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Peroli Bassi

Peroli BassiPopolare
Inviato dafabrycjxAltre foto da fabrycjx   Ultima modifica7/4/2020 12:27    
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Gorno
Peroli Bassi anni 70 del secolo scorso

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fabrycjx2020

Turbina

TurbinaPopolare
Inviato dafabrycjxAltre foto da fabrycjx   Ultima modifica4/4/2020 9:58    
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Renzo Larco scrive al'incirca nel 1920

RICCHEZZE DELLA BERGAMASCA

LE MINIERE  DI  ZINCO  DELLA VALLE RISO

Poco prima di Ponte di Nossa il torrente Riso mette nel Serio. Il Riso discende dal Colle di Zambla e bagna una valle che, pur tra le minori e di più modesta rinomanza di questa regione prealpina lombarda, offre al visitatore varietà di panorami e nella sua stessa disadorna crudezza un contrasto di bellezze tra il fondo valle e le impervie coste montane spesso ammantate di folto bosco, che si sollevano ai fianchi con impetuosi sbalzi. La Valle Riso è destinata a far parte di quella bella strada interprovinciale che congiungerà il lago di Como e il lago d'Iseo, che cioè partendo e da Lecco e da Bellano convergerà su Maggio di Valsassina, per proseguir quindi per Vedeseta in Val Taleggio, toccando poi San Giovanni Bianco, San Pellegrino, Dossena, Oltre il Colle, Oneta, Clusone e Lovere, e sfociar qui sulla strada del Tonale. Sarà quindi, Valle Riso, frequentata dai viaggiatori dei grandi itinerari, e varrà anch'essa a mettere in valore dal punto di vista turistico la zona bergamasca, che ha per questo aspetto un sicuro avvenire.
Ma quell'ammasso montagnoso che da Cornalba a Serina, da Oltre il Colle al Passo di Zambla raccoglie nei suoi recessi conche prative e dossi boscosi, belvederi pittoreschi e campi di neve ormai già ricercati dai villeggianti estivi e dagli appassionati degli sport invernali, rinserra anche, nelle sue vi¬scere profonde, interessanti giacimenti di minerali. Allineamenti mineralizzati di materiali zinciferi serpeggiano da nord a sud tra Parre e Camerata Cornello, con andamento capriccioso, concentrandosi nelle fratture e cavità d'un calcare dolomitico dell'epoca del trias. Essi rivelano la loro presenza a Camerata, a Dossena e a Oltre il Colle sul versante della Brembana; a Oneta, a Gorno, a Premolo e a Parre sul versante della Seriana.
Ecco presso Gorno una piccola centrale elettrica alimentata dall'acqua del Riso derivata con tubazione. Ecco un forno per la calcinazione del minerale. Ed ecco ancora un grandioso impianto di laveria. Siamo già nella zona d'una miniera di zinco. Curiosa forma tozza a tino hanno questi forni, alti circa sei metri. La calamina, così i metallurgici chiamano tanto il carbonato che il silicato di zinco  che vi si getta per la calcinazione ivi riduce quasi d'un quarto il suo peso, ed elimina l'anidride carbonica, con l'acqua di cristallizzazione e la naturale umidità. Il minerale vi è disposto a strati alternati con altri strati di combustibile polverizzato; è una calcinazione lenta che si compie a una temperatura che oscilla tra gli ottocento e i novecento gradi. Per il materiale più minuto vi sono forni rotativi di calcinazione con focolare ad iniezione di carbone polverizzato, del tipo di quelli usati per la fabbricazione del cemento Portland artificiale.
Più interessante per il profano visitatore è però il lavoro che si compie nelle laverie. La laveria è un piccolo mondo infernale. Un fragore digrignante di ferraglie la empie, altissimo, come se mostri spaventevoli stritolassero, con le loro implacabili mascelle possenti, senza un istante di sosta, frantumi di catene, valanghe di macigni.
Il lavoro incomincia  dall'alto, dal tetto.
Un piano inclinato porta dalle banchine di deposito a una tramoggia di carico il materiale che fu raccolto nelle gallerie di scavo. E su in alto, in cima al piano inclinato, il materiale vien quindi rovesciato su griglie in cui si eliminano i pezzi più grossi. Incomincia allora il viaggio avventuroso dei frammenti del minerale calaminare, lucente, dalle fratture ineguali, di color bianco, giallo, bruno, verde, ceruleo. Cade e precipita, rotola e scivola, sbalza, saltella, corre e rimbalza, si sofferma un attimo attonito per rincominciare la sua corsa sincopata o sdrucciolante. E' un tamburellamento di ciottoli, un grandinare di pietre intermittente. L'acqua si mescola, regola ed accelera questa caduta a film concatenata.
