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Pani di zinco A.M.M.I. Ponte Nossa

Pani di zinco A.M.M.I. Ponte NossaPopolare
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Cataste di pani di zinco prodotte dallo stabilimento dell'A.M.M.I di Ponte Nossa
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INSTALLAZIONE DI UNA NUOVA FONDERIA ELETTROLITICA DI ZINCO

CONSIDERAZIONI GENERALI

II piano E.R.P. a lungo termine per lo zinco metallo indica un ampliamento delle capacità produttive degli impianti esistenti per circa 15.000 tonnellate, e la installazione di una nuova fonderia elettrolitica con capacità produttiva di circa 10.000 tonn/anno di metallo, da parte della S.A.P.E.Z. - Società per azioni Piombo e Zinco.
Le ragioni che hanno consigliato alla S.A.P.E.Z. di installare la nuova fonderia elettrolitica possono così riassumersi:
a) - L'industria dello zinco metallo costituisce una classica attività "naturale" dell'economia italiana s  minerali, energia elettrica e manodopera rappresentano infatti il  90 % del costo totale del metallo. Giova qui ricordare che fino al 1915 si esportava la totalità dei minerali di zinco prodotti in Italia. In quegli anni la nostra esportazione raggiungeva 125-150 mila tonnellate annue e costituiva una notevole frazione dell'esportazione mondiale di minerali di zinco.
In quel periodo, per contro, l' Italia importava la totalità dello zinco metallo necessario al proprio fabbisogno. Si realizzavano così i presupposti caratteristici di una economia coloniale la massiva esportazione delle materie prime, importazione della totalità del fabbisogno nazionale di prodotti finiti.
Durante la prima guerra mondiale si costruì la prima fonderia di zinco (Vado Ligure) che dette il primo zinco di produzione italiana. La guerra era appena cessata quando entrò in funzione lo stabilimento di San Dalmazzo di Tenda, anticipatore del metodo elettrolitico. Un secondo impianto di elettrolisi entrò in marcia nel 1926 a Monteponi  un terzo nel 1928? pure elettrolitico, a Crotone  un quarto, nel 1936 sempre elettrolitico , a Porto Marghera. La produzione salì cosi a circa 40«000 tonnellate annue.
La installazione di una nuova fonderia costituisce pertanto una ulteriore tappa del processo di industrializzazione del l'Italia in uno dei settori più "naturali" ed economici.
b) - La realizzazione del programma sopraindicato  si ripercuoterà favorevolmente sulla bilancia dei pagamenti della Italia. E’noto infatti che esportando zinco metallo si ricava, grosso modo, il doppio della corrispondente esportazione di minerali.
c) - L'aumentato consumo di minerali di zinco all'intermo, a seguito dell'incremento delle capacità produttive sopra indicate, condurrà ad uno sviluppo nella produzione nazionale, sopratutto dei minerali poveri. Attualmente, sia per la far te incidenza dei trasporti, che per il mutato orientamento nella tecnica del trattamento dei minerali, le calamine a basso titolo trovano sempre maggiori difficoltà di collocamento all'estero.
Proprio per queste ragioni la nuova fonderia elettrolitica è stata studiata specificamente per il trattamento di minerali poveri calaminari, dei quali sia in Sardegna, sia nel Bergamasco vi è larga possibilità di produzione anche in sene attualmente non coltivate.
I minerali ricchi, particolarmente le blende flottate, continueranno ad essere esportate in larga misura.
d) - Le considerazioni sopra indicate si riallacciano al problema della manodopera. In relazione all'entrata in esercizio delle nuove capacità produttive (sia per il nuovo impianto, sia per l'incremento degli impianti esistenti), nel piano a. lungo termine è stato previsto un incremento dell'occupazione operaia di 2.500 unità, costituito da 2.000 unità nelle miniere e da 500 unità negli impianti.
L'incremento effettivo sarà prevedibilmente superiore   a quello indicato nel piano, sia perché la stima è stata formulata in termini molto prudenti, sia per il probabile incremento o nelle lavorazioni successive.
E’ infatti certo che all'aumentata disponibilità di zinco metallo in Italia corrisponderà
un incremento nel consumo,  che si rifletterà favorevolmente sull'occupazione operaia.
A tal fine è da tener presente che l'attuale consumo d i zinco procapite in Italia è
singolarmente basso. Anche senza tener conto dell'elevato consumo belga (kg.10,3% per
abitante ) dovuto a fattori particolari di quella economia, giova qui ricordare che il
consumo italiano (Kg.0,79) pur sempre inferiore a quello della Gran Bretagna, della
Germania, degli Stati Uniti, della Scandinavia, della Francia e del Canada,, e financo
a quello del Giappone e della Polonia.
e) - L'aumentata produzione di minerali di zinco allo interno conseguente alle maggiori
possibilità di collocamento presso le fonderie nazionali, si rifletterà favorevolmente
anche sulla produzione di minerali di piombo.
La produzione nazionale di minerali di piombo ha raggiunto nel 1948 circa 47.000
tonnellate. Quel piano a lungo termine è stato previsto un incremento fino a 67.000
tonnellate.
In passato è stato raggiunto un massimo di 75.000 tonnellate. Il minor livello produttivo attuale è dovuto al fatto che dal 1936 al 1943 le miniere piombo zincifere sono state sottoposte a uno sforzo eccessivo per fornire i forti quantitativi di piombo richiesti dalle Autorità, inadeguati alle preparazioni dei giacimenti. In tale periodo, per ragioni varie si sono fortemente ridotti i lavori di ricerca e di preparazione,mentre so_ no state sfruttate ed esaurire in prevalenza le masse a più elevato titolo di piombo.
Le conseguenze di questo sforzo produttivo si risentiranno per lungo tempo. Purtroppo, non sono stati ritrovati nuovi già cimenti di una gualche entità.
E’ peraltro evidente, anche in relazione alla generale scarsità di piombo nel mondo, che ogni sforzo va tentato al fine di incrementare la produzione di minerali di piombo»
Questo incremento potrà realizzarsi in Italia soltanto so si svilupperà parallelamente la produzione di minerali di zinco. E’ noto infatti che in quasi tutti i giacimenti italiani, i minerali di .piombo sono associati a quelli di zinco, e che quindi non è possibile forzare una produzione senza incrementare l’altra.
Per lo sviluppo della produzione di minerali di zinco in Italia  occorre, sopratutto, puntare sui minerali poveri; l’incremento delle capacità produttive di zinco metallo faciliterà il raggiungimento di tale scopo.

