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Caterina di corai

Caterina di coraiPopolare
Inviato dafabrycjxAltre foto da fabrycjx   CategoriaFilastrocche e proverbi    Ultima modifica17/12/2020 11:27    
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Caterina di corai
Lèa sö che ‘l canta i gai
‘l canta 'l gal e la galina
Lèa sö che l’è matina

Caterina dei coralli
alzati che cantano i galli
cantano il gallo e la gallina
alzati che è mattina


Citazione:
fabrycjx2014

Costa Jels nel 1960

Costa Jels nel 1960Popolare
Inviato dafabrycjxAltre foto da fabrycjx   CategoriaMINIERE DI GORNO    Ultima modifica9/12/2020 8:03    
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Miniere di Gorno
Costa Jels nel 1960
Costa Jels (quota 830, era il punto di conferimento di tutti i cantieri alti delle miniere


stazione    lunghezza in metri   dislivello in metri
Plassa Arera       4960                330
Ferrarezza          920                 256
Rampanù           830                 199
Foghera            255                  60
Annibale           140                   46
Negus              325                  130
Riso                1431                 236

SERVIZIO GEOLOGICO D'ITALIA
MEMORIE
 CARTA GEOLOGICA D'ITALIA
VOLUME XIV
        MEMORIA ILLUSTRATIVA DELLA CARTA MINERARIA D'ITALIA
           Scala 1: 1000000
            1975


COBERTALDO  (DI) & COMISSO, 1964; EHRENDREICH,  I960; OMENETTO, 1966; VACCHE’, I966; VAILATI,   1966)
II distretto piombo-zincifero di Gorno si trova una trentina di km a nord di Bergamo, tra le valli Brembana e Seriana, e comprende le aree minerarie dì Oltre il Colle (Vai Vedra -Val Parina - M. Arera), della Val del Riso (Gorno - Oneta) e di monte Trevasco. Le mineralizzazioni, analogamente a quelle prevalentemente fiuoritiche di Paglio Pignolino - Dossena Gialla (65), si localizzano nella formazione del Metallifero bergamasco (potenza 50-75 m) al limite stratigrafico Ladinico - Carnico (Trias medio). Si tratta di mineralizzazioni preva¬lentemente discordanti (concordanti p.p.) legate agli strati, dì origine sedimentaria, le cui caratteristiche sono state da noi definite nei corso di recenti ricerche (nell'ambito dell' IGCP/IUGS-UNESCO). I corpi minerari hanno forma di «colonne» allungate, di larghezza variabile e sviluppo assai limitato in profondità, che rappresentano essenzialmente il riempimento di cavità e brecce carsiche superficiali o poco profonde, la cui genesi è da imputarsi a fenomeni di emersione durante la deposizione della serie metallifera. Statisticamente entro quest'ul¬tima sono stati riconosciuti .quattro suborizzonti mineralizzati principali, ben definibili dal punto di vista stratigrafico grazie ai loro rapporti con caratteristici livelli-guida rappresentati da straterelli di « tufiti ». Verso il tetto del Metallifero si registra un aumento del rapporto Pb/Zn, Alle mineralizzazioni legate agli strati sono connesse mineralizzazioni mobilizzate (costituite da ossidati che nell'insieme raggiungono i 2/3 del minerale coltivato) in faglie e cavità carsiche (crevasse) di età più recente. La mineralizazzione sedimentaria a solfuri è rappresentata da blenda, galena, pirite, marcasite, solfosali di Cu-Sb-As, tracce di calcopirite, con « ganga » dì fluorite, barite, calcite, quarzo e gesso. Le strutture mineralizzate primarie appaiono estesamente modificate ed obliterate da intensi fenomeni diagenetici e tettonici. Nel 1973 le riserve per Corno sono state calcolate in 1.600.000 tonnellate all'1,3% Zn (ossidata), 3,7% Zn (solfuro) e 0,9% Pb '(solfuro).


Citazione:
fabrycjx2020
 
           

Pani di zinco A.M.M.I. Ponte Nossa

Pani di zinco A.M.M.I. Ponte NossaPopolare
Inviato dafabrycjxAltre foto da fabrycjx   CategoriaMINIERE DI GORNO    Ultima modifica5/12/2020 20:57    
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Cataste di pani di zinco prodotte dallo stabilimento dell'A.M.M.I di Ponte Nossa
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INSTALLAZIONE DI UNA NUOVA FONDERIA ELETTROLITICA DI ZINCO