Il minerale discende di piano in piano con lungo zigzagare; e di cernita in cernita si fa più piccolo; elimina sempre maggiori scorie, la parte ricca dalla ganga; si sgrossa e si purifica; s'ingorga nei frantoi a mascelle che lo sottopongono a una interminabile maciullazione; esce dalla stretta sfinito, ma è ripreso spietatamente in crivelli d'ogni tipo e forma: a tamburo, piatti, a nastro, che Io trattengono al tormento di nuove e sempre più minute selezioni.
L'alveare gigantesco che è la laveria stilla acqua da tutte le sue cavità, da tutte le sue giunture. Per il lavaggio e per la selezione delle particene pesanti le buone dalle più leggere le sterili, occorrono quantità ingenti d'acqua, più che seimilacinquecento litri al minuto primo. E ingegnosissimi macchinari riempiono ogni ripiano; macchinari grandiosi, che dimostrano quanta sottigliezza d'ingegno ha presieduto alla loro creazione. Questa sola laveria di Gorno che è di media capacità, può trattare novanta tonnellate di materiale al giorno, costruita come fu per una elaborazione di dieci tonnellate orarie. Lo zinco è proprio qui che sottoscrive il suo atto di nascita. Da queste manciate di sporca sabbietta usciranno un giorno un imbuto, un elemento di pila, un cliché. Ma quanto mondo dovrai ancora percorrere, o calamina della mia bella Bergamasca, dopo che da questo momento ci saremo separati...
Entriamo adesso nelle viscere del monte, nel tunnel che ci porta alle gallerie ove avviene lo scavo del materiale zincifero. La galleria penetra nella montagna, diritta, piana, comoda. Dei binarietti lasciano scivolare rosari di vagoncini colmi di minerale, che cavalli e muli abituati all'oscurità trascinano. A mille e cinquecento metri addentro nel monte, in una grotta scavata a furia di mine, è installata la centrale elettrica: due turbine delle Costruzioni Meccaniche Riva; e due alternatori del Tecnomasio Italiano, l'uno che può fornire centosessanta, l'altro centotrenta KVA. Questa Centrale che funziona da due anni sviluppa la forza necessaria a mettere in attività piena la miniera, e può anche fornire l’illuminazione a molti paesi, come Gorno, Oneta, Oltre il Colle.
La miniera, meglio le miniere di Valle Riso, ramificano nel grembo delle montagne più che cento chilometri di gallerie per ogni senso, in alto e in basso, di sbieco, trasversalmente. Qui s'apre il buco d'una discenderia, cioè d'una galleria di scavo che discende. La galleria è angusta, diseguale, e il terreno è sdrucciolevole, inclinato spesso come una scala. Discendono i tubi dell'aria compressa, che mettono lontano in azione i martelli perforatori. Le calamine sotto forma concrezionata o terrosa formano ammassi irregolari dove i martelli possono a loro agio mordere. Il minerale estratto viene sollevato a mezzo di piani inclinati, e lo scarico si compie automaticamente.
Più in alto, nella vallata del Riso e nella laterale valletta dell'Orso, intorno a Oneta, fino a Oltre il Colle, altri cantieri, altri forni, altre laverie moltipìicano l'intenso, disciplinato lavoro.
Queste miniere della Bergamasca furono certo coltivate qua e là in tempi in cui non si conosceva la polvere. I romani designarono il minerale di zinco col nome di cadmia. Ma una conoscenza più diffusa in questo ramo ebbero gli orientali, sopratutto i cinesi. I portoghesi importarono lo zinco dall'Oriente in Europa a partire dal secolo XVI, e si finì per sorprendere il segreto dei procedimenti cinesi. Non fu però che al principio del secolo XIX che un chimico di Liegi, Daniele Dony, pervenne a determinare un metodo di riduzione, che permise d'ottenere a un prezzo ragionevole, uno zinco sufficientemente malleabile per essere laminato. Il procedimento Dony è, ancora oggi, il migliore fra quanti sono stati poi ideati per fabbricare lo zinco, per via termica.
Ora da un antico luogo e dal nome tradizionale di una antica miniera situata a Moresnet, ai confini dell'antico Ducato di Limburgo e del Principato di Liegi, derivò la propria insegna la Società della Vielle Montagne, che si costituì in Belgio nel 1837. Questa Società possedeva all'atto di costituzione soltanto la miniera di calamina di Moresnet, la fonderia di zinco di San Leo¬nardo, a Liegi; i due piccoli laminatoi di Hom e di Houx, in Francia; infine sulle rive del’Ourthe, l'officina d'Angleur, ancora in costruzione.
