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Giovanni Varischetti

Giovanni VarischettiPopolare
Inviato dafabrycjxAltre foto da fabrycjx   CategoriaPersonaggi    Ultima modifica4/12/2020 11:43    
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Giovanni Varischetti  e le sue sculture

Giovanni vede la sua prima alba il giorno più lungo del 1934.
Il 21 giugno.Come la maggior parte dei suoi fratelli e dei suoi compaesani di quella generazione cresce fra gli animali e le pietre, con le materie prime di un’esistenza  semplice.
Il fieno, le foglie, le pietre e il legno.
Al legno tornerà dopo alcuni anni quando trasferitosi con la famiglia a Ranica, si troverà a giocarci.
Il destino gli ha concesso di ottenere un impiego in un ponte radio sul colle della Maresana, laddove il suo compito è custodire ... Lui che aveva custodito per anni le bestie sul Grem, in Grina e in Golla, si trovava a custodire una stazione radio ripetitrice sul crinale di una collina. Per raggiungere questo posto di lavoro, risale un sentiero e attraversa i boschi.  
Ma a Giovanni prudono le mani, non è abituato a custodire delle  apparecchiature con lancette che non dicono l’ora ma valori di cui non ha sentore.
Dopo aver passato alcuni anni a lavorare di notte in fabbrica a Ponte Nossa,e governato le bestie di giorno in Grina, superare le preoccupazioni della crisi di fine anni 60 con un impiego del genere sembra un miracolo, e allora inizia a leggere testi sacri. Illustrati si perché a scuola non era uno dei più bravi...era sempre distratto pensando alle sue caprette.
Dunque  nella  piccola officina di manutenzione del ponte radio della Maresana, un girono dopo aver svolto le sue mansioni ordinarie, si prepara un bastone, per scacciare le serpi lungo il cammino. Ma questo  bastone  gli  viene  tanto  bene che lo deve regalare e ne fa un altro, e poi un altro ancora... Fino a quando  qualche  parente  gli dice...: ma pròa a fa sö i rastèi...lui ascolta, e inizia a produrre rastrelli. Belli equilibrati... il manico di un legno, la testa di un altro e i denti di un altro ancora. Nel giro di qualche mese diventa un provetto produttore di  rastrelli. Insomma siamo al limite perché la piccola officina del ponte radio si trasforma in un laboratorio.
Ma d'altronde i compiti prevedono la presenza, l’ordine e la manutenzione. Ci sono tempi in cui il custode è comunque meglio che sia vigile e presente.Un  giorno  Giovanni  passando per il bosco, vede una capra, accidenti!  
E’ intrappolata in un tronco e allora lui che fa? Taglia l’albero e libera la capra... Non  ha  attrezzi  adatti, dunque se li crea limando pezzi di ferro e utensili di fortuna, ma la sua capretta lo guarda e gli sorride e allora le vuole dare compagnia e libera dal legno una gallina, poi un’aquila, poi ... un cavallo, poi una mucca e poi... Cristo.
Cristo in croce è la sua liberazione preferita. A lui piace proprio togliere dal legno tutto quanto sta attorno a quella che dopo qualche giorno sa-rà una cosa che altri definiscono “opera”.
E allora inizia ad aver cura del materiale e delle attrezzature e via via  inizia ad assecondare una dote che  nemmeno lui si spiega.
Mani grandi, e nessuna preparazione scolastica, nessun principio di proporzione, disegno o tecnica  appresa con un maestro. Niente di tutto ciò, solo la memoria di  come è fatta  una mucca, un  cavallo e l’osservazione delle proprie membra per riprodurle nelle  mani, braccia, volti ed espressioni dei personaggi realizzati.
Giovanni per anni produce diverse sculture di diversi tagli e formati, a volte su richiesta di qualche amico, ma prevalentemente seguendo la propria indole indomita.Una passione che però abbandona  quasi  completamente  quando cambiano i ritmi della sua vita. Il ritorno alla sua prima passione, gli animali, la stalla e i campi quando va in pensione. Si scorda la sua abilità e quasi come volesse voltare pagina fa a meno della sua capacità manuale. Torna a percuotere  gli  scalpelli  a distanza di anni quando per fare un po’ di riabilitazione postoperatoria alle mani per tunnel carpale, segue i suggerimenti dei famigliari e riprende così daccapo.
Prima libera un orso, poi un Cristo e poi ...