CARATTERISTICHE DELL'IMPIANTO
1° - Potenzialità -
L'impianto è stato studiato por una produzione di 50 tonnellate al giorno di zinco in catodi, corrispondente, tenuto conto della minor produzione invernale per carenza stagionale di energia elettrica, a circa 10,000 tonnellate annue di zinco commerciale fuso in pani.
2° — Ubicazione —
L'ubicazione dell'impianto presso Nossa (Bergamo) nel primo tratto della camionabile che dalla strada della Bresciana si distacca scendendo la valle del Riso per giungere alle miniere di Gorno della S.A.P.E.Z. si presenta favorevole per le ragioni seguenti:
a) - provenienza dei minerali, la località di Nossa risulta adiacente alle miniere di Gorno e di Oltre il Colle baricentrica in confronto della altre miniere che alimenteranno l!impianto, e cioè la miniera di Monteneve dell A.M.M.I. (Vipiteno) e le miniere dell'Iglesiente (Sardegna) della S.A.P.E.Z. e dell’ A.M.M.I.
b) - fornitura dell'energia elettrica, necessaria, con i grandi elettrodotti che intersecano la regione
c) - razionalità o semplicità del costruendo raccordo ferroviario (scartamento normale) con la vicina stazione di Ponte Nossa delle ferrovie della Val Seriana
d) - disponibilità di terreno adatto, compreso fra il Riso e la camionabile di Gorno e disposto con sufficiente ampiezza nel senso parallelo alla valla del Riso stesso (terreno in parte già di proprietà della S.A.P.E.Z.
L'impianto sorgerebbe nella valle del torrente Riso a circa 500 metri dalla confluenza di questo con il fiume Serio. Lo stabilimento sarebbe raccordato con la ferrovia della Valle Seriana mediante un tronco di linea che, distaccandosi dal binario principale in prossimità della stazione di Nossa? seguirebbe dapprima la strada nazionale e, dopo un breve tratto in galleria, devierebbe nella valle del Riso.
Per la sistemazione della vasta area necessaria per lo stabilimento si richiederebbe la rettifica ed arginatura di circa 300 metri del torrente e lo spostamento della strada Nossa-Gomo-Campello-Oneta nel tratto che interessa i nuovi impianti.
Nella indagine sulla ubicazione dell'impianto è stata anche studiata l'altra alternativa, vale a dire l’ubicazione in adatta zona prossima ad un porto, Questa soluzione presenta  l'innegabile beneficio della riduzione dei costi dei trasporti sia per i minerali della S.A.P.E.Z. di provenienza dalla Sardegna, sia per altri eventuali minerali di acquisto, c'è poi da tener conto che la vita media di una fonderia elettrolitica è in genere superiore a quella di una data miniera, sicché è sempre da porsi l'ipotesi che l'impianto potrebbe continuare a marciare anche quando le miniere del Bergamasco fossero esaurite.  L'esperienza di altri Paesi europei che ci hanno preceduto nell’ installazione di fonderie di zinco conferma questa ipotesi  per quanto nel caso della miniera di Gorno e di Oltre il Colle, il minerale in vista e quello probabile e possibile assicurino l'alimentazione dell'impianto ? nella misura sopra indicata, per un lungo periodo.
Ma è da attendersi che l'esistenze, nel Bergamasco di altri fattori positivi a segnatamente la disponibilità di energia elettrica a pressi più bassi che sulla costa tirrenica finisca con il fare prevalere la scelta di Nossa, del resto già ammessa in via provvisoria
3) - Energia elettrica -
Il consumo di energia elettrica risulta di 5.500-6.000 kwh. di corrente alternata trifase per una tonnellata di metallo commerciale fuso prodotto, cioè complessivamente circa 60 milioni di Kw. annui. Detto consumo comprende tutti i successivi trattamenti, dal minerale grosso al metallo fuso in pani.
4) - I minerali -
L'impianto sarà alimentato da blende e calamine prodotte nel le miniere dell' A.M.M.I. e della consociata S.A.P.E.Z.
Secondo i programmi predisposti, affluiranno all'impianto circa 20/21 mila tonnellate annue di minerali così distinti:
-  tonn. 4.000 circa di blende di Gorno al 58-59 % Zn;
- tonn. 6.000 circa di blende di Monteneve al 52% Zn;
- tonn. 6.000 circa di calamine di Gorno al 50% Zn;
- tonn. 5.000 circa di calamine della Sardegna al 48% Zn.
Date le forti perdite di concentrazione delle calamine (i rendimenti attuali per portare il titolo di zinco dal 15/16% dei grezzi al 48/50% dei calcinati, sono soltanto il 50%),  è stata studiata la possibilità di trattare nell'impianto di Nossa anche delle calamine semiconcentrate ad un titolo del 20/25% Zn. L’impiego di tali semiconcentrati si presenta particolarmente utile per i minerali di produzione della miniera di Gorno, dato la vicinanza della fonderia, e la incidenza, praticamente irrilevante, delle spese di trasporto (i minerali saranno convogliati dalla laveria all’impianto con teleferica). E’ evidente che in tal caso, a parità di metallo contenuto, aumenterà proporzionalmente il quantitativo di minerale da trattare nella fonderia.
Pertanto l'impianto presenterà due sezioni: una per il trasferimento di calamina per circa 5.000 tonnellate annue di metallo, l'altra per il trattamento di blende per circa 5.000 tonnellate annue di metallo, conseguendosi cosi il gettito previsto di 10.000 tonnellate annue.
-Blende e calamine costituiscono un complesso razionale di impianti strettamente collegati fra loro.
L'utilizzazione delle calamine impone lo sfruttamento più redditizio dei giacimenti minerari del Bergamasco e della Sardegna a cui si collegano evidenti problemi sociali per il relative largo impiego di manodopera.
Il trattamento delle calamine esige acido solforico, e a questo si provvede con la desolforazione delle blende. Il gettito di acido solforico monoidrato corrisponde a non meno di una tonnellata di blenda combusta.
5) - Nel suo complesso l'impianto consisterà quindi dei seguenti reparti:
a) - macinazioni varie;
b)  - forni arrostimento blenda;
c)     - impianto acido solforico, tipo Monsanto;
d)   - attacco "blende e depurazione soluzioni;
e) -attacco calamine, e depurazione soluzioni;
f) - preparazione dell'elettrolito miscelato;
g) – elettrolisi dello zinco;
h)  - impianto ricupero cadmio;
i)  - fonderia dei catodi;
l)  - centrale elettrica;
m)  - lavoratori, uffici, officine, ecc.
La potenza installata per l'elettrolisi sarà 10.000 KVA, e quella necessaria per i servizi sussidiare 2.000 KVA e quindi 12.000 KVA in totale.
La conversione della corrente si effettuerà mediante raddrizzatori a vapori di mercurio, con le due alternative: un aggregato sino a 9.000 A. e 900 V. e due aggregati ciascuno sino a 9.000 A. e 475 V.
Per i servizi sussidiari  si prevede  di adottare la tensione il 500 V, ottenuta con trasformatori generali da 130.000 V. e con trasformatori  secondari da 10.000 V.   ubicati in almeno due cabine distribuite nelle due zone principali dell’impianto


