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Tradizioni religiose a Gorno

Tradizioni religiose a Gorno
Inviato dafabrycjxAltre foto da fabrycjx   CategoriaVita religiosa in Val del Riso    Ultima modifica26/11/2022 12:27    
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TRADIZIONI  RELIGIOSE A GORNO


CON QUESTA PUBBLICAZIONE S’INTENDONO RICORDARE LE
TRADIZIONI  RELIGIOSE DEL NOSTRO PAESE SCOMPARSE.
SI E’ CERCATO DI INTEGRARE LO SCRITTO CON MOLTE FOTOGRAFIE D’EPOCA ALFINE DI RENDERE IL TUTTO PIU’ INTERESSANTE.

A SEGUITO POI  DI UN’ALTRA RICERCA SI SONO VOLUTE
DESCRIVERE, SEGUENDO IL CALENDARIO DA GENNAIO A
DICEMMBRE, LE VARIE ATTIVITA’ PARROCCHIALI  CHE SI
SVOLGEVANO NELLA NOSTRA COMUNITA’ FINO AGLI ANNI
SESSANTA DEL SECOLO SCORSO, RICORDANDO  PURE QUELLE CHE SON GIUNTE AI NOSTRI GIORNI E VIVONO TUTTORA.



GORNO, 20 FEBBRAIO 2016
   
                                     
          AMERIGO BACCANELLI

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Campello nel 1937

Campello nel 1937Popolare
Inviato dafabrycjxAltre foto da fabrycjx   CategoriaMINIERE DI GORNO    Ultima modifica22/11/2022 14:05    
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Particolare di Campello in un disegno della Vieille Montagne   anno 1937
(Archivio di stato)

Villaggio minerario di Campello (Giorgio Schena)

