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Fontana Albe

Fontana AlbePopolare
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Fontana Albe

Fontana Splass

Fontana SplassPopolare
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Fontana Splass

Fontana Pedrò

Fontana PedròPopolare
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Fontana Pedrò

Fontana Plassa

Fontana PlassaPopolare
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Gorno
Fontana Plassa

Giro degli 11 specchi d'acqua (tra alpeggi e miniere)

Giro degli 11 specchi d'acqua (tra alpeggi e miniere)Popolare
Inviato dafabrycjxAltre foto da fabrycjx   CategoriaESCURSIONI    Ultima modifica28/12/2017 20:13    
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Gorno
 
salire la strada che da Gorno porta all'alpe Grina (6 km).
Punto di partenza Baita alpe Grem.
percorso:
10 km dolci tra alpeggi e miniere
dislivello max di 460 mt
quota max 1460
quota minima 1090 mt
tempo di percorrenza passo normale 3 ore
tipo di percorso: sentiero dolce, solo nella parte piu alta il sentiero pur essendo in piano è esposto sul fianco.
periodo ideale maggio ottobre
scarica qui il file traccia gpx

Citazione:
fabrycjx2014



Campello nel 1937

Campello nel 1937Popolare
Inviato dafabrycjxAltre foto da fabrycjx   CategoriaMINIERE DI GORNO    Ultima modifica25/12/2017 11:08    
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Particolare di Campello in un disegno della Vieille Montagne   anno 1937
(Archivio di stato)

Villaggio minerario di Campello (Giorgio Schena)

Fra Gorno e Oneta, in posizione più vicina al secondo che al primo, nei primi anni del secolo, sorse un nuovo agglomerato di case, sede della ditta Crown Spelter. Fino ad allora, stando ad una delibera comunale del 26 ago- sto 1904, "non vi abitava che una famiglia, che aveva domicilio ad Oneta e saltuariamente anche quella. Ora però - continua il documento consiliare - [...] la località di cui si tratta va' prendendo una notevole importanza, stante ché vi è fissata la sede della ditta Crown Spelter coi relativi Uffici d'Amministrazione...
Durante gli anni seguenti il numero delle case aumentò, ospitando le famiglie degli impiegati e dei dipendenti non originari del luogo. Fu costruito un edificio in stile inglese, con verande e saloni, denominato comunemente 'il palazzo nel quale risiedette dapprima il direttore delle miniere e in seguito furono ospitati i capi servizio e gli impiegati senza famiglia.
Il luogo aveva una sua atmosfera suggestiva, fiancheggiato da un giardino, circondato da vialetti ghiaiosi che si raggiungevano (e si raggiungono tuttora anche se l’insieme ha perso buona parte del suo fascino) salendo una scalinata dagli ampi gradini. Le terrazze erbose, ricavate nei prati scoscesi, erano delimitati da glicini dal profumo denso. Per la gente del posto aveva probabilmente un'attrattiva fiabesca, anche perché riservata a persone che provenivano, a cavallo dei due secoli, dall'estero e poi dal Veneto, dalla Toscana e dalla Sardegna, dalle regioni cioè che avendo istituti industriali d'indirizzo minerario, oppu- re essendo sedi d'altre miniere, fornivano personale dirigente o di medio livello. Basta solo scorrere i nomi contenuti negli ordini di servizio e nei documenti delle ditte che si sono succedute negli anni per rendersi conto di questo fatto: Steidler, Zaj,. Horvell, Noble, Chenet, Toffolon, De Colò, Donati, Billi, Patt, Stefani, Franz, Sembianti, Atzori, Muscheri, Balbusso...
