iniziati e poi abbandonati da Alberto Abati; e nello stesso anno consegnò alla The English Crown Spelter C° Ltd., le miniere della Val del RISO e della Presolana.
Nel 1876 l'inglese Gibson, coi banchieri livornesi Modigliani, inizia i lavori a Trevasco, monte Arera, Vaccareggio, Dossena, S. Pietro d'Orzio; ma nel 1882, per dissesto, le miniere passano alla Banca Romana; e nel 1888, per fallimento di questa, alla English Crown Spelter C° Ltd.
Nel 1885 Botticelli e Rcinach scoprono le miniere di Cespedosio, che nel 1891 sono assunte dalla Società Metallurgica Austro-Belga.
Nel 1904 la Società Orobia di Lecco acquista la miniera di Corna Rossa, in Comune di Piazza Brem-bana, scoperta nel 1899 dall'ing. Druetti; ma l'abbandona ben presto.
La Società Vieìlle Montagne, che ne] 1877 aveva ottenuto i primi permessi di ricerche, sotto la oculata direzione dell'ing. Luigi Noble ha ormai esteso la sua attività a quasi tutte le nostre miniere dì calamina, esistenti nei Comuni di Gorno, Premolo. Ponte Nossa, Parre, Oneta, Oltre il Colle e Dossena.
In questa industria verso il 1886 quando ancora stava affermandosi, erano occupati da 500 a 600 operai, e si scavavano tonnellate 15.000 circa di minerale ogni anno, per un valore di circa L. 500.000.
Secondo una statistica del 1911. In tale industria trovavan lavoro circa 1.500 operai, e si scavavano dalle 18 alle 20.000 tonnellate eli minerale, di cui 7/8 di calamina e 1/8 di blenda.
Il minerale, dopo passato alle laverie per togliere le scorie, viene spedito all’estero per esser fuso ed estrarre lo zinco."

Informazioni tecniche sulla laveria di Oneta
Citazione:
fabrycjx2017

geologia

geologiaPopolare
Inviato dafabrycjxAltre foto da fabrycjx   Ultima modifica4/9/2022 19:18    
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LE MINIERE DI GORNO
(pubblicazione di Pietro Mantega   Agosto 1962)

nella foto: Rappresentazione assonometrica delle miniere di Gorno: Val Vedra, Val Parina, Valle del Riso,Val Nissan.