Citazione:
fabrycjx 2012: (Foto  Capitanio Luigi

Concessione mineraria di Costa Jels

Concessione mineraria di Costa JelsPopolare
Inviato dafabrycjxAltre foto da fabrycjx   Ultima modifica18/2/2021 18:08    
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Miniere di Gorno

Miniera Costa Jels

La concessione era limitata a Nord-Est,Est e Sud-Est dalle concessioni Grina Golla Splazzi, Belloro e Casa Conti; il confine era posto sulla destra del torrente Riso, in località Burrone dei Selvatici e seguendo il thalweg girava intorno a Oneta costeggiando ancora il Riso fin sotto la frazione Cantoni, risalendo poi sul versante sinistro fino al territorio di Grina Golla SpIazzi.
La miniera era molto estesa in direzione Nord-Sud ed erano note tre principali regioni: Costa Jels, Val Preti e Gremme. In seguito se ne aggiunse una quarta detta Laurium.
Nella regione Costa Jels ebbero inizio le coltivazioni fin dal l860 ed in essa si trovarono sviluppatissimi i lavori antichi che servirono da guida alle nuove coltivazioni. I lavori proseguirono ininterrottamente prima sotto il Sileoni e, in seguito con il Richardson e la Crown Spelter. Furono trovate anche quantità importanti di galena. I primi scavi furono effettuati a cielo aperto; seguirono le opere in galleria tra le quali ricordiamo i cantieri Vall'Orso con i ribassi da l a 9, i cantieri Accidenti, Casa Bosio, lacca, Scandinavia, Annibale e il ribasso Foppello. Primi segnali di esaurimento si ebbero verso il l890. Sulla destra del torrente Riso, di fronte allo sbocco della Valle dei Crappi venne aperto il cantiere Burrone dei Selvatici.
La regione Val Preti comprendeva la parte bassa della miniera situata sulla destra della Vall'Orso, in questa zona i lavori iniziali comprendevano i cantieri Balletto, Crispi, Val Preti ed il ribasso Grimaldi. I lavori rallentarono nel l890 e vennero sospesi per lungo tempo. Nel l902 vennero aperti, in aggiunta ai ribassi Val Preti già esistenti, gli omonimi n°4 bis e n°5. Più in alto si aprirono poi il Val Preti n°6 e n°7; il VaI Preti n°0 era il più basso, a pochi metri dal thalweg del Riso; si copriva così un dislivello totale di 600 metri.
La regione Laurium, più importante di tutte le altre, era sopra alle zone Val Preti e Gremme nella zona più orientale della concessione. Molto noti sono i cantieri Trappola, poco sopra la regione VaI Preti, Eldorado, che incontrò una serie di crevasse alte fino a 50 metri e larghe fmo a 4, Fortuna e Laurium Crevassa. Altri cantieri, meno produttivi, furono: Laurium Basso, Laurium Alto, Laurium Destro, Trappola Il, Sotto Baracca, Spinoza, Scoperta e altri meno noti. Tutti i lavori ebbero un calo agli inizi del '900, in seguito furono più importanti i lavori al cantiere Spini.
Nella regione Gremme i lavori furono numerosissimi tanto che è impossibile una dettagliata rico- struzione in questa sede. Importanti furono le soluzioni per il trasporto del minerale; furono infatti realizzati trasporti aerei costituiti da serie di telefori frenati dall'alto tali da congiungere i lavori più elevati con il fondovalle. Si costruirono anche diversi tronchi di ferrovia a livello nonché notevoli opere per la sicurezza dei lavori come grandi murature esterne per la protezione delle località limitrofe ai piazzali. Fu costruito un canale derivatore per il passaggio del torrente Spilli attraverso alcuni piazzali. Nel 1911 fu considerata praticamente esaurita dopo essere stata per un trentennio in testa alle produzioni tra tutte le altre miniere della zona. Il avori proseguirono ancora fino al 1921 quando, a causa di una agitazione degli operai vennero fermati i lavori dei cantieri di tutte e quattro le zone. L'anno successivo, l'attività venne ripresa e ampliata. Nel 1925 la Società Vieille Montagne iniziò un'ampia campagna di ricerca. Nello stesso anno venivano coltivati i cantieri Burrone, Selvatici e Val Crappi. Vennero aperti, nella colonna Costa Jels, i cantieri Accidenti, Casa Bosio, Scandinavia e Sotto Accidenti. La colonna Val Preti venne raggiunta da gallerie di ribasso e vennero aperti i cantieri Grimaldi, Sopra Forni, Tesoro e Trappola.
Nella colonna Grem rientrarono in funzione i cantieri Laurium, Diomede, Spilli ed Eldorado. Erano funzionanti 8 telefori che collegavano gli imbocchi delle gallerie con la strada Gorno-Oneta e 5 tronchi di binari decauville. I lavori proseguirono fino al 1930, quando, sebbene l'industria estrattiva dello zinco fosse in crisi, venivano coltivate le colonne Grem, Val Preti e Costa Jels (cantieri Spini, Eldorado, Trappola, ValI' Orso 3). Tra il 1929 e il 1930 il permesso di ricerca venne esteso anche ai minerali di piombo. Nel 1933 fu installata l'aria compressa in tutti i cantieri e sistemate le vie di carreggio nei cantieri Fortuna 2 e Spini. La cernita del tout venant venne spostata dai piazzali dei cantieri alla laveria di Oneta. Nel 1935 venne coltivato anche il cantiere Tesoro. Negli anni successivi l'attività proseguì con lavori di spoglio nei vecchi cantieri. Nel 1944 venne costruita una nuova teleferica nella zona alta e venne riattivata la zona Foppello-Casino. Dal 1945 al 1947 la miniera rimase chiusa. Nel 1948 i lavori ripresero con un ampio programma di ricerca; lavori di spoglio reiniziarono ai cantieri Lacca, Foppello e Casino nel 1951 con l'estrazione di calamina. Nell'anno successivo ripresero i lavori anche ai cantieri Val dell'Orso, Forni, Piave e Selvatici. Tra il 1957 e il 1959, oltre alla coltivazione, venne effettuata ricerca in tutti i cantieri. Nel 1966 fu allungata la discenderia Selvatici per raggiungere la parte bassa delle colonne Fortuna e Selvatici. Nuovi lavori di ristrutturazione, allargamento e approfondimento del ribasso Selvatici vennero effettuati nel 1970 allo scopo di formare un nuovo livello tra le colonne Selvatici, Cavrera e Fortuna. Nel 1971 proseguirono i lavori iniziati l'anno prima nella discenderia Selvatici dove si pensò di accentrare tutta l'attività mineraria. Nello stesso anno venne installata una stazione per l'eduzione delle acque. Negli anni 1972 e 1973 vennero fatte ampie ricerche per delimitare i corpi minerari, lavoro ultimato nel 1974, anno in cui venne iniziato anche, per migliorare la ventilazione delle parti basse, uno scavo di rimonta tra il ribasso Selvatici e i vecchi lavori della zona bassa del soprastante cantiere Fortuna. In seguito, i grossi problemi di allagamento portarono alla sospensione dei lavori nel 1981 ed alla rinuncia della concessione avvenuta nel 1983.


Inquadramento geologico Miniere Costa Jels e Riso.