Ma qualche mese più tardi la Società già acquistava i laminatoi di Bray, in Francia, di Tilff, in Belgio. E se gli inizi furono laboriosi e lo sviluppo s'operò lentamente, presto, a partire dal 1853, incominciò l'espansione progressiva e sempre più accentuata. Venivano acquistate miniere e officine in Svezia, in Germania, in Sardegna, in Algeria e in Tunisia, in Francia lungo le coste del Mediterraneo e nei dipartimenti del Nord; quindi in Inghilterra e infine ancora in Italia, nell'Italia settentrionale. In breve questa Società dirigeva nel 1927 il lavoro di 32 stabilimenti, produceva 153.000 tonn. di minerali finiti, 97.578 tonn. di zinco in pani, 67.184 tonn. di zinco laminato, 24.483 tonn. di ossido di zinco, 15.400 tonn. di piombo, 25.140 kg. di argento, 91.000 tonn. di acido solforico.
Le miniere che la « Vieille Montagne » possiede in Bergamasca si possono dividere in due gruppi. Un gruppo è quello costituito dalle miniere d'Oltre il Colle (Oltre il Colle, Serina, Dossena) e di Parre e di Premolo, che la Società possiede da oltre trentanni. L'altro gruppo è quello più propriamente formato dalle miniere di Valle Riso e dell'Orso, cioè di Gorno e d'Oneta che la Società acquistò cinque anni fa da altra società inglese.
E' interessante a questo punto notare che la prima attenzione in tempi recenti, fu richiamata su queste miniere di Valle Riso da un minatore bergamasco il quale andato a lavorare in Sardegna ritornò con qualche cognizione empirica di cose minerarie e notò la natura delle roccie e ne parlò a un genovese, tale Sileoni Giacomo, che richiese al Governo la concessione, questo avveniva nel 1871 e con capitali limitati iniziò lo sfruttamento delle miniere. Ma per l'esiguità dei suoi capitali, in imprese di questo genere in cui occorrono larghe riserve, presto l'intraprendente industriale si trovò a mal partito; cedeva allora le sue concessioni a certi inglesi che, infine, costituirono la English Crown Spelter Co.
L'altro gruppo di miniere, quelle d'Oltre il Colle, furono, anch'esse, in modo simile riscoperte. Fu qui un livornese, certo Modigliani, che in Sardegna avendo sentito parlare vagamente dei giacimenti zinciferi della Bergamasca, volle conoscerli e poi sfruttarli. Ma ben presto fallì. Passarono quindi in mano, queste miniere, della Banca Romana e della Banca d'Italia, finché vennero acquistate dalla Vieille Montagne la quale, d'altra parte, metteva in valore, grazie alla sua iniziativa ed esperienza, giacimenti contigui. Essa adesso impiega nei due centri minerari oltre mille operai: un buon terzo nella zona d'Oltre il Colle; gli altri nella seconda zona.
Oggi noi assistiamo a una abile e vasta e razionale ripresa di sfruttamento a una vera rivalorizzazione delle miniere di Valle Riso e dell'Orso, che dopo i1 periodo turbinoso della guerra e dell'immediato dopo¬guerra parevano esaurite; e restarono infatti chiuse due anni, con grandissimo danno degli abitanti delle valli, che sul lavoro nelle miniere in gran parte vivono, dato che ben scarse risorse locali d'altro genere esistono.
Ma in questi ultimi cinque anni queste miniere d'Oneta e di Gorno sono state diligentemente rimesse in ordine e, sotto la guida dell'ing. Luigi Noble, direttore dell'intero gruppo di miniere della Vieille Montagne in Bergamasca, con attenzione e intelligenza studiate dagli ingegneri Fermo Lecchi, Bernardino Bargelli, Giovanni Masobello, coadiuvati  da squadre di tecnici, periti minerari e capi minatori, per la maggior parte nativi di questa forte terra orobica. Oggi tutto un ciclo complesso e imponente di preparazione è compiuto. Sono stati approfonditi e bene indirizzati gli scavi in galleria, ingigantiti gli impìanti elettrici, lanciate teleferiche tra monte e valle e ampliati i cantieri e riorganizzate e moltiplicate le laverie. Presso Gorno è sorta una frazione nuova e modernissima di palazzine per gli uffici di direzione e d'amministrazione, per gli alloggi degli impiegati, per lo  spaccio delle merci di maggior consumo ove tutti gli operai possono a prezzi fino inferiori a quelli di calmiere rifornirsi. Un forno a vapore produce quotidianamente il pane; una bibliotechina offre a chi lo chiede i1 pane  dell'intelligenza  e  dell'anima; un circolo permette ore di sano svago.
E' un centro fecondo di lavoro e di produzione che s'aggiunge ai tanti che mirabilmente funzionano in questa terra di Bergamo, «sonante d'industrie ordinate, protesa alle conquiste più nuove».