Il gruppo delle miniere di Gorno comprende due concessioni minerarie denominate «Val Seriana  e Val Brembana» la cui area complessiva è di circa 8.000 ha.
Nella Val Seriana ì lavori si svolgono in tre zone denominate Sezione M. Trevasco, Sezione Est, Sezione Ovest.
Nella Val Brembana sono attive due zone denominate Sezione Val Parina e Sezione Val Vedra.
La società AMMI ha l'esercizio di queste concessioni dal 1940, anno in cui cessò la gestione della compagnia belga « Vieille Montagne ».
La Direzione delle miniere è unica ed ha sede a Campello, frazione del comune di Gorno.
Il giacimento è costituito prevalentemente di minerali di piombo e di zinco nelle forme solfuri ed ossidati. Come accessori abbiamo minerali di ferro, di rame, di fluoro, ecc.
Esso si trova sul versante meridionale. di una catena di montagne, estendentesi da Ovest ad Est, delle Alpi Bergamasche, ed è diviso morfologicamente in una parte occidentale, con centro Oltre il Colle, nella Val Brembana, ed in una parte orientale, con centro Gorno, nella Val Seriana, da una seconda catena di montagne che si estende in direzione SW-NE e che interseca la prima a NE.
La cima più alta della prima catena ha un'altezza di 2.512m (Pizzo Arera); la cima più alta della seconda è di 2.049 m (Cima del Grem).
I due centri, di Oltre il Colle e di Gorno distano entrambi da Bergamo circa 35 km.
La tettonica della zona è molto intensa: esistono numerose pieghe e faglie. Tra queste ultime particolare importanza ha la faglia del Grem che ha direzione SE-NW e che ha determinato uno spostamento orizzontale notevole tra la parte occidentale e quella orientale del giacimento.
La mineralizzazione è distribuita in un orizzonte stratigrafico, denominato Metallifero, la cui potenza raggiunge un massimo di 70-75 m nella parte centrale della zona (Gorno) e si riduce verso Est c verso Ovest a circa 20-30 m.
I geologi che hanno studiato questa zona, come il Desio, l'olandese De Sitter e di recente i tedeschi Wilke ed Herendreich, a parte certe contrastanti vedute di dettaglio, pongono il Metallifero nel Trias delle Alpi Bergamasche tra l'Esino ed il Raibliano.
I geologi tedeschi hanno distinto nella serie stratigrafica una facies di Esino, una facies di transizione ed una facies di Raibliano. La prima è caratterizzata da calcari grigio chiari, la seconda da calcari grigio scuri e neri bituminosi, e la terza da calcari scuri bituminosi intercalati a scisti scuri marnasi. I calcari di tutta la serie sono spesso dolomitici.
Secondo gli stessi geologi il metallifero comprende parte dell'Esino superiore, tutta la facies di transizione e parte del Raibliano inferiore.
Essi inoltre hanno determinato nella stessa serie stratigrafica la posizione e la composizione di alcuni strati argillosi illitici, che avrebbero avuto origine dall'alterazione dei materiali esplosivi ed esalativi di vulcani sottomarini, sedimentati contemporaneamente ai calcari. Questi strati, che sono stati definiti tufiti, hanno spessori compresi tra 2-3 cm e 10-20 cm, ed hanno colori caratteristici, dal grigio verde al verde scuro, per cui sono facilmente riconoscibili anche in sotterraneo.
Di queste tufiti finora ne sono state individuate sei, tre delle quali (due in facies Esino e una in facies Raibliano) sono legate alle mineralizzazioni e pertanto costituiscono degli orizzonti guida per la ricerca di nuovi corpi mineralizzati o della continuazione di corpi mineralizzati già noti.
Il giacimento, sempre secondo le ipotesi avanzate dei geologi tedeschi, avrebbe avuto origine da una segmentazione contemporanea nel mare ladinico dei calcari e degli scisti, per cause esogenetiche, e dei minerali e delle tufiti, per cause endogene.
I successivi fenomeni di diagenesi, di tettonica a pieghe e con faglie di ossidazione dei solfuri e migrazione degli ossidi nelle faglie e nelle spaccature della roccia incassante, di erosione e formazione morfologica della superficie con formazione di crepacci e continuazione della tettonica della ossidazione e della migrazione degli ossidi, avrebbero dato luogo alla formazione dei corpi mineralizzati.
Qualunque sia la validità di queste ipotesi, sta di fatto che nel giacimento di Gorno si trovano corpi mineralizzati, a solfuri primari e ad ossidati, paralleli agli strati, e corpi mineralizzati, in prevalenza ad ossidati, costituiti da riempimenti di faglie e di crepacci.
I primi, che sono in maggior numero, hanno forma differente, per lo più longitudinale o tubolare o lentiforme, e possono avere dimensioni estese.
Gli altri, pur costituendo localmente degli adunamenti talvolta consistenti e coltivabili economicamente, hanno dimensioni sempre limitate in profondità.
Le irregolarità che i corpi mineralizzati presentano sia nella loro forma sia nella distribuzione della mineralizzazione, rendono difficile l'applicazione di sistemi di coltivazione ad alta produttività.
Fino a qualche anno fa la coltivazione dei corpi mineralizzati veniva attuata seguendo la mineralizzazione dal basso verso l'alto e mantenendo la ripiena al piede.
Sull'abbattuto si eseguiva una cernita spinta in cantiere per ottenere dei grezzi a titolo superiore all'8,oo% in Zn. Ovviamente le rese erano basse (in abbattaggio si ottenevano 1,5-2 t/operaio).
Inoltre la coltivazione non era preceduta da adeguati lavori di delimitazione del corpo mineralizzato e di preparazioni.
Da tre anni a questa parte si è data una nuova impostazione ai lavori di coltivazione.