Fra Gorno e Oneta, in posizione più vicina al secondo che al primo, nei primi anni del secolo, sorse un nuovo agglomerato di case, sede della ditta Crown Spelter. Fino ad allora, stando ad una delibera comunale del 26 agosto 1904, "non vi abitava che una famiglia, che aveva domicilio ad Oneta e saltuariamente anche quella. Ora però - continua il documento consiliare - [...] la località di cui si tratta va' prendendo una notevole importanza, stante ché vi è fissata la sede della ditta Crown Spelter coi relativi Uffici d'Amministrazione...
Durante gli anni seguenti il numero delle case aumentò, ospitando le famiglie degli impiegati e dei dipendenti non originari del luogo. Fu costruito un edificio in stile inglese, con verande e saloni, denominato comunemente 'il palazzo nel quale risiedette dapprima il direttore delle miniere e in seguito furono ospitati i capi servizio e gli impiegati senza famiglia.
Il luogo aveva una sua atmosfera suggestiva, fiancheggiato da un giardino, circondato da vialetti ghiaiosi che si raggiungevano (e si raggiungono tuttora anche se l’insieme ha perso buona parte del suo fascino) salendo una scalinata dagli ampi gradini. Le terrazze erbose, ricavate nei prati scoscesi, erano delimitati da glicini dal profumo denso. Per la gente del posto aveva probabilmente un'attrattiva fiabesca, anche perché riservata a persone che provenivano, a cavallo dei due secoli, dall'estero e poi dal Veneto, dalla Toscana e dalla Sardegna, dalle regioni cioè che avendo istituti industriali d'indirizzo minerario, oppure essendo sedi d'altre miniere, fornivano personale dirigente o di medio livello. Basta solo scorrere i nomi contenuti negli ordini di servizio e nei documenti delle ditte che si sono succedute negli anni per rendersi conto di questo fatto: Steidler, Zaj,. Horvell, Noble, Chenet, Toffolon, De Colò, Donati, Billi, Patt, Stefani, Franz, Sembianti, Atzori, Muscheri, Balbusso...
Sul minuscolo abitato, dominava una villa che divenne la residenza del direttore, anch’essa di stile vagamente inglese, che negli anni Settanta venne progressivamente abbandonata, ma che agli abitanti di Oneta e Gorno aveva dovuto sembrare una reggia.
Campello costituiva un'isola a parte che rappresentava la ditta e il suo potere. A Campello c'erano gli uffici, e lì i minatori dovevano recarsi per chiedere lavoro, per ritirare il salario, per ascoltare i rimproveri dei superiori. A Campello, fino agli anni Cinquanta e in parte anche nel decennio successivo, viveva una classe sociale diversa, composta in maggioranza da persone integrate solo superficialmente nel tessuto dei paesi vicini e che oltretutto venivano sostituite con frequenza, limitando rapporti che non fossero quelli gerarchici. I suoi abitanti godevano anche di piccoli privilegi altrimenti sconosciuti: abitavano case ammobiliate ad uso gratuito, come gratuito era il riscaldamento centralizzato che nessuno aveva in paese, possedevano le automobili quando ancora erano un sogno collettivo, d'estate andavano in villeggiatura (spesso nel luogo d'origine, ma non importa ché il fatto faceva effetto lo stesso) quando questa era ancora una parola sconosciuta. A Campello c'erano inoltre un bar, ritrovo di cacciatori, e uno spaccio aziendale dove si poteva comperare dalle granaglie per animali alle aspirine sottobanco. C'era però una cosa che faceva colpo: una rete telefonica interna che collegava le case della ditta fra loro e con i cantieri delle miniere. Ancora negli anni Settanta in queste case dominavano i vecchi telefoni a muro neri e massicci, ognuno dei quali possedeva un numero a due cifre. Campello possedeva un campo da tennis, retaggio forse della cultura sportiva inglese, ben presto però trasformato in campo giochi per i ragazzini e in campo da calcio serale per i giovanotti, anche quelli di Oneta dove non vi era uno spiazzo che superasse i dieci metri quadrati (in seguito, negli anni Settanta, anche Oneta costruirà il suo campo e il "tennis" subirà il declino del nucleo abitato).
Campello è stato per parecchi decenni di questo secolo il nucleo di riferimento della miniera e dei suoi lavoratori.
Anche geograficamente, posto com'è tra Oneta e Gorno, in un luogo che sembra poco adatto ad un insediamento abitativo, ne veniva contrassegnata la sua singolarità e la sua diversità. Dopo i primi anni Ottanta e la chiusura della miniera è stato ovviamente abbandonato dai dipendenti e in parte occupato da famiglie locali. In questo modo ha assunto, anche nei fatti, una nuova configurazione, quella più propria di contrada comunale.
L'edificio che ospitava gli uffici, sistemati su tre piani, è attualmente abbandonato a se stesso, in un progressivo disfacimento che non meriterebbe, anche solo per ciò che ha rappresentato lungo un secolo nella cultura degli abitanti della VaI del Riso.


Citazione:
fabrycjx12/2013

Concessione mineraria di Costa Jels

Concessione mineraria di Costa JelsPopolare
Inviato dafabrycjxAltre foto da fabrycjx   CategoriaMINIERE DI GORNO    Ultima modifica21/11/2022 16:13    
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Miniere di Gorno