Queste due miniere sono state aperte per permettere lo sfruttamento delle colonne Costa Jels, Fortuna, Val Preti e Selvatici. In questa zona è interamente presente la successione triassica media, il Metallifero, ed è molto estesa e assai potente la copertura formata dal Raibl.
Qui si registrano gli spessori maggiori del Metallifero, che variano tra 75 e 80 metri.
Il Metallifero ha subito notevoli sollecitazioni tettoniche, che hanno causato dei piegamenti. A questi piegamenti è abbinato un sistema di faglie con direzione N-S (faglia Grem. VaI Preti e Zuccone) che ha causato una suddivisione in zolle del Metallifero stesso. Le mineralizzazioni di Costa Jels e del Basso Riso sono legate a tre grandi anticlinali, che presentano asse pressoché parallelo alle tre faglie principali e posizionate, la prima 200 metri a E della raglia Grem, la seconda 150 metri a E della raglia VaI Preti e la terza compresa tra la raglia VaI Preti e Zuccone.
Le ultime due anticlinali si ricollegano a formare una piega unica. Tutte le mineralizzazioni di Costa Jels e Riso sono impostate sugli assi delle pieghe sopra menzionate; in particolare la colonna Fortuna è collegata alla prima anticlinale, di cui rispecchia la direzione. Questa colonna ha una lunghezza di circa 2500 metri, una larghezza di 200 metri ed una potenza compresa tra i 12 e i 18 metri. La colonna Vai Preti è localizzata sul fianco orientale della seconda anticlinale, è disposta in direzione N-S, ha una lunghezza di 1000 metri, una larghezza di 100 metri e una potenza di 10 metri, risulta essere divisa in due orizzonti mineralizzati: il primo sito presso la tufite 1 e il secondo sotto la tufite 2.
La colonna Costa Jels è formata da alcune colonne poste sulla cerniera e lungo il lato settentrionale della terza anticlinale. Sul fianco orientale della stessa, sono presenti due faglie mineralizzate, con direzione N-NE e S-SW, che danno origine alla colonna Selvatici: questa è costituita da quattro orizzonti mineralizzati, gli stessi che si ritrovano nella colonna Fortuna. In queste due colonne troviamo infatti un primo orizzonte, intorno alla tufite 1, un secondo a tetto della tufite la, mentre il terzo è compreso tra la tufite l a e la tufite 2, il quarto è attorno alla tufite 2.
Nella colonna Selvatici sono invece presenti: l'orizzonte attorno alla tufite 2, quello compreso tra la tufite la e la tufite 2 (suddiviso in due suborizzonti) ed un quarto orizzonte impostato su una raglia verticale, che interessa la zona di tetto del Metallifero. E' stato notato che, nei settori in cui il Metallifero ha subito i piegamenti, si hanno le maggiori concentrazioni di galena e di blenda

Guarda la prima concessione mineraria qui



Costa Jels nel 1960

Costa Jels nel 1960Popolare
Inviato dafabrycjxAltre foto da fabrycjx   Ultima modifica18/2/2021 17:58    
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Miniere di Gorno
Costa Jels nel 1960
Costa Jels (quota 830, era il punto di conferimento di tutti i cantieri alti delle miniere


stazione    lunghezza in metri   dislivello in metri
Plassa Arera       4960                330
Ferrarezza          920                 256
Rampanù           830                 199
Foghera            255                  60
Annibale           140                   46
Negus              325                  130
Riso                1431                 236

SERVIZIO GEOLOGICO D'ITALIA
MEMORIE
 CARTA GEOLOGICA D'ITALIA
VOLUME XIV
        MEMORIA ILLUSTRATIVA DELLA CARTA MINERARIA D'ITALIA
           Scala 1: 1000000
            1975


COBERTALDO  (DI) & COMISSO, 1964; EHRENDREICH,  I960; OMENETTO, 1966; VACCHE’, I966; VAILATI,   1966)
II distretto piombo-zincifero di Gorno si trova una trentina di km a nord di Bergamo, tra le valli Brembana e Seriana, e comprende le aree minerarie dì Oltre il Colle (Vai Vedra - Val Parina - M. Arera), della Val del Riso (Gorno - Oneta) e di monte Trevasco. Le mineralizzazioni, analogamente a quelle prevalentemente fiuoritiche di Paglio Pignolino - Dossena Gialla (65), si localizzano nella formazione del Metallifero bergamasco (potenza 50-75 m) al limite stratigrafico Ladinico - Carnico (Trias medio). Si tratta di mineralizzazioni prevalentemente discordanti (concordanti p.p.) legate agli strati, dì origine sedimentaria, le cui caratteristiche sono state da noi definite nei corso di recenti ricerche (nell'ambito dell' IGCP/IUGS-UNESCO). I corpi minerari hanno forma di «colonne» allungate, di larghezza variabile e sviluppo assai limitato in profondità, che rappresentano essenzialmente il riempimento di cavità e brecce carsiche superficiali o poco profonde, la cui genesi è da imputarsi a fenomeni di emersione durante la deposizione della serie metallifera. Statisticamente entro quest'ultima sono stati riconosciuti quattro suborizzonti mineralizzati principali, ben definibili dal punto di vista stratigrafico grazie ai loro rapporti con caratteristici livelli-guida rappresentati da straterelli di « tufiti ». Verso il tetto del Metallifero si registra un aumento del rapporto Pb/Zn, Alle mineralizzazioni legate agli strati sono connesse mineralizzazioni mobilizzate (costituite da ossidati che nell'insieme raggiungono i 2/3 del minerale coltivato) in faglie e cavità carsiche (crevasse) di età più recente. La mineralizazzione sedimentaria a solfuri è rappresentata da blenda, galena, pirite, marcasite, solfosali di Cu-Sb-As, tracce di calcopirite, con « ganga » dì fluorite, barite, calcite, quarzo e gesso. Le strutture mineralizzate primarie appaiono estesamente modificate ed obliterate da intensi fenomeni diagenetici e tettonici. Nel 1973 le riserve per Corno sono state calcolate in 1.600.000 tonnellate all'1,3% Zn (ossidata), 3,7% Zn (solfuro) e 0,9% Pb '(solfuro).