Anzitutto si procede alla delimitazione del corpo mineralizzato con rimonte, traverse e sondaggi; quindi si eseguono i lavori di preparazione ed infine si applica il sistema di coltivazione più adatto.
Inoltre la cernita di cantiere si realizza per quanto è possibile con un abbattaggio selettivo e viene completata a mano ma con criteri meno restrittivi.
I sistemi di coltivazione attualmente applicati sono tre: a sottolivelli nei corpi mineralizzati verticali ed in quelli inclinati con potenza superiore a 4-5 m; a trance larghe inclinate, separate tra di loro da pilastri, che vengono abbattuti in ritirata, nei corpi mineralizzati inclinati con potenza fino a 4-5 m; a magazzino nei corpi mineralizzati verticali, (questo sistema di coltivazione però verrà abbandonato).
Nelle coltivazioni a sottolivelli sono impiegate le pale meccaniche «Montevecchio» tipo T 2G e si realizzano rese all'abbattaggio utili comprese tra 10 e 15 t/op. a seconda della parte sterile da eliminare; nelle coltivazioni a trance inclinate si impiegano scrapers ad aria compressa con motori da 5-7 CV e si ottengono rese all'abbattaggio di 5-6 t/op.
Nelle coltivazioni a magazzino le rese variano tra 6 e 7 t/op.
Esistono ancora dei cantieri in cui, pur avendo impostato i lavori secondo i nuovi criteri, non si è raggiunto il grado di organizzazione e di meccanizzazione di quelli sopraindicati, per cui le rese all'abbattaggio sono comprese tra 3,5 e 4 t/op.
È prevista però la sistemazione di questi cantieri entro breve tempo.
La perforazione è per circa 1'80% ad acqua. Si impiegano martelli L 37 e T 21 della Joy Sullivan, mentre sono in fase di esaurimento vecchi martelli Flottmann AT 18 e Z 20.
Per i sondaggi si impiegano sonde Craelium del tipo X 2Se Prosper.
L'applicazione di sistemi di coltivazione massivi ed il rallentamento della cernita in cantiere hanno ovviamente determinato un abbassamento del tenore del grezzo. Attualmente
si producono grezzi al 6 % Zn e 1,30 %  Pb.
Per il controllo dei tenori dei grezzi provenienti dalle diverse sezioni viene effettuata una campionatura giornaliera degli stessi in un apposito impianto installato a Costa Jels nella zona di Gorno. I campioni prelevati vengono analizzati cinquinalmente.
A causa della estensione delle due concessioni e delle caratteristiche morfologiche della zona, particolari difficoltà, e quindi costi elevati, si incontrano nel trasporto dei grezzi all'impianto di trattamento che è unico per le due concessioni ed è situato nella località Riso della VaI Seriana.
Detto trasporto viene effettuato con muli, con locomotori e con teleferiche.
Di queste ultime ce ne sono in funzione circa una ventina, di cui la più importante è quella che collega la VaI Brembana con la VaI Seriana, per una lunghezza di 4 km, e che trasporta circa 300 t al giorno.
Il personale addetto ai trasporti, oltre a quello impiegato dalle imprese che hanno in appalto i trasporti con mulo, rappresenta il 13 % circa del personale in forza presso queste miniere.
Il costo dei trasporti rappresenta il 22 %del costo grezzo prodotto e portato in testa all'un pianto di trattamento.
Al fine di ridurre i costi di detti trasporti e di aumentare l'attuale capacità di trasporto, per poter far fronte al sensibile aumento della produzione di grezzo, previsto entro il 1963, è stato progettato ed è in corso di attuazione, un collegamento in sotterraneo tra la VaI Seriana e la VaI Brembana mediante una galleria, a quota 549, lunga 6,5 km circa ed una discenderia lunga 800 m circa, tra quota 1050 e quota 549.
Al completamento dell'opera rimangono da scavare 4000 mt di galleria e 600 m di discenderia.
Questo collegamento oltre a costituire una grande via di estrazione dei grezzi e di trasporto dei materiali vari e del personale, aprirà un vasto campo di esplorazione per la ricerca delle mineralizzazioni della parte occidentale del giacimento note fino a quota 1050 o poco al di sotto.
Nello scavo della galleria, che ha una sezione di 5,50 m2; sono in corso delle prove con un Wagon-Drill allo scopo di realizzare sfondi superiori ai 2 m contro 1,30-1,50 ottenuti con le normali volate canadesi.
Il grezzo viene trattato nell'impianto di arricchimento di Riso per flottazione.
Caratteristica di questo trattamento è la frantumazione ad umido, a causa della plasticità del materiale, e la flottazione a caldo, temperatura 40-45°C, della calamina con un processo misto solfato di rame-anilina.
La capacità del trattamento dell'impianto è di circa 580 t/giorno, ma sono in corso lavori di ampliamento che la eleveranno alla fine dell'anno in corso a 650-700 t/giorno e successivamente
a 800-900 t/giorno.
Sono pure in corso degli studi per un prearricchimento del nostro grezzo a mezzo di Sink-Float.
I primi risultati di questi studi, che sono stati affidati alla Humboldt, hanno dimostrato che per tutti i grezzi, meno quello proveniente dalla Sezione di M. Trevasco, si ottiene una efficace separazione della parte sterile da quella mineralizzata che consentirebbe di alimentare la sezione di flottazione con circa il 50% del grezzo prodotto.
Attualmente dal trattamento del grezzo si ottengono tre prodotti: . uno di galena, al 56-57% Pb;
uno di blenda, al 58-59% Zn, ed uno di calamina, al 36-37% Zn.
Per la trasformazione la galena viene inviata allo stabilimento di La Spezia della Pertusola, la blenda e la calamina vengono inviate allo stabilimento elettrolitico di Ponte Nossa dell' AMMI