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beni storici e artistici della diocesi di Bergamo
La via crucis



Citazione:
fabrycjx2020

Triangolazioni

TriangolazioniPopolare
Inviato dafabrycjxAltre foto da fabrycjx   CategoriaMINIERE DI GORNO    Ultima modifica12/11/2020 20:46    
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Miniere di Gorno

Triangolazioni

Nella foto (imbocco ribasso Noble), caposaldo del primo punto della triangolazione di Walter Paulato
Quota 549.600
Rilevatore Imberti Andrea
Anno 1964/65

Attenzione molte mappe hanno quote scostate di 20 metri come si evince da questo documento dell'ufficio topografico miniere di Gorno

vedi documento triangolazioni qui

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fabrycjx2015

Fornello

FornelloPopolare
Inviato dafabrycjxAltre foto da fabrycjx   CategoriaMINIERE DI GORNO    Ultima modifica5/11/2020 19:37    
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MINIERE DI GORNO

Questa è la bocca di un fornello, attrezzata di griglia per calibrare la massima pezzatura del materiale che vi veniva scaricato.
Massi di dimensioni maggiori dovevano essere rotti manualmente.
Questo era necessario per non intasare le bocche delle tramogge sottostanti, per facilitare la movimentazione del materiale e non meno importante, per consentire il conferimento ai macchinari di frantumazione alle laverie che non potevano accettare pezzature oltre misura.

Estratto da una relazione dell'Ufficio geologico di Gorno riguardante i cantieri di Belloro(1962):

Volendo coltivare queste mineralizzazioni ci è sembrato di vedere la possibilità di usare la meccanizzazione per questa zona; il tratto di rimonta in questione è abbastanza rettilineo da q.780 a q 901 ed evaquate le ripiene presumibilmente mineralizzate, si può piazzare benissimo uno scraper potente (23-30 cv). L’abbattuto può essere screperato fino a q. 760, in appositi fornelli scavati da una traversa a letto che da P. Remoma(q.761)si porterà sotto la rimonta. A questo punto il materiale spillato verrà vagonato fino all’imbocco di P. Remona e da qui con un filo a sbalzo da q. 761 a q. 532 andrà a finire in una tramoggia fissata pochi metri  sopra l’imbocco della galleria che servirà per i futuri spillaggi del materiale di M. Travasco. In questo modo le carovane dei locomotori potranno spillare direttamente.
Citazione:
FABRYCJX 2012


Concessione mineraria di Riso

Concessione mineraria di RisoPopolare
Inviato dafabrycjxAltre foto da fabrycjx   CategoriaMINIERE DI GORNO    Ultima modifica3/11/2020 14:01    
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Miniere di Gorno