Citazione:
fabrycjx2020
 
           

LA PIU GRANDE TRAGEDIA MINERARIA ITALIANA

LA PIU GRANDE TRAGEDIA MINERARIA ITALIANAPopolare
Inviato dafabrycjxAltre foto da fabrycjx   Ultima modifica15/2/2021 19:18    
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ARSIA – 28 febbraio 1940
Contrariamente ad una diffusa convinzione, non è la tragedia di Marcinelle (1956) la peggiore catastrofe mineraria italiana, ancorché occorsa in Belgio

          Purtroppo, la tragedia più grande fu quella dell’Arsa il 28 febbraio 1940, all’interno di quello che allora fu territorio nazionale italiano, con 185 morti, cinquanta in più delle vittime italiane a Marcinelle.


...caduti nel buio...avanzano nella luce...


In questo disastro anche Gorno pagò il suo tributo, in quanto di tradizione mineraria aveva in queste miniere più di un minatore.
Cabrini Giovan Antonio nato il 28/4/1909
Guerinoni Angelo nato il 3/6/1906
Guerinoni Angelo Tobia nato il 5/3/19013
Zanotti Giovan Angelo nato il 31/5/1912
Cabrini Giovan Antonio risulta nell'elnco ufficiale delle vittime.


http://www.geoitaliani.it/2013/05/194 ... -grande-tragedia.html?m=1


RAŠA - ARSIA 1937. Grad za 547 dana


miniera

Documentazione

Discenderia selvatici Skip

Discenderia selvatici SkipPopolare
Inviato dafabrycjxAltre foto da fabrycjx   Ultima modifica31/12/2020 17:23    
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Miniere di gorno
La discenderia dei Selvatici lungo il ribasso Riso Parina

Questa discenderia fu realizzata per continuare la coltivazione del minerale (in prevalenza blenda, che si trovava al di sotto della soglia idrostatica naturale 500m s.l.m.della zona mineralizzata.)
La discenderia Selvatici è dotata di skip (visibile nella foto, per il trasporto in fino alla linea di carreggio. Quindi trasportato all'esterno tramite carovana di vagoni.


Il cantiere Selvatici si spinge fino a quota 350 metri s.l.m.  Praticamente 210 mt sotto al livello di carreggio Riso-Parina, posto a quota 560 metri
Per evitare l'allagamento del cantiere erano in esercizio 2 pompe con portata di 2000 lt/minuto cadauna, per un totale di 240 metri cubi/ora, le quali dovevano vincere la prevalenza appunto di 200 metri.
Tuttavia l'energia elettrica usata per alimentare queste pompe, veniva recuperata, in quanto l'acqua estratta confluiva assieme all'acqua del torrente Riso nel canale che alimentava la centrale Luigi Noble (detta del Costone.) che generava l'energia elettrica per il fabbisogno della miniera.

altre discenderie e pozzi:
discenderie   quote in metri

Selvatici          560-350
Roma              580-514
Firenze            580-469
Rinascente       645-580
Cavrera           578-514
Libertà            580-511
Zay                666-580
Coghinas         551-481

Pozzi            quote in metri

Zay N°1           666-580
Zay N°2           580-490
Silo Boseré       645-580
Forcella           940-600


Citazione:
fabrycjx2015


FORMAZIONE DI GORNO

FORMAZIONE DI GORNOPopolare
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FOSSILI DELLA FORMAZIONE DI GORNO
BIVALVI


