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CENTRALE DEL COSTONE

CENTRALE DEL COSTONEPopolare
Inviato dafabrycjxAltre foto da fabrycjx   Ultima modifica19/3/2019 12:54    
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MINIERE DI GORNO

società Tubi Togni Brescia

anno 1931:Intestazione del disegno della condotta forzata della centrale del Costone (120 metri di dislivello)
(centrale Luigi Noble)

In Val del Riso N°117 dicembre 2005

Citazione:
fabrycjx2013



MAPPA TRASPORTO CON TELEFERICHE

MAPPA TRASPORTO CON TELEFERICHEPopolare
Inviato dafabrycjxAltre foto da fabrycjx   Ultima modifica3/3/2019 15:57    
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Mappa generale dei trasporti aerei del minerale sugli 8000 ettari di concessione mineraria tra la Val Parina Val del Riso e Val Nossana
Qui tutto sulle teleferiche delle miniere di Gorrno
Citazione:
fabrycjx 2011

Statuto per mutua assistenza minatori

Statuto per mutua assistenza minatori
Inviato dafabrycjxAltre foto da fabrycjx   Ultima modifica2/3/2019 21:06    
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Statuto cassa mutua paritetica interna contro le malattie a favore degli operai occupati presso la società miniere e fonderie di zinco VIEILLE MONTAGNE (sezione di Gorno) anno 19301930



Citazione:
fabrycjx2019

VAGONE

VAGONEPopolare
Inviato dafabrycjxAltre foto da fabrycjx   Ultima modifica22/2/2019 17:43    
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Vagone hagglunds
Questi vagoni furono usati durante l'ampliamento
della galleria Riso-Parina lunga 11 km
Citazione:
fabrycjx2012

METALLURGIA DELLO ZINCO

METALLURGIA DELLO ZINCOPopolare
Inviato dafabrycjxAltre foto da fabrycjx   Ultima modifica29/1/2019 11:22    
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A.M.M.I. s.p.a.
STABILIMENTO DI ZINCO ELETTROLITICO DI PONTE NOSSA
REPARTO FUSIONE
LINGOTTATRICE PER ACCATASTAMENTO DI PANI DI ZINCO DA 25 Kg

METALLURGIA DELLO ZINCO
L'estrazione elettrolitica dello zinco, avviene partendo da minerali preconcentrati sottoposti ad arrostimento o calcinazione convertendo i composti dello zinco in ossidi solubili in acido solforico.
Il processo è suddiviso in cinque stadi:

1. Arrostimento - Calcinazione
Blenda (solfuro di zinco) ZnS+3/2 di O2= ZnO+SO2 (con forte sviluppo di calore)
calamina (carbonato di zinco) ZnCO3 + calore= ZnO+CO2 + H2O (il carbonato già solubile in acido viene calcinato per eliminare CO2,fluoro e cloro

2. Lisciviazione.

ZnO *H2 SO4 =ZnSO4 +H2O
La lisciviazione acida del minerale arrostito porta in soluzione molti elementi che occupano un posto più nobile dello zinco nella serie elettrochimica. Anche se presente in quantità modeste alcune di queste impurezze possono rendere impossibile la deposizione dello zinco o provocare fluttuazioni intollerabili di rendimento faradico durante le quali parte dello zinco depositato può ritornare in soluzione.

3.  Depurazione
La fase di depurazione va condotta in modo da ridurre quanto più possibile la dissoluzione di tali impurezze.