Miniera Riso

Confinava a Nord con la concessione di Costa Jels, e vi entrava come un cuneo alla sinistra del tor- rente Riso, comprendendo l'abitato di Oneta fino alla frazione Plazza e ai mulini di Oneta a quota 725 m s.l.m.; comprendeva tutto il versante destro del Riso fino alla Madonna del Frassino a Nord- Ovest, a S. Rocco di Chignolo a Sud spingendosi fino alla località Riso, sul torrente omonimo a quota 550 metri: infine il confine seguiva il thalweg fino a Costa Jels.
Le ricerche che diedero origine alla concessione Riso furono li intraprese per verificare il prolungamento delle mineralizzazioni coltivate a Costa Jels; infatti dal 1895 molti dei lavori intrapresi a Costa Jels si spinsero nel campo del Riso trovando ottime concentrazioni di minerale. Tra il 1899 e il 1900 l'Ing. Zay spinse le ricerche in questa zona dichiarandone la scoperta nell' anno 1900 e stilando il decreto di concessione l'anno successivo. I lavori interessarono dapprima la parte alta della concessione e da qui furono scavate nume- rose gallerie di ribasso ma, qualche anno dopo i cantieri superiori si impoverirono e così pure i nuovi ribassi che venivano aperti parevano meno fortunati. In seguito, i lavori presso il Riso incontrarono potenti concentrazioni che diedero nuovo impulso alle ricerche che si spinsero fino a 90 metri sotto il torrente con discenderie e un pozzo che, però, fu presto allagato facendo temere la stessa sorte per gli altri lavori profondi. Nel 1895 incominciarono i lavori alla galleria Fortuna 2, sul versante destro del Riso a Nord di Oneta a quota 736 metri, verso il gruppo di Gremme di Costa Jels.
Più in basso si aprirono varie gallerie, tra le quali: nel 1900 la Fortuna Sotto 2, 60 metri più in basso, nel 1899 la Fortuna 2 bis, mentre nel 1898 fu aperta la Fortuna 3 (come ribasso) 74 metri più sotto, nel 1901 si aprì il ribasso Fortuna 4 sotto di 26 metri; scendendo di altri 70 metri fu aperto il ribasso Fortuna 5 nel 1903 e, sotto di altri 90 metri, il Fortuna 6. L'anno successivo il Fortuna 7 di altri 56 metri più in basso dal quale poi si dipartirono ricerche e coltivazioni in profondità mediante due discenderie munite di argani elettrici. Il pozzo Zay fu scavato fin dal 1903, pochi metri sopra il thalweg del Riso per esplorare in profondità; i lavori procedettero lentamente anche perchè il ribasso Fortuna 7 permise, con le sue discenderie, di compiere accurate ricerche sotto il thalweg.
Il pozzo era dotato di argano e di pompe elettriche che non furono sufficienti ad impedirne l'allagamento che interruppe i lavori a 65 metri di profondità. Una galleria di scolo permise la successiva ripresa dei lavori.
L'importante galleria Riso partiva dalla località omonima a quota 550 m s.l.m. con andamento rettilineo verso il pozzo Zay per 1600 metri (nel 1911) con una pendenza dello 0,5 %; suo scopo era anche quello di consentire lo scolo delle acque. Fu intrapresa nel 1907 e l'anno successivo l'installazione di una perforatrice meccanica ad aria compressa (7 Atm. fornite da un compressore a turbina) portò ad avere, nel 1909, un' avanzamento giornaliero di 2 metri. I lavori di estrazione proseguirono fino al 1921 con la temporanea chiusura legata all'agitazione delle maestranze già citata; successivamente, con la ripresa del lavori, venne progettato nel 1925 il prolungamento della galleria di ribasso iniziata nel 1908 fino ai cantieri di Val Parina (galleria Riso-Parina) per una lunghezza stimata di 6 km. Nello stesso anno vennero costruiti 9 telefori per un percorso totale di 3603 metri. Per collegare le 12 gallerie di ribasso e la laveria, all'imbocco della galleria Riso con la stazione ferroviaria di Ponte Nossa vennero realizzati 4 piani inclinati automotori (420 metri in totale) e 1510 metri di ferrovia decauville a livello. Dopo questo vasto lavoro di potenziamento degli impianti si registrò un notevole incremento della produzione con un periodo di stasi tra il 1930 e il 1934. Dal 1936 i lavori di ricerca e spoglio ripresero a pieno ritmo ed indirizzati sia al completo sfruttamento delle vecchie mineralizzazioni sia all'individuazione di nuove concentrazioni. Lo spoglio interessò soprattutto le colonne Fortuna, Selvatici e Cavrera. Nel 1944, in seguito agli ingenti scavi, si ripresentò il problema dell' eduzione delle acque risolto con l'installazione di nuove pompe. Nel 1950 si intrapresero nuovi lavori di preparazione e ricerca con- centrando, negli anni successivi, l'attività attorno alla colonna Fortuna. Nel 1961 ripresero i lavori nella galleria Riso-Parina che erano stati temporaneamente interrotti. Nel 1963 venne iniziata un 'intensa attività di ricerca nella zona del Basso Riso, coltivato negli anni successivi. Nel 1966 venne introdotto il metodo di coltivazioni a fronti lunghi e sgombero a mezzo di scrapers. Nel 1970 fu sospesa la coltivazione e iniziata una fase di ristrutturazione generale e preparazione proseguita fino al 1972. L'anno seguente, le ricerche per valutare la consistenza del giacimento portarono ad una parziale ripresa dell’estrazione e all'inizio del riarmo della galleria Riso-Parina. Seguì un progressivo calo nella produzione che condusse nel 1983 a decretare la definitiva chiusura dei cantieri con la rinuncia alle concessioni


Inquadramento geologico


Miniere Costa Jels e Riso.