Renzo Larco
copia del documento originale

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fabrycjx2019

Funivia Gorno-Chignolo

Funivia Gorno-Chignolo
Inviato dafabrycjxAltre foto da fabrycjx   Ultima modifica2/4/2020 15:19    
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Funivia Gorno-Chignolo
Quando qualcuno ipotizzò una funivia tra Gorno e Chignolo di Oneta


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fabrycjx2020

Gorno: La filodrammatica femminile

Gorno: La filodrammatica femminile
Inviato dafabrycjxAltre foto da fabrycjx   Ultima modifica4/3/2020 9:24    
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La filodrammatica femminile

Tra gli anni trenta e sessanta del secolo scorso sono esistite a Gorno due compagnie filodrammatiche, una maschile ed una femminile, che si esibivano nel teatro del vecchio oratorio.
La compagnia femminile era denominata “Compagnia filodrammatica Eva Lavallière”.
Le attrici erano talmente brave da essere elogiate da una rivista teatrale, “Teatro delle giovani”. Nel numero di febbraio 1954 infatti si legge: ”Dal Bergamasco, Gorno (Val Seriana) la Compagnia filodrammatica Eva Lavallière... il volto di molte attrici ci è nuovo, ma da come presentano la loro parte promettono molto bene”.
Animatrice della filodrammatica femminile era ancora una volta Suor Giuseppina.
Nell’immagine le componenti della compagnia nel 1950, dopo la rappresentazione del dramma “Il segno della croce”.

Amerigo Baccanelli
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fabrycjx2020

Gorno: Monumento ai caduti

Gorno: Monumento ai caduti
Inviato dafabrycjxAltre foto da fabrycjx   Ultima modifica3/3/2020 17:25    
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STORIA DEL MONUMENTO AI CADUTI


Nel 1919, al termine della guerra, i caduti vennero dapprima ricordati con una lastra di marmo collocata sulla parete ovest del municipio (verso la mulattiera Chiesa parrocchiale Villassio). La lastra venne inaugurata domenica 26 gennaio 1919.                    
La spesa venne sostenuta dal direttore delle miniere di Gorno Ing. Ernesto Zay; si legge in una sua lettera datata 24 gennaio 1919: “Domando quindi che il Comune accetti una mia modesta offerta a perenne ricordo dei morti per la Patria. Farò scolpire su una lapide chedovrà essere murata all’esterno della casa comunale, i nomi dei caduti. Tutto sarà fatto a mie spese: non domando che l’accettazione del modesto dono da parte del Comune”. La lastra restò collocata sull’edificio comunale sino alla fine del secolo scorso, quando lo stesso fu ricostruito.

Agli abitanti di Gorno questo però non bastava e così nel 1920 si formò un comitato per la costruzione di un monumento in onore dei caduti.  
L’avviso del comitato rivolto alla popolazione così si esprimeva: ”La pietà viva, il ricordo perenne che nutriamo versoi nostri baldi giovani recisi nel fior degli anni da piombo nemico o da morbo crudele, mentre appunto le speranze più belle di un florido avvenire si presentavano loto innanzi, ci deve spingere a non mostrarci indifferenti nella nostra offerta per erigere un monumento fra noi che sia degno della nostra gloriosa tradizione e segno della nostra gratitudine. A voi dunque, o Gornesi, si rivolgono i membri della Commissione sottoscritta perché vogliate rispondere al loro appello con la vostra generosità…”.
Negli anni 1920-1921 vennero reperiti i fondi ed il comitato si mise subito al lavoro per la costruzione del monumento, edificato sul sagrato della chiesa “nel reliquato di terreno comunale a sinistra della gradinata che serve di accesso alla parrocchia” (salendo dalla contrada di Erdeno).