Miniera Costa Jels

La concessione era limitata a Nord-Est,Est e Sud-Est dalle concessioni Grina Golla Splazzi, Belloro e Casa Conti; il confine era posto sulla destra del torrente Riso, in località Burrone dei Selvatici e seguendo il thalweg girava intorno a Oneta costeggiando ancora il Riso fin sotto la frazione Cantoni, risalendo poi sul versante sinistro fino al territorio di Grina Golla SpIazzi.
La miniera era molto estesa in direzione Nord-Sud ed erano note tre principali regioni: Costa Jels, Val Preti e Gremme. In seguito se ne aggiunse una quarta detta Laurium.
Nella regione Costa Jels ebbero inizio le coltivazioni fin dal l860 ed in essa si trovarono sviluppatissimi i lavori antichi che servirono da guida alle nuove coltivazioni. I lavori proseguirono ininterrottamente prima sotto il Sileoni e, in seguito con il Richardson e la Crown Spelter. Furono trovate anche quantità importanti di galena. I primi scavi furono effettuati a cielo aperto; seguirono le opere in galleria tra le quali ricordiamo i cantieri Vall'Orso con i ribassi da l a 9, i cantieri Accidenti, Casa Bosio, lacca, Scandinavia, Annibale e il ribasso Foppello. Primi segnali di esaurimento si ebbero verso il l890. Sulla destra del torrente Riso, di fronte allo sbocco della Valle dei Crappi venne aperto il cantiere Burrone dei Selvatici.
La regione Val Preti comprendeva la parte bassa della miniera situata sulla destra della Vall'Orso, in questa zona i lavori iniziali comprendevano i cantieri Balletto, Crispi, Val Preti ed il ribasso Grimaldi. I lavori rallentarono nel l890 e vennero sospesi per lungo tempo. Nel l902 vennero aperti, in aggiunta ai ribassi Val Preti già esistenti, gli omonimi n°4 bis e n°5. Più in alto si aprirono poi il Val Preti n°6 e n°7; il VaI Preti n°0 era il più basso, a pochi metri dal thalweg del Riso; si copriva così un dislivello totale di 600 metri.
La regione Laurium, più importante di tutte le altre, era sopra alle zone Val Preti e Gremme nella zona più orientale della concessione. Molto noti sono i cantieri Trappola, poco sopra la regione VaI Preti, Eldorado, che incontrò una serie di crevasse alte fino a 50 metri e larghe fmo a 4, Fortuna e Laurium Crevassa. Altri cantieri, meno produttivi, furono: Laurium Basso, Laurium Alto, Laurium Destro, Trappola Il, Sotto Baracca, Spinoza, Scoperta e altri meno noti. Tutti i lavori ebbero un calo agli inizi del '900, in seguito furono più importanti i lavori al cantiere Spini.
Nella regione Gremme i lavori furono numerosissimi tanto che è impossibile una dettagliata ricostruzione in questa sede. Importanti furono le soluzioni per il trasporto del minerale; furono infatti realizzati trasporti aerei costituiti da serie di telefori frenati dall'alto tali da congiungere i lavori più elevati con il fondovalle. Si costruirono anche diversi tronchi di ferrovia a livello nonché notevoli opere per la sicurezza dei lavori come grandi murature esterne per la protezione delle località limitrofe ai piazzali. Fu costruito un canale derivatore per il passaggio del torrente Spini attraverso alcuni piazzali. Nel 1911 fu considerata praticamente esaurita dopo essere stata per un trentennio in testa alle produzioni tra tutte le altre miniere della zona. I lavori proseguirono ancora fino al 1921 quando, a causa di una agitazione degli operai vennero fermati i lavori dei cantieri di tutte e quattro le zone. L'anno successivo, l'attività venne ripresa e ampliata. Nel 1925 la Società Vieille Montagne iniziò un'ampia campagna di ricerca. Nello stesso anno venivano coltivati i cantieri Burrone, Selvatici e Val Crappi. Vennero aperti, nella colonna Costa Jels, i cantieri Accidenti, Casa Bosio, Scandinavia e Sotto Accidenti. La colonna Val Preti venne raggiunta da gallerie di ribasso e vennero aperti i cantieri Grimaldi, Sopra Forni, Tesoro e Trappola.
Nella colonna Grem rientrarono in funzione i cantieri Laurium, Diomede, Spini ed Eldorado. Erano funzionanti 8 telefori che collegavano gli imbocchi delle gallerie con la strada Gorno-Oneta e 5 tronchi di binari decauville. I lavori proseguirono fino al 1930, quando, sebbene l'industria estrattiva dello zinco fosse in crisi, venivano coltivate le colonne Grem, Val Preti e Costa Jels (cantieri Spini, Eldorado, Trappola, ValI' Orso 3). Tra il 1929 e il 1930 il permesso di ricerca venne esteso anche ai minerali di piombo. Nel 1933 fu installata l'aria compressa in tutti i cantieri e sistemate le vie di carreggio nei cantieri Fortuna 2 e Spini. La cernita del tout venant venne spostata dai piazzali dei cantieri alla laveria di Oneta. Nel 1935 venne coltivato anche il cantiere Tesoro. Negli anni successivi l'attività proseguì con lavori di spoglio nei vecchi cantieri. Nel 1944 venne costruita una nuova teleferica nella zona alta e venne riattivata la zona Foppello - Casino. Dal 1945 al 1947 la miniera rimase chiusa. Nel 1948 i lavori ripresero con un ampio programma di ricerca; lavori di spoglio reiniziarono ai cantieri Lacca, Foppello e Casino nel 1951 con l'estrazione di calamina. Nell'anno successivo ripresero i lavori anche ai cantieri Val dell'Orso, Forni, Piave e Selvatici. Tra il 1957 e il 1959, oltre alla coltivazione, venne effettuata ricerca in tutti i cantieri. Nel 1966 fu allungata la discenderia Selvatici per raggiungere la parte bassa delle colonne Fortuna e Selvatici. Nuovi lavori di ristrutturazione, allargamento e approfondimento del ribasso Selvatici vennero effettuati nel 1970 allo scopo di formare un nuovo livello tra le colonne Selvatici, Cavrera e Fortuna. Nel 1971 proseguirono i lavori iniziati l'anno prima nella discenderia Selvatici dove si pensò di accentrare tutta l'attività mineraria. Nello stesso anno venne installata una stazione per l'eduzione delle acque. Negli anni 1972 e 1973 vennero fatte ampie ricerche per delimitare i corpi minerari, lavoro ultimato nel 1974, anno in cui venne iniziato anche, per migliorare la ventilazione delle parti basse, uno scavo di rimonta tra il ribasso Selvatici e i vecchi lavori della zona bassa del soprastante cantiere Fortuna. In seguito, i grossi problemi di allagamento portarono alla sospensione dei lavori nel 1981 ed alla rinuncia della concessione avvenuta nel 1983.


