Foto : Parroci di Gorno Totale:13

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Don Angelo Cavagna

Don Angelo CavagnaPopolare
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Don Angelo Cavagna

(di Bonate Sotto) Parroco a Gorno dal 1918 al 1932

Citazione:
fabrycjx2013

Don Battista Gotti

Don Battista GottiPopolare
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Don Battista Gotti (di Almè) Parroco a Gorno dal 1958 al 1966


In Val del Riso N° 6 Giugno 1988

Citazione:
periodico In Val del Riso

Don Federico Chiappini

Don Federico ChiappiniPopolare
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Don Federico Chiappini

In Val del Riso N°160 ottobre 2016

Don Felice Suagher

Don Felice SuagherPopolare
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Don Felice Suagher (di Comenduno di Albino) Parroco a Gorno dal 1945 al 1951

Citazione:
fabrycjx 2012

Don GianBattista Ceruti

Don GianBattista CerutiPopolare
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Don GianBattista Ceruti

PARROCO A CORNO PER 36 ANNI
Don Gian Battista nasce a Gorno, nella contrada Villassio, l' 11 novembre 1790, da Francesco (detto Camilett) e da Riccardi Domenica da Bondione.
Nel 1812 viene ordinato sacerdote e il giorno di Pentecoste celebra la sua prima Messa a Gorno.
Per alcuni anni continua a fare il rettore a Clusone, poi è nominato parroco nel suo paese natale nel 1817 e vi rimane fino al 1824.
Torna per alcuni anni al rettorato e all'insegnamento sempre a Clusone.
Nel 1829 viene nuovamente nominato parroco di Gorno a "furor di popolo"; le cronache di quell'epoca ricordano che «il popolo, troppo a lui devoto, protestava col fatto di non più entrare in chiesa se non fosse ritornato.
Don Gian Battista muore a Gorno il 6 giugno
1862.

Don Giovan Battista Zucchelli

Don Giovan Battista ZucchelliPopolare
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Don Giovan Battista Zucchelli
Parroco nella comunità della Valle del Riso
dal 29/9/2013

Diocesi di Bergamo

Don Giovanni Bosio

Don Giovanni BosioPopolare
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Don Giovanni Bosio Parroco a Gorno dal 1987 al 1996

Don Giulio Bosatelli

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Don Giulio Bosatelli (di Castagneta Bergamo) Parroco a Gorno dal 1932 al 1945

Citazione:
fabrycjx 2012

Don Giuseppe Magni

Don Giuseppe MagniPopolare
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Don Giuseppe Magni
Gazzaniga 5/12/1915
Gorno1 agosto1974
Parroco a Gorno dal 1967 al 1974

PARROCCHIA DI S. MARTINO VESCOVO
IN MEMORIA DI DON GIUSEPPE MAGNI
(Bollettino Parrocchiale)
Nato a Gazzaniga il 5 dicembre 1915, matura il suo progetto di vita con la scelta al Sacerdozio; consacrato il 18 maggio del 1940, si trova impegnato il primo anno come coadiutore a Brembate Sotto. Sono gli anni della guerra; è chiamato nel Seminario di Clusone come vicerettore e con i seminaristi vive quei momenti difficili.
Nel '46 si trasferisce a Bergamo, in S. Maria delle Grazie, la parrocchia alla quale dedica il pieno delle sue forze: oratorio, gruppo adolescenti e giovani, chierichetti, pueri cantores...
Nel '67 è inviato nella parrocchia di Gorno.