DATI  PROGRESSIVI RIFERITI AL MESE. DI GIUGNO 1961

Personale in forza: 13 imp. amm., 23 imp. tecnici, 456 operai,
492 totale
Produzione grezzo t/mese 13.500
Tenori grezzo Znt. 6,43 ZnO 4,39 ZnS 2,04 Pbt 1,28
Produzione concentrati:
Galena t/mese 278 al 57,53% Pb
Blenda t/mese 430 al 57,76% Zn
Calamina t/mese 1.340 al 38,00% Zn
Rendimento abbattagio kg grezzo/giorn. operaio 4.256
Rendimento totale miniera kg grezzo/giorn. operaio 1.370
Rendimento totale miniera kg metallo concentrati/giorno operaio 93
Rendimenti trattamento:
Pb = 90,40%
ZnO = 82,30%
ZnS = 90,08%
Gorno, settembre 1961.

(Resoconti dell' Associazione Mineraria Sarda, novembre 1961)

studio mineralogico di Teresio Micheletti (1953)

Zucchetti: sulla genesi dei depositi piombo-zinciferi nel metallifero bergamasco

Citazione:
fabrycjx 2012

CENTRALE CAVRERA

CENTRALE CAVRERAPopolare
Inviato dafabrycjxAltre foto da fabrycjx   Ultima modifica4/9/2022 17:53    
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MINIERE DI GORNO
La centrale Cavrera, situata all'interno di circa 1,3 Km del ribasso Riso, in comune di Gorno.
In primo piano si vede uno dei due generatori di corrente con il relativo volano, la centrale aveva 2 alternatori della potenza di 160 e 120 Kw), sullo sfondo il quadro di comando e controllo con struttura in marmo.