Osservazioni di Luigi Scolari 1975


La formazione particolare della conformazione del territorio di Gorno, risale (la parte più antica), al periodo ladinico, nelle quali rocce si possono trovare (roccia nerastra) in grande quantità i mitili, le bivalve e i branchiopodi, alcuni cefalopodi(ammaniti), alcuni gasteropodi(turitelle).
Si possono osservare negli spessi strati di rocce ladiniche in fondo e lungo la valle dei crappi , di questo periodo seppure rari, si sono trovati resti di rettili (museo scientifico A.Caffi Bg), alcune pinne(anche retiche) bellissime.
Strati lunghi parecchie centinaia di metri di lumachellesi possono osservare sul Grina dove compaiono in superficie,e  scompaiono sotto erba e terra per ricomparire a poche decine di metri in modo che si può osservare con esattezza l’inclinazione e la continuazione degli strati medesimi.
Rocce più chiare e più calcaree  del Golla, Preda Balaranda, Val Gorgolina (cadute dal Grem) contengono pure gasteropodi di dimensione dell’ordine di 8-12 cm di lunghezza (varie specie).
Particolarmente ricche di quest’ultima famiglia, Ralete (Golla) Foppelli sotto le Ralete mentre piccoli gasteropodi ricoprono gli spuntoni di roccia molto chiara che emergono dal terreno lungo la Costa dei Roccoli (Golla). I ciotoli chiari delle Casere sono un ammasso di alghe piccolissime che ad occhio nudo si possono confondere con conchigliette. La dolce costa che decliva partendo dal Basello è particolarmente ricca di vegetali (belle felci ed altre piante del Mesozoico, ma non del Ladinico).
Questo tipo di roccia si presta all’estrazione e preparazione dei fossili in quanto si sfalda facilmente.
La costa dello Zuccone, oltre alle bivalve e gasteropodi più o meno piccoli, è ricca di corallo che emerge con le estremità nelle pietre singole e dagli strati di roccia. I mitili ladinici si possono trovare in buona quantità lungo i sentieri e le mulattiere che percorrono la costa che scende dallo Zuccone alla Trinità, già separati dalla roccia a causa del rotolamento o dal calpestio dei muli.
Pecten retici se ne trovano con molte altre specie un po’ dappertutto, in particolar modo vicino a Cavagnoli (Còss), Val Rogno, ecc…ecc.
Il corallo più bello si trova verso la chiesa di Barbata (Lach), Reda e Borleda.
Il territorio a in fondo della Valle del Riso (versante nord) partendo dalla Valle del Cöch tra Barsì e i Pracc fin verso il confine con Premolo, sempre a sud di Riso è povero di fossili ma ci si possono trovare dei bellissimi piccoli cristalli di quarzo (Ruch Foppa di Barbata, Chignöl Marchèt).
Lungo il musso nelle rocce tufacee mioceniche, trattengono perfette foglie di ontano e nocciolo.
Nel raibliano all’interno delle miniere non sono mai stati trovati, che si sappia, resti fossilizzati, quindi si può ritenere che il terreno si sia formato quando dai mari della zona non erano ancora emerse le rocce molto chiare del versante dello Zuccone e quelle vicine al roccolo di Golla (prima della Forcella Alta),alcune su Preda Balaranda altre sopra le Casere di Golla; fanno pensare la loro formazione  sia avvenuta in un grande periodo di siccità in quanto sono frastagliate quasi simmetricamente da screpolature profonde quanto è lo spessore dello strato roccioso, con evidente logorio della battigia.
Sul Grina caratteristici sono i massi cappelluti pregni di fossili che evidenziano tra la base e l’estremità, la parte intermedia più sottile dovuta allo sciacquio delle onde che col loro andirivieni ne hanno eroso la parte dove era più incisiva la forza dello sciacquio
WIKIPEDIA "FORMAZIONE DI GORNO"
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FORMAZIONE DI GORNO

FORMAZIONE DI GORNOPopolare
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FOSSILI DELLA FORMAZIONE DI GORNO