CONSIDERAZIONI GENERALI

II piano E.R.P. a lungo termine per lo zinco metallo indica un ampliamento delle capacità produttive degli impianti esistenti per circa 15.000 tonnellate, e la installazione di una nuova fonderia elettrolitica con capacità produttiva di circa 10.000 tonn/anno di metallo, da parte della S.A.P.E.Z. - Società per azioni Piombo e Zinco.
Le ragioni che hanno consigliato alla S.A.P.E.Z. di installare la nuova fonderia elettrolitica possono così riassumersi:
a) - L'industria dello zinco metallo costituisce una classica attività "naturale" dell'economia italiana s  minerali, energia elettrica e manodopera rappresentano infatti il  90 % del costo totale del metallo. Giova qui ricordare che fino al 1915 si esportava la totalità dei minerali di zinco prodotti in Italia. In quegli anni la nostra esportazione raggiungeva 125-150 mila tonnellate annue e costituiva una notevole frazione dell'esportazione mondiale di minerali di zinco.
In quel periodo, per contro, l' Italia importava la totalità dello zinco metallo necessario al proprio fabbisogno. Si realizzavano così i presupposti caratteristici di una economia coloniale la massiva esportazione delle materie prime, importazione della totalità del fabbisogno nazionale di prodotti finiti.
Durante la prima guerra mondiale si costruì la prima fonderia di zinco (Vado Ligure) che dette il primo zinco di produzione italiana. La guerra era appena cessata quando entrò in funzione lo stabilimento di San Dalmazzo di Tenda, anticipatore del metodo elettrolitico. Un secondo impianto di elettrolisi entrò in marcia nel 1926 a Monteponi  un terzo nel 1928? pure elettrolitico, a Crotone  un quarto, nel 1936 sempre elettrolitico , a Porto Marghera. La produzione salì cosi a circa 40«000 tonnellate annue.
La installazione di una nuova fonderia costituisce pertanto una ulteriore tappa del processo di industrializzazione del l'Italia in uno dei settori più "naturali" ed economici.
b) - La realizzazione del programma sopraindicato  si ripercuoterà favorevolmente sulla bilancia dei pagamenti della Italia. E’noto infatti che esportando zinco metallo si ricava, grosso modo, il doppio della corrispondente esportazione di minerali.
c) - L'aumentato consumo di minerali di zinco all'intermo, a seguito dell'incremento delle capacità produttive sopra indicate, condurrà ad uno sviluppo nella produzione nazionale, sopratutto dei minerali poveri. Attualmente, sia per la far te incidenza dei trasporti, che per il mutato orientamento nella tecnica del trattamento dei minerali, le calamine a basso titolo trovano sempre maggiori difficoltà di collocamento all'estero.
Proprio per queste ragioni la nuova fonderia elettrolitica è stata studiata specificamente per il trattamento di minerali poveri calaminari, dei quali sia in Sardegna, sia nel Bergamasco vi è larga possibilità di produzione anche in sene attualmente non coltivate.
I minerali ricchi, particolarmente le blende flottate, continueranno ad essere esportate in larga misura.
d) - Le considerazioni sopra indicate si riallacciano al problema della manodopera. In relazione all'entrata in esercizio delle nuove capacità produttive (sia per il nuovo impianto, sia per l'incremento degli impianti esistenti), nel piano a. lungo termine è stato previsto un incremento dell'occupazione operaia di 2.500 unità, costituito da 2.000 unità nelle miniere e da 500 unità negli impianti.
L'incremento effettivo sarà prevedibilmente superiore   a quello indicato nel piano, sia perché la stima è stata formulata in termini molto prudenti, sia per il probabile incremento o nelle lavorazioni successive.
E’ infatti certo che all'aumentata disponibilità di zinco metallo in Italia corrisponderà
un incremento nel consumo,  che si rifletterà favorevolmente sull'occupazione operaia.
A tal fine è da tener presente che l'attuale consumo d i zinco procapite in Italia è
singolarmente basso. Anche senza tener conto dell'elevato consumo belga (kg.10,3% per
abitante ) dovuto a fattori particolari di quella economia, giova qui ricordare che il
consumo italiano (Kg.0,79) pur sempre inferiore a quello della Gran Bretagna, della
Germania, degli Stati Uniti, della Scandinavia, della Francia e del Canada,, e financo
a quello del Giappone e della Polonia.
e) - L'aumentata produzione di minerali di zinco allo interno conseguente alle maggiori
possibilità di collocamento presso le fonderie nazionali, si rifletterà favorevolmente
anche sulla produzione di minerali di piombo.
La produzione nazionale di minerali di piombo ha raggiunto nel 1948 circa 47.000
tonnellate. Quel piano a lungo termine è stato previsto un incremento fino a 67.000
tonnellate.
In passato è stato raggiunto un massimo di 75.000 tonnellate. Il minor livello produttivo attuale è dovuto al fatto che dal 1936 al 1943 le miniere piombo zincifere sono state sottoposte a uno sforzo eccessivo per fornire i forti quantitativi di piombo richiesti dalle Autorità, inadeguati alle preparazioni dei giacimenti. In tale periodo, per ragioni varie si sono fortemente ridotti i lavori di ricerca e di preparazione,mentre so_ no state sfruttate ed esaurire in prevalenza le masse a più elevato titolo di piombo.
Le conseguenze di questo sforzo produttivo si risentiranno per lungo tempo. Purtroppo, non sono stati ritrovati nuovi già cimenti di una gualche entità.
E’ peraltro evidente, anche in relazione alla generale scarsità di piombo nel mondo, che ogni sforzo va tentato al fine di incrementare la produzione di minerali di piombo»
Questo incremento potrà realizzarsi in Italia soltanto so si svilupperà parallelamente la produzione di minerali di zinco. E’ noto infatti che in quasi tutti i giacimenti italiani, i minerali di .piombo sono associati a quelli di zinco, e che quindi non è possibile forzare una produzione senza incrementare l’altra.
Per lo sviluppo della produzione di minerali di zinco in Italia  occorre, sopratutto, puntare sui minerali poveri; l’incremento delle capacità produttive di zinco metallo faciliterà il raggiungimento di tale scopo.