"A mille e cinquecento metri addentro nel monte, in una grotta scavata a furia di mine, è installata la centrale elettrica: - due turbine delle Costruzioni Meccaniche Riva; e due alternatori del Tecnomasio Italiano, l'uno che può fornire centosessanta, l'altro centotrenta KVA. Questa Centrale che funziona da due anni sviluppa la forza necessaria a mettere in attività piena la miniera, e può anche fornire l’illuminazione a molti paesi, come Gorno, Oneta, Oltre il Colle." (Renzo Larco 1927)

(Foto Serafino Zanotti 1970)

Concessione mineraria Casa Conti

Concessione mineraria Casa Conti
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Miniere di Gorno

Decreto concessione miniera Casa Conti


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fabrycjx2022

FORMAZIONE DI GORNO

FORMAZIONE DI GORNOPopolare
Inviato dafabrycjxAltre foto da fabrycjx   Ultima modifica23/8/2022 7:56    
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PECTEN fossili della formazione di Gorno

Osservazioni di Luigi Scolari 1975

La formazione particolare della conformazione del territorio di Gorno, risale (la parte più antica), al periodo ladinico, nelle quali rocce si possono trovare (roccia nerastra) in grande quantità i mitili, le bivalve e i branchiopodi, alcuni cefalopodi (ammaniti), alcuni gasteropodi (turitelle).
Si possono osservare negli spessi strati di rocce ladiniche in fondo e lungo la valle dei crappi , di questo periodo seppure rari, si sono trovati resti di rettili (museo scientifico A.Caffi Bg), alcune pinne (anche retiche) bellissime.
Strati lunghi parecchie centinaia di metri di lumachellesi si possono osservare sul Grina dove compaiono in superficie e  scompaiono sotto l'erba e terra per ricomparire a poche decine di metri di distanza, in modo che si può osservare con esattezza l’inclinazione e la continuazione degli strati medesimi.
Rocce più chiare e più calcaree del Golla, Preda Balaranda, Val Gorgolina (cadute dal Grem) contengono pure gasteropodi di dimensione dell’ordine di 8-12 cm di lunghezza, (varie specie).
Particolarmente ricche di quest’ultima famiglia, nella zona delle Ralète (Golla) Foppelli sotto le Ralète, mentre piccoli gasteropodi ricoprono gli spuntoni di roccia molto chiara che emergono dal terreno lungo la Costa dei Roccoli (Golla). I ciotoli chiari della zona delle Casere, sono un ammasso di alghe piccolissime che ad occhio nudo si possono confondere con conchigliette. La dolce costa che decliva partendo dal Basello è particolarmente ricca di vegetali (belle felci ed altre piante del Mesozoico, ma non del Ladinico).
Questo tipo di roccia si presta all’estrazione e preparazione dei fossili in quanto si sfalda facilmente.
La costa dello Zuccone, oltre alle bivalve e gasteropodi più o meno piccoli, è ricca di corallo che emerge con le estremità nelle pietre singole e dagli strati di roccia. I mitili ladinici si possono trovare in buona quantità lungo i sentieri e le mulattiere che percorrono la costa che scende dallo Zuccone alla Trinità, già separati dalla roccia a causa del rotolamento o dal calpestio dei muli.
Pecten retici se ne trovano con molte altre specie un po’ dappertutto, in particolar modo vicino a Cavagnoli (Còss), Val Rogno, ecc…ecc.
Il corallo più bello si trova verso la chiesa di Barbata (Lach), Reda e Borleda.
Il territorio in fondo della Valle del Riso (versante nord) partendo dalla Valle del Löch tra Barsì e i Pracc fin verso il confine con Premolo, sempre a sud di Riso è povero di fossili ma ci si possono trovare dei bellissimi piccoli cristalli di quarzo (Ruch Foppa di Barbata, Chignöl Marchèt).
Lungo il torrente Musso le rocce tufacee mioceniche, trattengono perfette foglie di ontano e nocciolo.
Nel raibliano all’interno delle miniere non sono mai stati trovati, che si sappia, resti fossilizzati, quindi si può ritenere che il terreno si sia formato quando dai mari della zona non erano ancora emerse le rocce molto chiare del versante dello Zuccone e quelle vicine al roccolo di Golla (prima della Forcella Alta),alcune su Preda Balaranda altre sopra le Casere di Golla; fanno pensare la loro formazione  sia avvenuta in un grande periodo di siccità in quanto sono frastagliate quasi simmetricamente da screpolature profonde quanto è lo spessore dello strato roccioso, con evidente logorio della battigia.
Sull'alpe Grina caratteristici sono i massi cappelluti pregni di fossili che evidenziano tra la base e l’estremità, la parte intermedia più sottile dovuta allo sciacquio delle onde che col loro andirivieni ne hanno eroso la parte dove era più incisiva la forza dello sciacquio
WIKIPEDIA "FORMAZIONE DI GORNO"