4. Elettrolisi
Nel processo di elettrolisi si ha un cambiamento dello stato chimico delle sostanze in soluzione al passaggio della corrente elettrica che produce effetti elettromagnetici sulle stesse sostanze. Lo zinco allo stato ionico caricato positivamente si sposta nella soluzione migrando al polo negativo (catodo) ove neutralizza la sua carica e si depone sotto forma di strato metallico.
L'impianto elettrolitico di Ponte Nossa era costituito da numero 216 celle di elettrolisi poste in cascata a gruppi di tre celle e n. 19 celle alimentate singolarmente.
Le celle unipolari di cemento con rivestimento interno di materiale sintetico di capacità 3200 litri corredate sulla parete esterna di barre di rame per il flusso di energia elettrica, erano poste in una sala di 50 X50 metri.
In ogni cella erano posizionati a una distanza di 7 cm l'uno dall'altro n. 36 catodi di alluminio delle dimensioni 1000x700 mm e 37 anodi di piombo in lega con l' l% di argento interposti fra due catodi e leggermente più piccoli dei catodi stessi.
I catodi collegati al polo negativo della sorgente elettrica avevano i bordi protetti da una cornice di gomma isolante per impedire la saldatura marginale dei due strati di zinco e favorirne il distacco. Gli anodi collegati al polo positivo della sorgente elettrica erano in lega con argento più resistente alla dissoluzione dell'acido solforico e quindi meno inquinanti per il deposito catodico.
L'alimentazione delle celle di testa, era composta da una miscela di soluzione depurata neutra proveniente dalla depurazione e da una parte dell'elettrolito esausto acido di ritorno dalle celle. La sua composizione era di 108 gr/lt di acido solforico, 75gr/lt zinco a 25°c di temperatura ottenuta con uno scambiatore a pacchi (Rosembland) in contro corrente con acqua fredda.
Il raffreddamento della soluzione era indispensabile per contenere entro 40°c l'aumento della temperatura per effetto joule dovuto al passaggio della corrente nella soluzione.
Temperatura che oltre a favorire la dissoluzione degli anodi, diminuisce la sovratensione dell'idrogeno che potrebbe annullare la scarica dello zinco essendo il comportamento dello ione idrogeno uguale al comportamento di un metallo).
La soluzione di alimentazione, veniva addizionata di solfato di stronzio (per la formazione di solfati misti di piombo insolubili) e solfato di alluminio (per facilitare il distacco del deposito e colla di pesce (per favorire una distribuzione uniforme della corrente elettrica sul catodo.
Elettricamente le celle erano collegate in serie ed alimentate da corrente continua con una tensione di cella oscillante tra 3,1 a3,7 volt (valore teorico 2 volt) a causa della polarizzazione ohmica e della sovratensione dell'ossigeno . La spesa energetica si aggirava intorno 3220 Kwh/ton per una produzione media giornaliera di circa 94 ton.
I catodi posti nelle celle per un periodo di 24 ore venivano estratti dalle stesse a gruppi di nove mediante paranco elettrico e trasportati su di un cavalletto di appoggio lavati con acqua corrente e privati del deposito di zinco dall'operatore. Successivamente i catodi padre in alluminio, dopo opportuna levigatura con apposite spazzole di acciaio, venivano reimmessi nelle proprie celle di elettrolisi per un successivo ciclo di elettrodeposizione di 24 ore.
I catodi figli, costituiti dallo zinco rimosso, indicizzati e campionati per l'analisi di laboratori venivano collocati in apposite gabbie di ferro e posti in posizione verticale per consentire lo sgocciolamento dell'acqua di lavaggio, quindi trasportati con un carrello elettrico sulla parte soprastante la fusione e immagazzinati in prossimità dei forni fusori.
Terminata l'analisi chimica del prodotto le gabbie ritenute non idonee per la produzione di zinco puro venivano individuate declassante e immagazzinate in prossimità del forno per lo zinco elettro o zinco legato con piombo.

5. Fusione.
Il deposito di zinco viene fuso nei forni fusori e trasformato in panetti di iperpuro, elettro o in lega con piombo alluminio magnesio rame e altri elementi secondo le caratteristiche e composizione indicate nella normativa UNI 3717 E 3718.
Ulteriore trasformazione dello zinco metallo avviene nell'impianto di produzione ossido di zinco per distillazione e immediata ossidazione in corrente di aria.

II reparto fusione era costituito da cinque forni fusori dotati di lingottiere semi automatiche.
Il forno numero 1 da 100 ton. riscaldato da 2 bruciatori a metano da 50mc/h era predisposto per la produzione di zinco elettrolitico.
Il forno numero 2 da 40 ton. riscaldato da un bruciatore a metano da 40mc/h era predisposto per la produzione di zinco puro 99.995%.
Il forno numero 3 da 30 ton. riscaldato da un bruciatore a metano da 30mc/h era predisposto per la produzione di lingotti in lega Zn/Al/Pb.
Il forno SIEMENS da 20 ton. ad energia elettrica era predisposto per la produzione di lingotti in lega Zn/Pb.
Il forno DEMAG da 11 ton ad energia elettrica era predisposto per la preparazione delle leghe Zn/Al/Mg .
Il forno veniva alimentato con zinco fuso travasato dal forno n. 2 mediante pompa in grafite.
Il forno CALAMARI da 3,2 ton. ad energia elettrica era predisposto per la produzione di lingotti da 800 kg in lega Zn/Al/Pb veniva alimentato con zinco fuso travasato da forno n. 3 mediante pompa in grafite.
Il ciclo di lavorazione di questo reparto avveniva alimentando i forni fusori n. 1 - 2 - 3 e SIEMENS (con battente perenne di zinco fuso) con lastre di zinco tramite uno scivolo di acciaio posto fra la parte superiore di immagazzinamento catodi e il centro del forno.
Dai forni fusori l'estrazione del metallo avveniva tramite pompe in grafite mosse da aria compressa.
Gli operatori addetti alla produzione di leghe di zinco gestivano oltre che il forno fusorio anche i forni ad induzione DEMAG e CALAMARI ove avveniva la giunta dei leganti e relativa omogeneizzazione della lega prima di essere colata negli stampi.
I lingotti durante la fase di metallo ancora fuso venivano ripuliti dalle metalline che affioravano in superficie prima della fase di solidificazione con acqua fredda.


docufilm descrizione storica e processo


video animazione del processo versione lingua inglese

depliant informativo A.M.M.I.