Opera dello scultore Carlo Comana di Bergamo, il monumento con il nome dei caduti venne inaugurato nel mese di ottobre 1921 con una commovente cerimonia. Negli inviti ai reduci ed alle autorità si legge: “Questo Comune intende inaugurare un monumento ai propri caduti nella guerra nazionale. E’ intenzione del Comitato,costituitosi a tale scopo, di festeggiare… con pubbliche dimostrazioni, onde queste sempre più valgano a cementare quella concordia di animi e di volontà necessaria a mantenere vivo il sentimento di Patria e il ricordo verso coloro che s’innalzarono sui campi di battaglia per rendere alla Patria i suoi naturali confini e facendo rifulgere di nuova luce l’onore della armi italiane….”.

La spesa sostenuta per l’opera scultorea ammontò a Lire 15.100, per il trasporto da Bergamo e la posa a Lire 8.342 e per la festa d’inaugurazione a Lire 3.027, per un totale di Lire 26.469, corrispondente ad Euro 38.000 odierni. Il Comune partecipò con Lire 8.000, la ditta The English Crown Spelter con Lire 3.000, altri privati con Lire 7.769. Rimase un debito di Lire 7.700 che venne saldato successivamente.

      Amerigo Baccanelli

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fabrycjx2020


Sala cinema e teatro Gorno

Sala cinema e teatro Gorno
Inviato dafabrycjxAltre foto da fabrycjx   Ultima modifica27/2/2020 10:01    
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Sala cinema e teatro Gorno

Il pubblico presente all'interno del cinema teatro dell'oratorio di Gorno negli anni 60 del secolo scorso

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fabrycjx2020

Cinema e Oratorio a Gorno

Cinema e Oratorio a Gorno
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Cinema e oratorio di Gorno

Il vecchio oratorio maschile di Gorno venne costruito nel 1913. Posto accanto alla chiesa della Madonna delle Grazie fu demolito alla fine degli anni settanta del secolo scorso per consentire la costruzione dell’edificio delle scuole medie.

L’edificio dell’oratorio ospitava pure l’abitazione del curato ed un piccolo teatro, dal 1947 cine-teatro, funzionante sino agli inizi degli anni settanta.

Nelle immagini l’edificio del vecchio oratorio
(Amerigo Baccanelli)

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fabricjx2020

Mitici speleologi di Gorno

Mitici speleologi di GornoPopolare
Inviato dafabrycjxAltre foto da fabrycjx   Ultima modifica21/2/2020 12:47    
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Forse non tutti sanno che già negli anni sessanta il gruppo Camòs di Gorno aveva elementi che oltre ad essere appassionati di montagna già si cimentavano nella speleologia.
Nel Ribasso Noble (Riso Piazza Rossa) al progressivo 1000, i minatori intercettarono una grotta; conoscendone l'esistenza, i nostri compaesani Zanotti Serafino*, Zanotti Albino, Guerinoni Celesto e Telini Enrico, per primi la ispezionarono e giunsero solo loro nel punto naturale più profondo di Gorno il giorno 1 novembre 1969, ponendo una croce con una scritta per ricordare l'impresa, che non venne però mai ufficializzata.
(nella foto la croce e il messaggio che lasciarono sul fondo della grotta)
In seguito altri speleologi ispezionarono la grotta, mappandola, venne chiamata grotta Moioli

*fatti riferiti dall'unico testimone vivente, Zanotti Serafino, che ha partecipato all'operazione.


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fabrycjx2011





Gorno: Frazione Riso anni 70

Gorno: Frazione Riso anni 70Popolare
Inviato dafabrycjxAltre foto da fabrycjx   Ultima modifica27/1/2020 10:47    
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Gorno:
Contrada Riso

Case a Campello

Case a CampelloPopolare
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Renzo Larco scrive nel 1920