Inquadramento geologico Miniere Costa Jels e Riso.

Queste due miniere sono state aperte per permettere lo sfruttamento delle colonne Costa Jels, Fortuna, Val Preti e Selvatici. In questa zona è interamente presente la successione triassica media, il Metallifero, ed è molto estesa e assai potente la copertura formata dal Raibl.
Qui si registrano gli spessori maggiori del Metallifero, che variano tra 75 e 80 metri.
Il Metallifero ha subito notevoli sollecitazioni tettoniche, che hanno causato dei piegamenti. A questi piegamenti è abbinato un sistema di faglie con direzione N-S (faglia Grem. Val Preti e Zuccone) che ha causato una suddivisione in zolle del Metallifero stesso. Le mineralizzazioni di Costa Jels e del Basso Riso sono legate a tre grandi anticlinali, che presentano asse pressoché parallelo alle tre faglie principali e posizionate, la prima 200 metri a E della raglia Grem, la seconda 150 metri a E della raglia VaI Preti e la terza compresa tra la faglia Val Preti e Zuccone.
Le ultime due anticlinali si ricollegano a formare una piega unica. Tutte le mineralizzazioni di Costa Jels e Riso sono impostate sugli assi delle pieghe sopra menzionate; in particolare la colonna Fortuna è collegata alla prima anticlinale, di cui rispecchia la direzione. Questa colonna ha una lunghezza di circa 2500 metri, una larghezza di 200 metri ed una potenza compresa tra i 12 e i 18 metri. La colonna Vai Preti è localizzata sul fianco orientale della seconda anticlinale, è disposta in direzione N-S, ha una lunghezza di 1000 metri, una larghezza di 100 metri e una potenza di 10 metri, risulta essere divisa in due orizzonti mineralizzati: il primo sito presso la tufite 1 e il secondo sotto la tufite 2.
La colonna Costa Jels è formata da alcune colonne poste sulla cerniera e lungo il lato settentrionale della terza anticlinale. Sul fianco orientale della stessa, sono presenti due faglie mineralizzate, con direzione N-NE e S-SW, che danno origine alla colonna Selvatici: questa è costituita da quattro orizzonti mineralizzati, gli stessi che si ritrovano nella colonna Fortuna. In queste due colonne troviamo infatti un primo orizzonte, intorno alla tufite 1, un secondo a tetto della tufite lA, mentre il terzo è compreso tra la tufite l a e la tufite 2, il quarto è attorno alla tufite 2.
Nella colonna Selvatici sono invece presenti: l'orizzonte attorno alla tufite 2, quello compreso tra la tufite lA e la tufite 2 (suddiviso in due suborizzonti) ed un quarto orizzonte impostato su una faglia verticale, che interessa la zona di tetto del Metallifero. E' stato notato che, nei settori in cui il Metallifero ha subito i piegamenti, si hanno le maggiori concentrazioni di galena e di blenda