Sul minuscolo abitato, dominava una villa che divenne la residenza del direttore, anch’essa di stile vagamente inglese, che negli anni Settanta venne progressivamente abbandonata, ma che agli abitanti di Oneta e Gorno aveva dovuto sembrare una reggia.
Campello costituiva un'isola a parte che rappresentava la ditta e il suo potere. A Campello c'erano gli uffici, e lì i minatori dovevano recarsi per chiedere lavoro, per ritirare il salario, per ascoltare i rimproveri dei superiori. A Campello, fino agli anni Cinquanta e in parte anche nel decennio successivo, viveva una classe sociale diversa, composta in maggioranza da persone integrate solo superficialmente nel tessuto dei paesi vicini e che oltretutto venivano sostituite con frequenza, limitando rapporti che non fossero quelli gerarchici. I suoi abitanti godevano anche di piccoli privilegi altrimenti sconosciuti: abitavano case ammobiliate ad uso gratuito, come gratuito era il riscaldamento centralizzato che nessuno aveva in paese, possedevano le automobili quando ancora erano un sogno collettivo, d'estate andavano in villeggiatura (spesso nel luogo d'origine, ma non importa ché il fatto faceva effetto lo stesso) quando questa era ancora una parola sconosciuta. A Campello c'erano inoltre un bar, ritrovo di cacciatori, e uno spaccio aziendale dove si poteva comperare dalle granaglie per animali alle aspirine sottobanco. C'era però una cosa che faceva colpo: una rete telefonica interna che collegava le case della ditta fra loro e con i cantieri delle miniere. Ancora negli anni Settanta in queste case dominavano i vecchi telefoni a muro neri e massicci, ognuno dei quali possedeva un numero a due cifre. Campello possedeva un campo da tennis, retaggio forse della cultura sportiva inglese, ben presto però trasformato in campo giochi per i ragazzini e in campo da calcio serale per i giovanotti, anche quelli di Oneta dove non vi era uno spiazzo che superasse i dieci metri quadrati (in seguito, negli anni Settanta, anche Oneta costruirà il suo campo e il "tennis" subirà il declino del nucleo abitato).
Campello è stato per parecchi decenni di questo secolo il nucleo di riferimento della miniera e dei suoi lavoratori.
Anche geograficamente, posto com'è tra Oneta e Gorno, in un luogo che sembra poco adatto ad un insediamento abitativo, ne veniva contrassegnata la sua singolarità e la sua diversità. Dopo i primi anni Ottanta e la chiusura della miniera è stato ovviamente abbandonato dai dipendenti e in parte occupato da famiglie locali. In questo modo ha assunto, anche nei fatti, una nuova configurazione, quella più propria di contrada comunale.
L'edificio che ospitava gli uffici, sistemati su tre piani, è attualmente abbandonato a se stesso, in un progressivo disfacimento che non meriterebbe, anche solo per ciò che ha rappresentato lungo un secolo nella cultura degli abitanti della VaI del Riso.