RICCHEZZE DELLA BERGAMASCA

LE MINIERE  DI  ZINCO  DELLA VALLE RISO

Poco prima di Ponte di Nossa il torrente Riso mette nel Serio. Il Riso discende dal Colle di Zambla e bagna una valle che, pur tra le minori e di più modesta rinomanza di questa regione prealpina lombarda, offre al visitatore varietà di panorami e nella sua stessa disadorna crudezza un contrasto di bellezze tra il fondo valle e le impervie coste montane spesso ammantate di folto bosco, che si sollevano ai fianchi con impetuosi sbalzi. La Valle Riso è destinata a far parte di quella bella strada interprovinciale che congiungerà il lago di Como e il lago d'Iseo, che cioè partendo e da Lecco e da Bellano convergerà su Maggio di Valsassina, per proseguir quindi per Vedeseta in Val Taleggio, toccando poi San Giovanni Bianco, San Pellegrino, Dossena, Oltre il Colle, Oneta, Clusone e Lovere, e sfociar qui sulla strada del Tonale. Sarà quindi, Valle Riso, frequentata dai viaggiatori dei grandi itinerari, e varrà anch'essa a mettere in valore dal punto di vista turistico la zona bergamasca, che ha per questo aspetto un sicuro avvenire.
Ma quell'ammasso montagnoso che da Cornalba a Serina, da Oltre il Colle al Passo di Zambla raccoglie nei suoi recessi conche prative e dossi boscosi, belvederi pittoreschi e campi di neve ormai già ricercati dai villeggianti estivi e dagli appassionati degli sport invernali, rinserra anche, nelle sue viscere profonde, interessanti giacimenti di minerali. Allineamenti mineralizzati di materiali zinciferi serpeggiano da nord a sud tra Parre e Camerata Cornello, con andamento capriccioso, concentrandosi nelle fratture e cavità d'un calcare dolomitico dell'epoca del trias. Essi rivelano la loro presenza a Camerata, a Dossena e a Oltre il Colle sul versante della Brembana; a Oneta, a Gorno, a Premolo e a Parre sul versante della Seriana.
Ecco presso Gorno una piccola centrale elettrica alimentata dall'acqua del Riso derivata con tubazione. Ecco un forno per la calcinazione del minerale. Ed ecco ancora un grandioso impianto di laveria. Siamo già nella zona d'una miniera di zinco. Curiosa forma tozza a tino hanno questi forni, alti circa sei metri. La calamina, così i metallurgici chiamano tanto il carbonato che il silicato di zinco  che vi si getta per la calcinazione ivi riduce quasi d'un quarto il suo peso, ed elimina l'anidride carbonica, con l'acqua di cristallizzazione e la naturale umidità. Il minerale vi è disposto a strati alternati con altri strati di combustibile polverizzato; è una calcinazione lenta che si compie a una temperatura che oscilla tra gli ottocento e i novecento gradi. Per il materiale più minuto vi sono forni rotativi di calcinazione con focolare ad iniezione di carbone polverizzato, del tipo di quelli usati per la fabbricazione del cemento Portland artificiale.
Più interessante per il profano visitatore è però il lavoro che si compie nelle laverie. La laveria è un piccolo mondo infernale. Un fragore digrignante di ferraglie la em¬pie, altissimo, come se mostri spaventevoli stritolassero, con le loro implacabili mascelle possenti, senza un istante di sosta, frantumi di catene, valanghe di macigni.
Il lavoro incomincia  dall'alto, dal tetto.
Un piano inclinato porta dalle banchine di deposito a una tramoggia di carico il materiale che fu raccolto nelle gallerie di scavo. E su in alto, in cima al piano inclinato, il materiale vien quindi rovesciato su griglie in cui si eliminano i pezzi più grossi. Incomincia allora il viaggio avventuroso dei frammenti del minerale calaminare, lucente, dalle fratture ineguali, di color bianco, giallo, bruno, verde, ceruleo. Cade e precipita, rotola e scivola, sbalza, saltella, corre e rimbalza, si sofferma un attimo attonito per rincominciare la sua corsa sincopata o sdrucciolante. E' un tamburellamento di ciottoli, un grandinare di pietre intermittente. L'acqua si mescola, regola ed accelera questa caduta a film concatenata.
Il minerale discende di piano in piano con lungo zigzagare; e di cernita in cernita si fa più piccolo; elimina sempre maggiori scorie, la parte ricca dalla ganga; si sgrossa e si purifica; s'ingorga nei frantoi a mascelle che lo sottopongono a una interminabile maciullazione; esce dalla stretta sfinito, ma è ripreso spietatamente in crivelli d'ogni tipo e forma: a tamburo, piatti, a nastro, che Io trattengono al tormento di nuove e sempre più minute selezioni.