Queste due miniere sono state aperte per permettere lo sfruttamento delle colonne Costa Jels, Fortuna, Val Preti e Selvatici. In questa zona è interamente presente la successione triassica media, il Metallifero, ed è molto estesa e assai potente la copertura formata dal Raibl.
Qui si registrano gli spessori maggiori del Metallifero, che variano tra 75 e 80 metri.
Il Metallifero ha subito notevoli sollecitazioni tettoniche, che hanno causato dei piegamenti. A que-
sti piegamenti è abbinato un sistema di faglie con direzione N-S (faglia Grem. VaI Preti e Zuccone) che ha causato una suddivisione in zolle del Metallifero stesso. Le mineralizzazioni di Costa Jels e del Basso Riso sono legate a tre grandi anticlinali, che presentano asse pressoché parallelo alle tre faglie principali e posizionate, la prima 200 metri a E della raglia Grem, la seconda 150 metri a E della raglia VaI Preti e la terza compresa tra la raglia VaI Preti e Zuccone.
Le ultime due anticlinali si ricollegano a formare una piega unica. Tutte le mineralizzazioni di Costa Jels e Riso sono impostate sugli assi delle pieghe sopra menzionate; in particolare la colonna Fortuna è collegata alla prima anticlinale, di cui rispecchia la direzione. Questa colonna ha una lunghezza di circa 2500 metri, una larghezza di 200 metri ed una potenza compresa tra i 12 e i 18 metri. La colonna Vai Preti è localizzata sul fianco orientale della seconda anticlinale, è disposta in direzione N-S, ha una lunghezza di 1000 metri, una larghezza di 100 metri e una potenza di 10 metri, risulta essere divisa in due orizzonti mineralizza-
ti: il primo sito presso la tufite 1 e il secondo sotto la tufite 2.
La colonna Costa Jels è formata da alcune colonne poste sulla cerniera e lungo il lato settentrionale della terza anticlinale. Sul fianco orientale della stessa, sono presenti due faglie mineralizzate, con direzione N-NE e S-SW, che danno origine alla colonna Selvatici: questa è costituita da quattro orizzonti mineralizzati, gli stessi che si ritrovano nella colonna Fortuna. In queste due colonne tro- viamo infatti un primo orizzonte, intorno alla tufite 1, un secondo a tetto della tufite la, mentre il terzo è compreso tra la tufite l a e la tufite 2, il quarto è attorno alla tufite 2.
Nella colonna Selvatici sono invece presenti: l'orizzonte attorno alla tufite 2, quello compreso tra la tufite la e la tufite 2 (suddiviso in due suborizzonti) ed un quarto orizzonte impostato su una raglia verticale, che interessa la zona di tetto del Metallifero. E' stato notato che, nei settori in cui il Metallifero ha subito i piegamenti, si hanno le maggiori concentrazioni di galena e di blenda


Guarda la prima concessione mineraria qui

chiusura imbocchi 1982


Suor Emilia Magoni

Suor Emilia MagoniPopolare
Inviato dafabrycjxAltre foto da fabrycjx   CategoriaVita religiosa in Val del Riso    Ultima modifica26/10/2020 18:30    
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Suor Emilia Magoni
In Val del Riso N°175 ottobre 2020

Il treno in Val del Riso

Il treno in Val del RisoPopolare
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La galleria che collegava lo stabilimento S.A.P.E.Z.in Val del Riso, fu terminata nel 1951 e utilizzata fino al 1967.
Lunga 480 metri permetteva il collegamento con la ferrovia della Valle Seriana.


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fabrycjx 2012

Studio mineralogico

Studio mineralogicoPopolare
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Miniere di Gorno

L'industria mineraria
estratto dal fascicolo di novembre 1953, annoIV
Ing. Teresio Micheletti

leggilo qui

Citazione:
fabrycjx2020


Gorenfilm

GorenfilmPopolare
Inviato dafabrycjxAltre foto da fabrycjx   CategoriaPUBBLICAZIONI    Ultima modifica9/10/2020 20:40    
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La Gorenfilm nasce alla fine degli anni 60 del secolo scorso come strumento di memoria storica, realizzando filmati di eventi e documentari a livello locale con tecnologia 8 millimetri e super 8 a colori.
La realzzazione dei filmati venne eseguita da Enrico Telini, realizzando le riprese di acuni documentari:

1) La stela alpina (racconto di una tragica storia d'amore)

2) Giuanì castigamacc (Riprese di una rappresentazione  della compagnia teatrale di Gorno)

3) Miniere e minatori della Valle del Riso (documentario)

4) La Laveria di Riso (documentario)

5) Lo stabilimento per la produzione di zinco elettrolitico nella Valle del Riso (documentario)

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fabrycjx 4/2014

Don Matteo Diletti

Don Matteo DilettiPopolare
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Don Matteo Diletti

Nato a Clusone l'1 Aprile 1971
Morto il 23 settembre 2010

da: In Val del Riso N°8 ottobre 1996


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Ribasso Riso Parina

Ribasso Riso ParinaPopolare
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Miniere di Gorno

Il ribasso Riso Parina si trova a quota 550 s.l.m.
lungo i torrente Riso.
Si tratta di una galleria di carreggio che già agli inizi del 1900 veniva utilizzata per arrivare al giacimento di minerale nei cantieri con le discenderie Cavrera, Selvatici, Roma, Firenze..
In seguito, negli anni 1980,  venne prolungato fimo a 12 Km circa (la stessa lunghezza del traforo del Monte Bianco), per collegare i cantieri dell'Arera (Ribasso Forcella) tramite un traforo verticale del diametro di 240 cm e dell'altezza di 340 metri, necessario per la ventilazione.