Guarda la prima concessione mineraria qui

La miniera



Plinio il vecchio

Plinio il vecchioPopolare
Inviato dafabrycjxAltre foto da fabrycjx   CategoriaMINIERE DI GORNO    Ultima modifica4/11/2022 18:06    
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Miniere di Gorno


"Fit aes et e lapide aeroso, quein vocant cadmiam. Celebritas in Asia et quondam in Campania; nunc in Bergoinatum agro, extrema parte Italiae"

Naturalis historia Plinio il Vecchio  (Como 23 d. C. - Stabia 79)


Citazione:
fabrycjx2018

Vecchia galleria

Vecchia galleriaPopolare
Inviato dafabrycjxAltre foto da fabrycjx   CategoriaMINIERE DI GORNO    Ultima modifica4/11/2022 18:04    
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In atti del Comune di Gorno del 1879 si legge:
addetti alle miniere di Gorno, Premolo, ed Oneta circa 150, il salario a cottimo è tra 1,50 e 2 lire per giornata, sempre in questo periodo nella località Costa Jels, n°1 miniera attiva vi lavorano 162 maschi adulti 36 femmine adulte (sopra i 14 anni) quantità di minerale escavato 5.500 t. valore 209.000 lire.In località casa Conti n°1 miniera attiva vi lavorano 3 maschi adulti, quantità di minerale scavato 40 t. valore 1400 lire.
Citazione:
FABRYCJX 2012

Val del Riso Val Dossana

Val del Riso Val DossanaPopolare
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Gorno

Oneta

Edito da Comunita montana Valle Seriana (luglio 2013)
Citazione:
fabrycjx 12/2013

international technical service

international technical service
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international technical service
autore: ing. Aldo Patt
Direttore delle miniere di Gorno
lingua inglese
anno 1953

leggilo qui:
http://www.valdelriso.it/giornalino/sapez1953/mobile/index.html


Ponte di Piazzarossa

Ponte di PiazzarossaPopolare
Inviato dafabrycjxAltre foto da fabrycjx   CategoriaMINIERE DI GORNO    Ultima modifica7/9/2022 16:24    
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Miniere di Gorno

Il ponte di Piazzarossa fu costruito nel  1964
Il tempo impiegato per la costruzione fu di 3 mesi

La prima campata venne  smontata da Pestarena (miniere d'oro di Valle Anzasca ) e quindi trasportata in loco, le
altre furono riprodotte.


La portata del ponte era di 600 quintali.
Collaudato con 20 “balaster” (vagoncini) fatti scorrere prima uno ad uno vuoti, poi pieni in ordine crescente (tara 20 quintali cadauno più la motrice)

Il ponte fu realizzato per il trasporto del minerale attraverso il traforo, Riso-Piazzarossa (ribasso Noble) proveniente dal Monte Trevasco e dai cantieri di Belloro che tramite una teleferica veniva trasportato alla stazione di carico in Piazzarossa.