Citazione:
fabrycjx12/2013

Centrale Val Rogno

Centrale Val RognoPopolare
Inviato dafabrycjxAltre foto da fabrycjx   CategoriaMINIERE DI GORNO    Ultima modifica21/12/2017 19:22    
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MINIERE DI GORNO
Centrale idroelettrica Val Rogno.

Dalla rivista del servizio minerario del 1912

Rispetto, intanto, all'esterno della miniera Riso, è da menzionare l'ultimazione del nuovo impianto idro-elettrico, già accennato nel precedente rapporto, che, se di limitata importanza, per la forza ottenibile, è, tuttavia, molto interessante pel complesso di particolari difficili e costosi richiesti, sia nei riguardi della produzione dell'energia, sia in quelli della sua utilizzazione, tornando ad onore del direttore tecnico della miniera, ing. Zay, che lo progettò ed eseguì.
La derivazione si effettua dalla sponda sinistra del torrente Riso, immediatamente a valle della sua confluenza col torrente Musso. Le opere di presa comprendono una diga, costruita in muratura di getto, della lunghezza di m. 70 circa, avente la massima altezza di m. 6, in corrispondenza all'alveo del torrente, con una larghezza di m. 8, alla base e di m. 1.20 al ciglio, nonché una serie di vasche di deposito e di decanta¬zione (le acque contengono sabbie e fango, provenienti dalla Laveria Riso) ed un poz¬zetto di carico.
Da quest'ultimo, parte un sifone metallico, del diametro interno di mm. 560 e della Iunghez2a di m. 300, che convoglia le aeque, nel quantitativo di litri 300 al 1", ad un altro pozzetto, posto nella località « Fondo Ripa di Gorno ». Il sifone, la cui perdita di carico è di m. 1.40, si rese necessario per le accidentalità del terreno e per l'esi¬stenza di case e strade, che non potevano essere attraversate da un canale.
Dal secondo pozzetto, parte il canale di carico, lungo m. 1 356, e costituito da tubi di cemento, del diametro interno di mm. 700, che sono, accuratamente, connessi, in modo da rendere impossibile qualunque perdita, mentre sono collocati, per la maggior parte, a mezza costa e, soltanto, in piccola parte interrati.
In prossimità della valle « Rogno » trovasi un terzo pozzetto di carico, dal quale parte la condotta forzata, del diametro interno di mm. 550 e della lunghezza di m. 105, che porta l'acqua ad una turbina, con salto utile di m. 48. 50. La turbina — a reazione, in camera forzata, metallica, con aspirazione di m. 4. 50 — è della ditta A. Calzoni di Bologna, la quale costruì, pure, l'ultimo regolatore, a pressione d'olio, di cui la turbina stessa è fornita.
Questa è, poi, direttamente, accoppiata ad un alternatore trifase delle « Officine meccaniche di Rivarolo Ligure », che ha la potenza di 120 KW, colla tensione di 2 000 volts e 50 periodi.
L'energia elettrica è trasportata sino all'imbocco della galleria Riso, su di un per¬corso di circa km. 3, a mezzo di una linea area, a tre fili, entra nella detta galleria per un cavo trifase, sospeso alla volta, percorrendo, quindi, il sotterraneo, lungo quasi km. 2, ed esce, poi, dal sotterraneo medesimo, seguendo il pozzo Zay, presso il quale avviene la trasformazione da 2 000 a 230 volts.
L'energia sviluppata dall'impianto, all'alternatore, è di, circa, 140 HP. Essa ha per¬messo di adibire la centrale già esistente di Valnossana (80 HP) al servizio esclusivo dellqa miniera e della illuminazione, destinandosi alla laveria Riso una parte della nuova forza, mentre l'altra rimarrà a disposizione della minierae della nuova laveria, che è in progetto, nel trattamento dei materiali poveri, provenienti dalla laveria Riso.

Distretto di Milano.





CENTRALI IDROELETTRICHE PER USO MINIERA

Per soddisfare i bisogni di energia elettrica legati all'attività mineraria, furono richieste in tempi successivi alcune concessioni di derivazione d'acqua. La prima domanda venne fatta nel 1893 e l'ultima nel 1929. Un centrale costruita dalla Crown Spelter fu la centrale Val Rogno, di cui oggi resta il fabbricato ad uso ristorante all’inizio della Val del Riso nella località Centrale, che ne ha preso il nome.

A seguito delle istanze favorevolmente accolte, la "Vieille Montagne" allora proprietaria della miniera, costruì due impianti di modesta potenza denominati rispettivamente "Cavrera" e "Costone poi dedicata a Luigi Noble", quest'ultimo impianto ubicato presso il Ponte del Costone in territorio di Casnigo.

La prima centrale denominata Cavrera venne realizzata accanto all'omonimo ponte della Cavrera, è possibile tuttora osservare i resti dell'edificio in completa rovina, sull'antico percorso per Chignolo, provvista di una dinamo ma senza alternatore, capace quindi di produrre energia elettrica solo in corrente continua.

Successivamente, nel 1925 la centrale venne spostata all'interno del ribasso Riso in una camera sotterranea, a 1300 mt. Dall’imbocco principale, dotata questa volta di due turbine delle Costruzioni Meccaniche Riva, e due alternatori della Tecnomasio capaci di sviluppare rispettivamente 160 KVA e 130 KVA in corrente alternata.
Le acque turbinate della centrale Cavrera vennero canalizzate fino alla galleria denominata Maometto, realizzata nel 1930 per portare l’acqua alla centrale del Costone, La quale era dotata di 3 generatori da 500 kw/h cadauno.

Vennero così soddisfatte allora le totali esigenze della miniera consentendo di fornire anche l'illuminazione ai paesi di Gorno, Oneta. Una parete della sala dove sono collocate le turbine venne affrescata con una certa efficacia da un pittore dilettante di Casnigo del quale si è perduto il nome.
Nel 1949 la societa' S.A.P.E.Z., incaricava il geologo Ardito Desio per lo studio di fattibilità di un invaso da realizzare in Val Noseda; il parere tecnico fu positivo ma non fu dato seguito al progetto.


In Val del riso N°11 Dicembre 1995

(foto tratta da "il viaggio dello zinco " di Amerigo Baccanelli)


Citazione:
Periodico In Val del riso

Porchera

PorcheraPopolare
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Porchera basa

Porchera basaPopolare
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Peroli alti

Peroli altiPopolare
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