Ti ricordo così...
Ora che non sei più qui, ti sento più vicino e più fratello, sì, credo che anche se non ti vedo più, ora posso parlarti più sinceramente e profondamente di prima e possiamo capirci di più.
Ti rivedo in Chiesa, inginocchiato a pregare dopo la messa, a ringraziare quel Dio che attraverso le tue parole e le tue mani era diventato presente ed era stato distribuito, segno di unità, ai cristiani.
Sinceramente, pensavo che tu perdessi tempo a pregare perché avevi molti altri impegni, poi Qualcuno mi ha aiutato a capire che solo pregando tutto il resto della vita prende un significato. Eri un prete che non aveva né fretta né vergogna di pregare, così trasmettevi a chi parlava con te le parole che Dio ti diceva nel silenzio: non parole vuote ma piene dì fede e di amore.
Sfogliando un libro mi è capitato tra mano un foglio scritto da te: « San Paolo ripete anche a me come a Timoteo: " Sostieni anche tu fatiche per il Vangelo, contando sulla potenza di Dio " ».
Se è vero che Dio sa scrivere diritto anche sulle righe storte, Iddio mi fa l'onore di essere testimone della Luce. Chi mi incontrerà possa ripetere come i discepoli di Emmaus: « Abbiamo incontrato il Signore per strada ».
Noi siamo preoccupati di fare, noi giudichiamo una persona in base a ciò che fa, dimentichiamo che una persona vale per ciò che è: tu sei stato per noi quello che hai scritto: hai faticato per il Vangelo, sei stato testimone della Luce, sei stato il Cristo per chi ti ha incontrato.
A me poco importa ciò che hai fatto ma ciò che sei stato.
Una ammalata dice: « Era colui che mi confortava, in lui vedevo il Signore che mi voleva bene e che mi era vicino quando gli altri erano stanchi di me... ».
Un uomo dice: « Sapeva stare con la gente, dopo la messa si fermava con noi a parlare del lavoro, del tempo, della caccia... io gli volevo bene per queste cose che possono sembrare insignificanti ».
Un bambino dice: « Era buono e io non scappavo quando lo vedevo, mi salutava sempre quando lo incontravo... ».
Sono i ricordi di gente che ha visto in don Giuseppe un cristiano, perché tu hai lasciato che Cristo agisse per mezzo tuo e andasse alla gente, l'hai amata la tua gente: non sei stato uno che comandava ma uno che era al servizio: un vero cristiano-prete.
Avevi sempre sulla bocca un sorriso e dicevi a chiunque parole allegre, spesso davi agli altri allegria mentre soffrivi nel tuo cuore; non volevi far pesare la tua sofferenza sugli altri, intanto però il tuo cuore era in pena, rare volte confidavi agli altri il tuo dolore, ma con discrezione. Solo a Dio confidavi la tua sofferenza ed egli ha ascoltato la tua preghiera in un modo che a noi pare strano: ti ha concesso non una vita priva di sacrificio sulla terra, ma la Vita eterna vicino a Lui e in Lui.
Forse non c'è stato nulla di straordinario nella tua vita, ma la tua bontà la tua disponibilità a Dio e ai fratelli sono ciò che rendono grande la tua vita. Dio si è servito di te per far capire anche a noi di essere così: a non fare del chiasso, ma a vivere nel silenzio, rispettosi degli altri: ed è di questo esempio che oggi abbiamo bisogno, non del chiasso...
Ho pianto sulla tua tomba, forse solo perché ho incontrato in te un uomo buono, pieno di umanità, un uomo che voleva essere amico, un vero amico, col quale cammini insieme, quasi senza accorgerti di averlo vicino, ma che a un certo punto ti fa esclamare: « Sulla strada ho incontrato il Signore ».

Citazione:
fabrycjx 2012

Don Severino Tiraboschi

Don Severino TiraboschiPopolare
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Don Severino Tiraboschi (di Zambla)Parroco a Gorno dal 1951 al 1958

Don Severino Tiraboschi, parroco di Gorno, caduto dalla motoretta mentre tornava da Clusone dov’era stato a comperare le medaglie “per i noscc matei” ( per i nostri bimbi) della prima comunione . Così l’han voluto ricordare i Gornesi: con una croce rivolta su Gorno, ma anche Zambla, paese di don Severino.


In Val del Riso N° 6 Giugno 1988

Sö la sema del Grem


Lé sö cutra cel, sö la sema dè Grem
svet öna Crus. ‘L par la uses a ‘n dol fosch,
a töta us: zecc, üliff be töcc en sèm!
Dèdicada al nòst prèòst Tirabosc,

che l’é mort per vis endacc sö a Clüsu
a tö i medaie per i noscc matei,
‘l la prima cümüniù. Per chela missiù
‘l sé dècorat dè öna di piö bèi!

Ergü, le sö a chela Crus, ogni tat,
i và a portà ü mas de fiur dé prat.
Po i prega per la mama, per ol tus.
E tött lé bel, ‘l par tocà ol ciel col dit,
perché piö negota è’l ghé dé scundìt.
Ü de l’ot ‘l sa set fradel e ‘ssa öl be.

traduzione

Sulla cima del monte Grem


Su contro il cielo, sulla cima del Grem
si vede una croce. Pare che gridi nel buio,
a squarciagola: Gente vogliamoci tutti bene!
Dedicata al nostro parroco Tiraboschi,

che è morto per essere andato a Clusone
a prendere le medaglie per i nostri figli,
per la prima comunione. Per quella missione
si è decorato di una delle più belle!

Qualcuno lassù a quella croce ogni tanto,
porta un mazzo di fiori di prato.
Poi pregano, per la mamma, per il figlio.
E tutto è bello, sembra di toccare il cielo con un dito,
perché più niente è nascosto.
Uno dell’altro si sente fratello e ci si vuole bene.

(tratto da:"Bei laur de Goren" di Gino Scolari)


Citazione:
fabrycjx 2012




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