(i dati sono stati forniti dal testimone diretto Sig. Epis Marco di Oneta n.13-3-1926 m.1-10-2008,  al tempo capomastro del cantiere)

Citazione:
fabrycjx2010 Intervista a Epis Marco)


Laveria di oneta

Laveria di onetaPopolare
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Miniere di Gorno

Laveria gravimetrica di Oneta


Tratto da "LE MINIERE DI ZINCO, DI PIOMBO E DI RAME"
Di Giovanni Rinaldi (1940)

"E' doveroso far cenno anche delle miniere di zinco, dato che esistono nel Bergamasco giacimenti molto ricchi, ed in una zona assai vasta delle medie Valli Brembana e Seriana; monti di Oltre il Colle, di Dossena, di S. Pietro d'Orzio, di Camerata Cornello, della Valle del Riso, di Parte e sulla Presolana.
Quanto all'epoca in cui questi giacimenti vennero scoperti e se ne iniziò la escavazione, non si hanno notizie sicure. C'è chi afferma che la coltivazione di queste miniere, risalga addirittura all'epoca preromana; chi asserisce che non rimonti oltre l’epoca longobarda; e chi invece sostiene, e con ottimi argomenti, che risalga all'epoca romana.
E' poi a ritenere, che le prime ricerche siano state eseguite nella Valle del Riso. Ciò almeno è logico arguire da ruderi di antiche officine scoperti Gorno, dove si ritiene che si fabbricasse ottone; da antiche escavazioni a forma di pozzo quadrato, scoperte sul monte dell’acqua presso Premolo, e da bronzi rinvenuti in scavi eseguiti a Parre in località Castello: bronzi che il Mantovani giudica si possano attribuire addirittura all'epoca preromana.
Antiche ed assai estese escavazioni si trovarono nel gruppo minerario di S. Pietro d'Orzio, Dossena e Vaccareggio. Queste, anzi, sembra si possano senz'altro attribuire all'epoca romana, sia per la forma dì alcune gallerie, capaci appena di un uomo sdraiato (cm, 30x40); sia per gli strumenti rinvenutivi e che servivano per la escavazione, quali scalpelli, cunei e picconi di ferro, in tutto identici per la forma a quelli in uso presso i romani, lumi di terracotta e di metallo; sia, infine, per l'accenno che ne fecero Giorgio Agricola e Plinio, accenno che ai vuole si riferisse anche a queste miniere di calamina.
Mentre, infatti, il primo scrisse: «Fuerunt insuper in alpibus Salasorum aeris fondinae, Italorum in Bergomatum agro et Campania», Plinio, che poteva conoscer molto bene il territorio di Bergamo, per avervi abitato, scrisse:
« Fit aes et e lapide aeroso, quein vocant cadmiam. Celebritas in Asia et quondam in Campania; nunc in Bergoinatum agro, extrema parte Italiae ».
Anche sulla Presolana presso il lago Pulzone, si rintracciarono piccoli scavi, risalenti ad epoca assai remota.
Da queste considerazioni, si arguisce potersi affermare quasi con certezza, che le miniere di zinco di Parre, della Valle del Riso, di S. Pietro D'Orzio e di Dossena, erano conosciute e coltivai» fino dall'epoca romana, se non anche da qualche secolo prima.
Relativamente invece alla continuità della loro coltivazione, non si può dir nulla con certezza.
Si può soltanto affermare, che furono coltivate nel periodo della dominazione veneta, se è vero che in detto periodo sui monti di Dossena, oltre uno sfruttamento di manganese, cui il mercato lagunare apriva tosto le braccia per sostituire il prodotto che «poche tempo fa» veniva «dalla parte di Costantinopoli», vi era anche una lavorazione di tucia e talamina, che il governo Veneto concesse di esportare all'estero.
A. questo punto vien fatto di chiedersi, come mai gli antichi coltivassero queste miniere, dal momento che lo zinco era loro sconosciuto come metallo, essendo stato scoperto solo verso il 1700.