L'alveare gigantesco che è la laveria stilla acqua da tutte le sue cavità, da tutte le sue giunture. Per il lavaggio e per la selezione delle particene pesanti le buone dalle più leggere le sterili, occorrono quantità ingenti d'acqua, più che seimilacinquecento litri al minuto primo. E ingegnosissimi macchinari riempiono ogni ripiano; macchinari grandiosi, che dimostrano quanta sottigliezza d'ingegno ha presieduto alla loro creazione. Questa sola laveria di Gorno che è di media capacità, può trattare novanta tonnellate di materiale al giorno, costruita come fu per una elaborazione di dieci tonnellate orarie. Lo zinco è proprio qui che sottoscrive il suo atto di nascita. Da queste manciate di sporca sabbietta usciranno un giorno un imbuto, un elemento di pila, un cliché. Ma quanto mondo dovrai ancora percorrere, o calamina della mia bella Bergamasca, dopo che da questo momento ci saremo separati...
Entriamo adesso nelle viscere del monte, nel tunnel che ci porta alle gallerie ove avviene lo scavo del materiale zincifero. La galleria penetra nella montagna, diritta, piana, comoda. Dei binarietti lasciano scivolare rosari di vagoncini colmi di minerale, che cavalli e muli abituati all'oscurità trascinano. A mille e cinquecento metri addentro nel monte, in una grotta scavata a furia di mine, è installata la centrale elettrica: - due turbine delle Costruzioni Meccaniche Riva; e due alternatori del Tecnomasio Italiano, l'uno che può fornire centosessanta, l'altro centotrenta KVA. Questa Centrale che funziona da due anni sviluppa la forza necessaria a mettere in attività piena la miniera, e può anche fornire l’illuminazione a molti paesi, come Gorno, Oneta, Oltre il Colle.
La miniera, meglio le miniere di Valle Riso, ramificano nel grembo delle montagne più che cento chilometri di gallerie per ogni senso, in alto e in basso, di sbieco, trasversalmente. Qui s'apre il buco d'una discenderia, cioè d'una galleria di scavo che discende. La galleria è angusta, diseguale, e il terreno è sdrucciolevole, inclinato spesso come una scala. Discendono i tubi dell'aria compressa, che mettono lontano in azione i martelli perforatori. Le calamine sotto forma concrezionata o terrosa formano ammassi irregolari dove i martelli possono a loro agio mordere. Il minerale estratto viene sollevato a mezzo di piani inclinati, e lo scarico si compie automaticamente.
Più in alto, nella vallata del Riso e nella laterale valletta dell'Orso, intorno a Oneta, fino a Oltre il Colle, altri cantieri, altri forni, altre laverie moltipìicano l'intenso, disciplinato lavoro.
Queste miniere della Bergamasca furono certo coltivate qua e là in tempi in cui non si conosceva la polvere. I romani designarono il minerale di zinco col nome di cadmia. Ma una conoscenza più diffusa in questo ramo ebbero gli orientali, sopratutto i cinesi. I portoghesi importarono lo zinco dall'Oriente in Europa a partire dal secolo XVI, e si finì per sorprendere il segreto dei procedimenti cinesi. Non fu però che al principio del se¬colo XIX che un chimico di Liegi, Daniele Dony, pervenne a determinare un metodo di riduzione, che permise d'ottenere a un prezzo ragionevole, uno zinco sufficiente¬mente malleabile per essere laminato. Il procedimento Dony è, ancora oggi, il migliore fra quanti sono stati poi ideati per fabbricare lo zinco, per via termica.
Ora da un antico luogo e dal nome tradizionale di una antica miniera situata a Moresnet, ai confini dell'antico Ducato di Limburgo e del Principato di Liegi, derivò la propria insegna la Società della Vielle Montagne, che si costituì in Belgio nel 1837. Questa Società possedeva all'atto di costituzione soltanto la miniera di calamina di Moresnet, la fonderia di zinco di San Leo¬nardo, a Liegi; i due piccoli laminatoi di Hom e di Houx, in Francia; infine sulle rive del’Ourthe, l'officina d'Angleur, ancora in costruzione.