Osservazioni di Luigi Scolari 1975

La formazione particolare della conformazione del territorio di Gorno, risale (la parte più antica), al periodo ladinico, nelle quali rocce si possono trovare (roccia nerastra) in grande quantità i mitili, le bivalve e i branchiopodi, alcuni cefalopodi(ammaniti), alcuni gasteropodi(turitelle).
Si possono osservare negli spessi strati di rocce ladiniche in fondo e lungo la valle dei crappi , di questo periodo seppure rari, si sono trovati resti di rettili (museo scientifico A.Caffi Bg), alcune pinne(anche retiche) bellissime.
Strati lunghi parecchie centinaia di metri di lumachellesi possono osservare sul Grina dove compaiono in superficie,e  scompaiono sotto erba e terra per ricomparire a poche decine di metri in modo che si può osservare con esattezza l’inclinazione e la continuazione degli strati medesimi.
Rocce più chiare e più calcaree  del Golla, Preda Balaranda, Val Gorgolina (cadute dal Grem) contengono pure gasteropodi di dimensione dell’ordine di 8-12 cm di lunghezza (varie specie).
Particolarmente ricche di quest’ultima famiglia, Ralete (Golla) Foppelli sotto le Ralete mentre piccoli gasteropodi ricoprono gli spuntoni di roccia molto chiara che emergono dal terreno lungo la Costa dei Roccoli (Golla). I ciotoli chiari delle Casere sono un ammasso di alghe piccolissime che ad occhio nudo si possono confondere con conchigliette. La dolce costa che decliva partendo dal Basello è particolarmente ricca di vegetali (belle felci ed altre piante del Mesozoico, ma non del Ladinico).
Questo tipo di roccia si presta all’estrazione e preparazione dei fossili in quanto si sfalda facilmente.
La costa dello Zuccone, oltre alle bivalve e gasteropodi più o meno piccoli, è ricca di corallo che emerge con le estremità nelle pietre singole e dagli strati di roccia. I mitili ladinici si possono trovare in buona quantità lungo i sentieri e le mulattiere che percorrono la costa che scende dallo Zuccone alla Trinità, già separati dalla roccia a causa del rotolamento o dal calpestio dei muli.
Pecten retici se ne trovano con molte altre specie un po’ dappertutto, in particolar modo vicino a Cavagnoli (Còss), Val Rogno, ecc…ecc.
Il corallo più bello si trova verso la chiesa di Barbata (Lach), Reda e Borleda.
Il territorio a in fondo della Valle del Riso (versante nord) partendo dalla Valle del Cöch tra Barsì e i Pracc fin verso il confine con Premolo, sempre a sud di Riso è povero di fossili ma ci si possono trovare dei bellissimi piccoli cristalli di quarzo (Ruch Foppa di Barbata, Chignöl Marchèt).
Lungo il musso nelle rocce tufacee mioceniche, trattengono perfette foglie di ontano e nocciolo.
Nel raibliano all’interno delle miniere non sono mai stati trovati, che si sappia, resti fossilizzati, quindi si può ritenere che il terreno si sia formato quando dai mari della zona non erano ancora emerse le rocce molto chiare del versante dello Zuccone e quelle vicine al roccolo di Golla (prima della Forcella Alta),alcune su Preda Balaranda altre sopra le Casere di Golla; fanno pensare la loro formazione  sia avvenuta in un grande periodo di siccità in quanto sono frastagliate quasi simmetricamente da screpolature profonde quanto è lo spessore dello strato roccioso, con evidente logorio della battigia.
Sul Grina caratteristici sono i massi cappelluti pregni di fossili che evidenziano tra la base e l’estremità, la parte intermedia più sottile dovuta allo sciacquio delle onde che col loro andirivieni ne hanno eroso la parte dove era più incisiva la forza dello sciacquio
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FORMAZIONE DI GORNOPopolare
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PECTEN fossili della formazione di Gorno