fauna raibliana lombarda


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fabrycjx 2012

FORMAZIONE DI GORNO

FORMAZIONE DI GORNOPopolare
Inviato dafabrycjxAltre foto da fabrycjx   Ultima modifica23/8/2022 7:53    
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FOSSILI DELLA FORMAZIONE DI GORNO

Osservazioni di Luigi Scolari 1975

La formazione particolare della conformazione del territorio di Gorno, risale (la parte più antica), al periodo ladinico, nelle quali rocce si possono trovare (roccia nerastra) in grande quantità i mitili, le bivalve e i branchiopodi, alcuni cefalopodi (ammaniti), alcuni gasteropodi (turitelle).
Si possono osservare negli spessi strati di rocce ladiniche in fondo e lungo la valle dei crappi , di questo periodo seppure rari, si sono trovati resti di rettili (museo scientifico A.Caffi Bg), alcune pinne (anche retiche) bellissime.
Strati lunghi parecchie centinaia di metri di lumachellesi si possono osservare sul Grina dove compaiono in superficie e  scompaiono sotto l'erba e terra per ricomparire a poche decine di metri di distanza, in modo che si può osservare con esattezza l’inclinazione e la continuazione degli strati medesimi.
Rocce più chiare e più calcaree del Golla, Preda Balaranda, Val Gorgolina (cadute dal Grem) contengono pure gasteropodi di dimensione dell’ordine di 8-12 cm di lunghezza, (varie specie).
Particolarmente ricche di quest’ultima famiglia, nella zona delle Ralète (Golla) Foppelli sotto le Ralète, mentre piccoli gasteropodi ricoprono gli spuntoni di roccia molto chiara che emergono dal terreno lungo la Costa dei Roccoli (Golla). I ciotoli chiari della zona delle Casere, sono un ammasso di alghe piccolissime che ad occhio nudo si possono confondere con conchigliette. La dolce costa che decliva partendo dal Basello è particolarmente ricca di vegetali (belle felci ed altre piante del Mesozoico, ma non del Ladinico).
Questo tipo di roccia si presta all’estrazione e preparazione dei fossili in quanto si sfalda facilmente.
La costa dello Zuccone, oltre alle bivalve e gasteropodi più o meno piccoli, è ricca di corallo che emerge con le estremità nelle pietre singole e dagli strati di roccia. I mitili ladinici si possono trovare in buona quantità lungo i sentieri e le mulattiere che percorrono la costa che scende dallo Zuccone alla Trinità, già separati dalla roccia a causa del rotolamento o dal calpestio dei muli.
Pecten retici se ne trovano con molte altre specie un po’ dappertutto, in particolar modo vicino a Cavagnoli (Còss), Val Rogno, ecc…ecc.
Il corallo più bello si trova verso la chiesa di Barbata (Lach), Reda e Borleda.
Il territorio in fondo della Valle del Riso (versante nord) partendo dalla Valle del Löch tra Barsì e i Pracc fin verso il confine con Premolo, sempre a sud di Riso è povero di fossili ma ci si possono trovare dei bellissimi piccoli cristalli di quarzo (Ruch Foppa di Barbata, Chignöl Marchèt).
Lungo il torrente Musso le rocce tufacee mioceniche, trattengono perfette foglie di ontano e nocciolo.
Nel raibliano all’interno delle miniere non sono mai stati trovati, che si sappia, resti fossilizzati, quindi si può ritenere che il terreno si sia formato quando dai mari della zona non erano ancora emerse le rocce molto chiare del versante dello Zuccone e quelle vicine al roccolo di Golla (prima della Forcella Alta),alcune su Preda Balaranda altre sopra le Casere di Golla; fanno pensare la loro formazione  sia avvenuta in un grande periodo di siccità in quanto sono frastagliate quasi simmetricamente da screpolature profonde quanto è lo spessore dello strato roccioso, con evidente logorio della battigia.
Sull'alpe Grina caratteristici sono i massi cappelluti pregni di fossili che evidenziano tra la base e l’estremità, la parte intermedia più sottile dovuta allo sciacquio delle onde che col loro andirivieni ne hanno eroso la parte dove era più incisiva la forza dello sciacquio
WIKIPEDIA "FORMAZIONE DI GORNO"