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Le miniere italiane ante anno 70 erano per la maggior parte retaggi di fine 800. e riprese, salvo le miniere di carbone in Sardegna, da retaggi più lontani. Le prospezioni inesistenti e veniva seguita la vena principale con poche diramazioni. Inesistenti le discenderie, i fornelli, le gallerie di ribasso e le traverso banco. Solo dopo il 1900 si è dato inizio alla parziale rivalutazione con la figura del geologo e dell'ingegnere minerario inizialmente con compiti approssimativi poi via via sempre più incisivi, ma pur sempre in modo limitato. Le miniere di zolfo in sicilia erano in particolare gestite dal proprietario del suolo, le miniere di pirite dell'isola d' Elba di retaggio romano erano in via di esaurimento ed in parte riprese negli anni 20 per via dell' autarchia, le miniere di pirite del grossetano furono chiuse definitivamente nei primi anni 60 per cui salvo quelle delle alpi piemontesi e lombarde anch'esse chiuse prima della fine degli anni 60 nulla di veramente applicativo e risolutivo fu fatto. Altra cosa per il carbone sardo dove si procedette per seria ristrutturazione che portò ad una ripresa della produzione e dell'attività mediante l'individuazione dei nuovi filoni, che per le tecniche estrattive precedenti risultavano poco remunerativi.
Per tornare in argomento faccio notare che la prospezione geologica fatta da un geologo ha il compito di identificare le manifestazioni superficiali, la loro diffusione ed estensione, le condizioni generali di giacitura, le caratteristiche geo-mineralogiche e di genesi. La prospezione mineraria fatta da un ingegnere minerario ha il compito di determinare l'estensione in profondità, le variazioni di composizione mineralogica e di distribuzione e dei tenori lavorabili.
Nella sola prima fase di aiuto alla prospezione geologico- mineraria sono le prospezioni geofisiche e le trivellazioni.
Considerando l'insieme dei " punti minerale "rilevati dalle trivellazioni si traccia approssimativamente l'andamento del filone e lo si sviluppa durante lo scavo mediante la stesura del grafico delle potenze, dei tenori e delle quantità ricavati dalle analisi chimico-mineraligiche.Praticamente si utilizza un piano topografico a grande scala sul quale siano stati tracciati gli assi delle gallerie e delle trincee. In corrispondenza dei punti di prelevamento dei campioni si tracciano altrettante rette perpendicolari agli assi precedenti e su ciascuna di tali rette si prendono, superiormente, segmenti proporzionali in lunghezza ai tenori riscontrati, inferiormente segmenti proporzionali alla potenza utile del giacimento. L'unione delle estremità esprime la condizione di coltivabilità mentre i segmenti proporzionali ai prodotti dei tenori per le potenze rende la curva delle quantità. Il tenore medio dell'intero giacimento può essere stimato soltanto quando buona parte di esso sia stata messa " a vista " e saggiata nel modo suddetto.
In sotterraneo si segue la traccia inizialmente indicata dai risultati delle prospezioni ed adattando la traccia data alle variazioni riscontrate tanto dai risultati ottenuti dalla curva delle quantità che delle potenze continuamente aggiornate via via si procede nell'avanzamento riportando la direzione delle varie tracce rilevate con il teodolite su grafico Ma non prima tracciando la direzione da segiure e perforare la roccia secondo una direzione prestabilita.
Va inoltre precisato che è compito solo dell'ingegneria edile definire le caratteristiche costruttive delle gallerie e la loro progettazione, mentre ad altri tecnici vengono affidati i sistemi di aereazione, di sollevamento e di trasporto.
Una galleria mineraria non è neppure lontanamente assimilabile ad una galleria di tipo ferroviario o stradale dove ogni metro di avanzamento è ben quantizzabile economicamente e prevedibile costruttivamente. Una galleria mineraria no.

Nuove osservazioni sull'assetto geologico-strutturale del settore centrale del distretto piombo-zincifero di gorno (Alpi Bergamasche)F. Rodeghiero - G.Vailati

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