La spiegazione che se ne suol dare, è questa: che ritenessero la calamina un semplice fondente, atto, mescolato col rame, a dare ottone. Ed infatti essi, come si è potuto constatare in modo indubbio, estraevano soltanto minerale della stessa natura di quello che si coltiva oggi, e di tal minerale non raccoglievano che le qualità ricche di carbonato, abbandonando i silicati.
Malgrado però la scoperta dello zinco, per molto tempo ancora queste miniere furono scarsamente coltivate, e soltanto per trarne calamine per far ottone,
Un vero sviluppo ebbero soltanto dopo il 1860, quando l'ing. Signorile, reggente l'ufficio montanistico di Bergamo, fece presente la possibilità di coltivazione della nostra blenda; e più esattamente nel 1868, colle ricerche fatte nei comuni di Gorno, Oneta e Oltre il Colle dall’avv. Sileoni, per incarico dei banchieri Mozzoni e Garnier, ai quali, falliti, si sostituì, nel 1870, l'inglese Richardson.
Questi nel 1881 riprese i lavori al lago Pulzone, già iniziati e poi abbandonati da Alberto Abati; e nello stesso anno consegnò alla The English Crown Spelter C° Ltd., le miniere della Val del RISO e della Presolana.
Nel 1876 l'inglese Gibson, coi banchieri livornesi Modigliani, inizia i lavori a Trevasco, monte Arera, Vaccareggio, Dossena, S. Pietro d'Orzio; ma nel 1882, per dissesto, le miniere passano alla Banca Romana; e nel 1888, per fallimento di questa, alla English Crown Spelter C° Ltd.
Nel 1885 Botticelli e Rcinach scoprono le miniere di Cespedosio, che nel 1891 sono assunte dalla Società Metallurgica Austro-Belga.
Nel 1904 la Società Orobia di Lecco acquista la miniera di Corna Rossa, in Comune di Piazza Brem-bana, scoperta nel 1899 dall'ing. Druetti; ma l'abbandona ben presto.
La Società Vieìlle Montagne, che ne] 1877 aveva ottenuto i primi permessi di ricerche, sotto la oculata direzione dell'ing. Luigi Noble ha ormai esteso la sua attività a quasi tutte le nostre miniere dì calamina, esistenti nei Comuni di Gorno, Premolo. Ponte Nossa, Parre, Oneta, Oltre il Colle e Dossena.
In questa industria verso il 1886 quando ancora stava affermandosi, erano occupati da 500 a 600 operai, e si scavavano tonnellate 15.000 circa di minerale ogni anno, per un valore di circa L. 500.000.
Secondo una statistica del 1911. In tale industria trovavan lavoro circa 1.500 operai, e si scavavano dalle 18 alle 20.000 tonnellate eli minerale, di cui 7/8 di calamina e 1/8 di blenda.
Il minerale, dopo passato alle laverie per togliere le scorie, viene spedito all’estero per esser fuso ed estrarre lo zinco."

Informazioni tecniche sulla laveria di Oneta
Citazione:
fabrycjx2017

CENTRALE CAVRERA

CENTRALE CAVRERAPopolare
Inviato dafabrycjxAltre foto da fabrycjx   CategoriaMINIERE DI GORNO    Ultima modifica4/9/2022 17:53    
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MINIERE DI GORNO
La centrale Cavrera, situata all'interno di circa 1,3 Km del ribasso Riso, in comune di Gorno.
In primo piano si vede uno dei due generatori di corrente con il relativo volano, la centrale aveva 2 alternatori della potenza di 160 e 120 Kw), sullo sfondo il quadro di comando e controllo con struttura in marmo.

"A mille e cinquecento metri addentro nel monte, in una grotta scavata a furia di mine, è installata la centrale elettrica: - due turbine delle Costruzioni Meccaniche Riva; e due alternatori del Tecnomasio Italiano, l'uno che può fornire centosessanta, l'altro centotrenta KVA. Questa Centrale che funziona da due anni sviluppa la forza necessaria a mettere in attività piena la miniera, e può anche fornire l’illuminazione a molti paesi, come Gorno, Oneta, Oltre il Colle." (Renzo Larco 1927)

(Foto Serafino Zanotti 1970)

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