fauna raibliana lombarda
Citazione:
FABRYCJX 2012

CENTRALE DEL COSTONE

CENTRALE DEL COSTONEPopolare
Inviato dafabrycjxAltre foto da fabrycjx   Ultima modifica18/8/2022 13:30    
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MINIERE DI GORNO

società Tubi Togni Brescia

anno 1931:Intestazione del disegno della condotta forzata della centrale del Costone (120 metri di dislivello)
(centrale Luigi Noble)
In Val del Riso N°117 dicembre 2005

Citazione:
fabrycjx2013



Perforazione Ribasso Forcella Ribasso Riso

Perforazione Ribasso Forcella Ribasso RisoPopolare
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Miniere di Gorno
Il disegno, mostra l'inizio della perforazione che collega il ribasso Forcella al ribasso Riso Parina.
Il pozzo che collega i due ribassi
ha un diametro di 2 metri e 40 centimetri ed è profondo 340 metri, fu realizzato con raise borer arrivato appositamente dalla Sardegna.

Qui di seguito un estratto da un documento che conclude il rapporto dei lavori con un esito negativo.

RELAZIONE CONCLUSIVA SULLA RICERCA DI GORNO 1979-1981
Riassunto
Il programma di ricerche SAMIM, iniziato nel 1979, si proponeva di verificare l’esistenza di giacimenti utili in una nuova zona di ricerche, l’autoctono di Val Vedra, solo in minima parte esplorata nel passato.
La ricerca, impostata su gallerie a quota 1000, 940,600 e solo successivamente a quota 800, doveva esplorare in diverse fasi, un’area di circa 4 Km2.
Nell’ipotesi di aver trovato una certa riserva di minerale (12.250.000 t; 9.800.000 t.; 7.350.000 t; (al 5% di piombo e zinco) erano stati predisposti dei progetti di fattibilità, che prevedevano una vita della miniera per un periodo di 5-20 anni.
Dopo aver esplorato un volume di “metallifero” pari a circa 30.000.000 m3 mediante 3.500m di gallerie, e 11.000 m di sondaggi a carota, la ricerca è da considerare di esito negativo.
Viene, perciò, proposta la sospensione della ricerca in quanto non sono più da aspettare ritrovamenti che renderebbero fattibile una futura produzione mineraria.


leggi tutta la relazione qui


Altre foto sul ribasso Forcella




descrizione dell'agonia della nostra miniera:
In val del Riso N° 4 aprile 1982

in val del riso N° 6/7 giugno 1982


In Val del Riso N° 12 dicembre 1985

panoramica delle miniere

produzione minerali

Citazione:
Documento archivio minerario di Gorno

Gornogonphodon

GornogonphodonPopolare
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Gornogonphodon (cinodonte)

Scoperto tra i giacimenti fossiliferi del Triassico delle Prealpi Lombarde (Formazione di Gorno)

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