Ma qualche mese più tardi la Società già acquistava i laminatoi di Bray, in Francia, di Tilff, in Belgio. E se gli inizi furono laboriosi e lo sviluppo s'operò lentamente, presto, a partire dal 1853, incominciò l'espansione progressiva e sempre più accentuata. Venivano acquistate miniere e officine in Svezia, in Germania, in Sardegna, in Algeria e in Tunisia, in Francia lungo le coste del Mediterraneo e nei dipartimenti del Nord; quindi in Inghilterra e infine ancora in Italia, nell'Italia settentrionale. In breve questa Società dirigeva nel 1927 il lavoro di 32 stabilimenti, produceva 153.000 tonn. di minerali finiti, 97.578 tonn. di zinco in pani, 67.184 tonn. di zinco laminato, 24.483 tonn. di ossido di zinco, 15.400 tonn. di piombo, 25.140 kg. di argento, 91.000 tonn. di acido solforico.
Le miniere che la « Vieille Montagne » possiede in Bergamasca si possono dividere in due gruppi. Un gruppo è quello costituito dalle miniere d'Oltre il Colle (Oltre il Colle, Serina, Dossena) e di Parre e di Premolo, che la Società possiede da oltre trentanni. L'altro gruppo è quello più propriamente formato dalle miniere di Valle Riso e dell'Orso, cioè di Gorno e d'Oneta che la Società acquistò cinque anni fa da altra società inglese.
E' interessante a questo punto notare che la prima attenzione in tempi recenti, fu richiamata su queste miniere di Valle Riso da un minatore bergamasco il quale andato a lavorare in Sardegna ritornò con qualche cognizione empirica di cose minerarie e notò la natura delle roccie e ne parlò a un genovese, tale Sileoni Giacomo, che richiese al Governo la concessione, questo avveniva nel 1871 e con capitali limitati iniziò lo sfruttamento delle miniere. Ma per l'esiguità dei suoi capitali, in imprese di questo genere in cui occorrono larghe riserve, presto l'intraprendente industriale si trovò a mal partito; cedeva allora le sue concessioni a certi inglesi che, infine, costituirono la English Crown Spelter Co.
L'altro gruppo di miniere, quelle d'Oltre il Colle, furono, anch'esse, in modo simile riscoperte. Fu qui un livornese, certo Modigliani, che in Sardegna avendo sentito parlare vagamente dei giacimenti zinciferi della Bergamasca, volle conoscerli e poi sfruttarli. Ma ben presto fallì. Passarono quindi in mano, queste miniere, della Banca Romana e della Banca d'Italia, finché vennero acquistate dalla Vieille Montagne la quale, d'altra parte, metteva in valore, grazie alla sua iniziativa ed esperienza, giacimenti contigui. Essa adesso impiega nei due centri minerari oltre mille operai: un buon terzo nella zona d'Oltre il Colle; gli altri nella seconda zona.
Oggi noi assistiamo a una abile e vasta e razionale ripresa di sfruttamento a una vera rivalorizzazione delle miniere di Valle Riso e dell'Orso, che dopo i1 periodo turbinoso della guerra e dell'immediato dopo¬guerra parevano esaurite; e restarono in¬fatti chiuse due anni, con grandissimo danno degli abitanti delle valli, che sul lavoro nelle miniere in gran parte vivono, dato che ben scarse risorse locali d'altro genere esistono.
Ma in questi ultimi cinque anni queste miniere d'Oneta e di Gorno sono state diligentemente rimesse in ordine e, sotto la guida dell'ing. Luigi Noble, direttore dell'intero gruppo di miniere della Vieille Montagne in Bergamasca, con attenzione e intelligenza studiate dagli ingegneri Fermo Lecchi, Bernardino Bargelli, Giovanni Masobello, coadiuvati  da squadre di tecnici, periti minerari e capi minatori, per la maggior parte nativi di questa forte terra orobica. Oggi tutto un ciclo complesso e imponente di preparazione è compiuto. Sono \ stati approfonditi e bene indirizzati gli scavi in galleria, ingigantiti gli impìanti elettrici, lanciate teleferiche tra monte e valle e ampliati i cantieri e riorganizzate e moltiplicate le laverie. Presso Gorno è sorta una frazione nuova e modernissima di palazzine per gli uffici di direzione e d'amministrazione, per gli alloggi degli impiegati, per lo  spaccio delle merci di maggior consumo ove tutti gli operai possono a prezzi fino inferiori a quelli di calmiere rifornirsi. Un forno a vapore produce quotidianamente il pane; una bibliotechina offre a chi lo chiede i1 pane  dell'intelligenza  e  dell'anima; un circolo permette ore di sano svago.
E' un centro fecondo di lavoro e di produzione che s'aggiunge ai tanti che mirabilmente funzionano in questa terra di Bergamo, «sonante d'industrie ordinate, protesa alle conquiste più nuove».


Renzo Larco

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fabrycjx2019

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