Citazione:
FABRYCJX2011

Il treno in Valle del Riso

Il treno in Valle del Riso Popolare
Inviato dafabrycjxAltre foto da fabrycjx   Ultima modifica31/12/2018 13:42    
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Miniere di Gorno
Anno 1956
Il treno entra per la prima volta, dalla stazione di Ponte Nossa nella Valle del Riso attraversando la galleria di 480 metri di lunghezza, l'unica della tratta Bergamo Clusone lungo la Valle Seriana

Citazione:
fabrycjx2019

Villaggio minerario di Campello

Villaggio minerario di CampelloPopolare
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Miniere di Gorno
Villaggio minerario di Campello

Fra Gorno e Oneta, in posizione più vicina al secondo che al primo, nei primi anni del secolo, sorse un nuovo agglomerato di case, sede della ditta  Crown Spelter. Fino ad allora, stando ad una delibera comunale del 26 ago- sto 1904, "non vi abitava che una famiglia, che aveva domicilio ad Oneta e saltuariamente anche quella. Ora però - continua il documento consiliare - [...] la località di cui si tratta va' prendendo una notevole importanza, stante ché vi è fissata la sede della ditta Crown Spelter coi relativi Uffici d'Amministrazione... .
Durante gli anni seguenti il numero delle case aumentò, ospitando le famiglie degli impiegati e dei dipendenti non originari del luogo. Fu costruito un edificio in stile inglese, con verande e saloni, denominato comunemente 'il palazzo nel quale risiedette dapprima il direttore delle miniere e in seguito furono ospitati i capi servizio e gli impiegati senza famiglia.
Il luogo aveva una sua atmosfera suggestiva, fiancheggiato da un giardino, circondato da vialetti ghiaiosi che si raggiungevano (e si raggiungono tuttora anche se  l'insieme ha perso buona parte del suo fascino) salendo una scalinata dagli ampi gradini. Le terrazze erbose, ricavate nei prati scoscesi, erano delimitati da glicini dal profumo denso. Per la gente del posto aveva probabilmente un'attrattiva fiabesca, anche perché riservata a persone che provenivano, a cavallo dei due secoli, dall'estero e poi dal Veneto, dalla Toscana e dalla Sardegna, dalle regioni cioè che avendo istituti industriali d'indirizzo minerario, oppu- re essendo sedi d'altre miniere, fornivano personale dirigente o di medio livello. Basta solo scorrere i nomi contenuti negli ordini di servizio e nei documenti delle ditte che si sono succedute negli anni per rendersi conto di questo fatto: Steidler, Zaj,. Horvell, Noble, Chenet, Toffolon, De Colò, Donati, Billi, Patt, Stefani, Franz, Sembianti, Atzori, Muscheri, Balbusso...
Sul minuscolo abitato, dominava una villa che divenne la residenza del direttore, anch’essa di stile vagamente inglese, che negli anni Settanta venne progressivamente abbandonata, ma che agli abitanti di Oneta e Gorno aveva dovuto sembrare una reggia.

Fonte  dal libro : "C'era solo la miniera"
Miniere e minatori della Valle del Riso di Giorgio Schena

Citazione:
FABRYCJX 2012

Il treno in Val del Riso

Il treno in Val del RisoPopolare
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La galleria che collegava lo stabilimento S.A.P.E.Z.in Val del Riso, fu terminata nel 1951 e utilizzata fino al 1967.
Lunga 480 metri permetteva il colleamento con la ferrovia della Valle Seriana.


Citazione:
fabrycjx 2012

LA PIU GRANDE TRAGEDIA MINERARIA ITALIANA

LA PIU GRANDE TRAGEDIA MINERARIA ITALIANAPopolare
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ARSIA – 28 febbraio 1940
Contrariamente ad una diffusa convinzione, non è la tragedia di Marcinelle (1956) la peggiore catastrofe mineraria italiana, ancorché occorsa in Belgio.
          La tragedia più grande fu quella dell’Arsa il 28 febbraio 1940, all’interno di quello che allora fu territorio nazionale italiano, con 185 morti, cinquanta in più delle vittime italiane a Marcinelle.

In questo disastro anche Gorno pagò il suo tributo, in quanto di tradizione mineraria aveva in queste miniere più di un minatore.
Cabrini Giovan Antonio nato il 28/4/1909
Guerinoni Angelo nato il 3/6/1906
Guerinoni Angelo Tobia nato il 5/3/19013
Zanotti Giovan Angelo nato il 31/5/1912
Cabrini Giovan Antonio risulta nell'elnco ufficiale delle vittime.


http://www.geoitaliani.it/2013/05/194 ... -grande-tragedia.html?m=1


RAŠA - ARSIA 1937. Grad za 547 dana


miniera

Documentazione

Regole per attività mineraria

Regole per attività minerariaPopolare
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Miniere di Gorno

Nella foto un cartello per segnali comando Skip

Regole per l'attività mineraria( prescrizioni)



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Fonte: Archivio minerario di Gorno

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