Osservazioni di Luigi Scolari 1975

La formazione particolare della conformazione del territorio di Gorno, risale (la parte più antica), al periodo ladinico, nelle quali rocce si possono trovare (roccia nerastra) in grande quantità i mitili, le bivalve e i branchiopodi, alcuni cefalopodi(ammaniti), alcuni gasteropodi(turitelle).
Si possono osservare negli spessi strati di rocce ladiniche in fondo e lungo la valle dei crappi , di questo periodo seppure rari, si sono trovati resti di rettili (museo scientifico A.Caffi Bg), alcune pinne(anche retiche) bellissime.
Strati lunghi parecchie centinaia di metri di lumachellesi possono osservare sul Grina dove compaiono in superficie,e  scompaiono sotto erba e terra per ricomparire a poche decine di metri in modo che si può osservare con esattezza l’inclinazione e la continuazione degli strati medesimi.
Rocce più chiare e più calcaree  del Golla, Preda Balaranda, Val Gorgolina (cadute dal Grem) contengono pure gasteropodi di dimensione dell’ordine di 8-12 cm di lunghezza (varie specie).
Particolarmente ricche di quest’ultima famiglia, Ralete (Golla) Foppelli sotto le Ralete mentre piccoli gasteropodi ricoprono gli spuntoni di roccia molto chiara che emergono dal terreno lungo la Costa dei Roccoli (Golla). I ciotoli chiari delle Casere sono un ammasso di alghe piccolissime che ad occhio nudo si possono confondere con conchigliette. La dolce costa che decliva partendo dal Basello è particolarmente ricca di vegetali (belle felci ed altre piante del Mesozoico, ma non del Ladinico).
Questo tipo di roccia si presta all’estrazione e preparazione dei fossili in quanto si sfalda facilmente.
La costa dello Zuccone, oltre alle bivalve e gasteropodi più o meno piccoli, è ricca di corallo che emerge con le estremità nelle pietre singole e dagli strati di roccia. I mitili ladinici si possono trovare in buona quantità lungo i sentieri e le mulattiere che percorrono la costa che scende dallo Zuccone alla Trinità, già separati dalla roccia a causa del rotolamento o dal calpestio dei muli.
Pecten retici se ne trovano con molte altre specie un po’ dappertutto, in particolar modo vicino a Cavagnoli (Còss), Val Rogno, ecc…ecc.
Il corallo più bello si trova verso la chiesa di Barbata (Lach), Reda e Borleda.
Il territorio a in fondo della Valle del Riso (versante nord) partendo dalla Valle del Cöch tra Barsì e i Pracc fin verso il confine con Premolo, sempre a sud di Riso è povero di fossili ma ci si possono trovare dei bellissimi piccoli cristalli di quarzo (Ruch Foppa di Barbata, Chignöl Marchèt).
Lungo il musso nelle rocce tufacee mioceniche, trattengono perfette foglie di ontano e nocciolo.
Nel raibliano all’interno delle miniere non sono mai stati trovati, che si sappia, resti fossilizzati, quindi si può ritenere che il terreno si sia formato quando dai mari della zona non erano ancora emerse le rocce molto chiare del versante dello Zuccone e quelle vicine al roccolo di Golla (prima della Forcella Alta),alcune su Preda Balaranda altre sopra le Casere di Golla; fanno pensare la loro formazione  sia avvenuta in un grande periodo di siccità in quanto sono frastagliate quasi simmetricamente da screpolature profonde quanto è lo spessore dello strato roccioso, con evidente logorio della battigia.
Sul Grina caratteristici sono i massi cappelluti pregni di fossili che evidenziano tra la base e l’estremità, la parte intermedia più sottile dovuta allo sciacquio delle onde che col loro andirivieni ne hanno eroso la parte dove era più incisiva la forza dello sciacquio.

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fabrycjx 2012

Carta mineraria  cantiere Selvatici

Carta mineraria cantiere SelvaticiPopolare
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Tipica carta mineraria scala 1/500
In particolare questa mappa riguarda i cantieri della zona Selvatici (basso Riso)
L'ingresso principale, detto ribasso Riso, si pone a quota 559 mslm la soglia idriostatica si pone a circa 500 mslm


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fabrycjx2020

Triangolazioni

TriangolazioniPopolare
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Miniere di Gorno

Triangolazioni

Nella foto (imbocco ribasso Noble), caposaldo del primo punto della triangolazione di Walter Paulato
Quota 549.600
Rilevatore Imberti Andrea
Anno 1964/65

Attenzione molte mappe hanno quote scostate di 20 metri come si evince da questo documento dell'ufficio topografico miniere di Gorno

vedi documento triangolazioni qui

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fabrycjx2015

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