CARATTERISTICHE DELL'IMPIANTO
1° - Potenzialità-
L'impianto è stato studiato por una produzione di 50 tonnellate al giorno di zinco in catodi, corrispondente? tenuto conto della minor produzione invernale per carenza stagionale di energia elettrica, a circa 10,000 tonnellate annue di zinco commerciale fuso in pani.
2° — Ubicazione —
L'ubicazione dell'impianto presso Fossa (Bergamo) nel pri¬mo tratto della camionabile che dalla strada della Bresciana s i distacca sedendo la valle del Riso per giungere alle minierò di Gorno della S.A.P.E.Z. si presenta favorevole per le ragioni seguenti:
a) - provenienza dei minerali s la località di Nossa risulta adiacente alle miniere di Gorno e di Oltre il Colle baricentrica in confronto della altre miniere che alimenteranno l!impianto, e cioè la miniera di Monteneve dell AMMI (Vipiteno)? e le miniere dell'Iglesiente (Sardegna) della SAPEZ e dell’ AMMI
b) - fornitura dell'energia elettrici, necessaria, con i grandi elettrodotti che intersecano la regione
c) - razionalità o semplicità del costruendo raccordo ferroviario (scartamento normale) con la vicina stazione di Ponte Nossa delle ferrovie della Val Seriana
d) - disponibilità di terreno adatto, compreso fra il Riso e la camionabile di Gorno e disposto con sufficiente ampiezza nel senso parallelo alla valla del Riso stesso (terreno in parte già di proprietà della SAPEZ
L'impianto sorgerebbe nella valle del torrente Riso a circa 500 metri dalla confluenza di questo con il fiume Serio. Lo stabilimento sarebbe raccordato con la ferrovia della Valle Seriana mediante un tronco di linea che, distaccandosi dal binario principale in prossimità della stazione di Nossa? seguirebbe dapprima la strada nazionale e, dopo un breve tratto in galleria, devierebbe nella valle del Riso.
Per la sistemazione della vasta area necessaria per lo stabilimento si richiederebbe la rettifica ed arginatura di circa 300 metri del torrente e lo spostamento della strada Nossa-Gomo-Campello-Oneta nel tratto che interessa i nuovi impianti.
Nella indagine sulla ubicazione dell'impianto è stata anche studiata l'altra alternativa, vale a dire l’ubicazione in adatta zona prossima ad un porto, Questa soluzione presenta  l'innegabile beneficio della riduzione dei costi dei trasporti sia per i minerali della SAPEZ di provenienza dalla Sardegna, sia per altri eventuali minerali di acquisto E’ poi da tener conto che la vita media di una fonderia elettrolitica è in genere superiore a quella di una data miniera; sicché è sempre da porsi l'ipotesi che l'impianto potrebbe continuare a marciare anche quando le miniere del Bergamasco fossero esaurite.  L'esperienza di altri Paesi europei? che ci hanno preceduto nell’ installazione di fonderie di zinco ? conferma questa ipotesi  per quanto nel caso della miniera di Gorno e di Oltre il Colle, il minerale in vista e quello probabile e possibile assicurino l'alimentazione dell'impianto ? nella misura sopra indicata, per un lungo periodo.
Ma è da attendersi che l'esistenze, nel Bergamasco di altri fattori positivi a segnatamente la disponibilità di energia elettrica a pressi più bassi che sulla costa tirrenica = finisca con il fare prevalere la scelta di Nossa, del resto già ammessa in via provvisoria
3) - Energia elettrica -
Il consumo di energia elettrica risulta di 5.500-6.000 kwh. di corrente alternata trifase per una tonnellata di metallo commerciale fuso prodotto, cioè complessivamente circa 60 milioni di Kw. annui. Detto consumo comprende tutti i successivi trattarne:! ti, dal minerale grosso al metallo fuso in pani.
4) - I minerali -
L'impianto sarà alimentato da blende 3 calamine prodotte nel le miniere dell' AMI e della consociata SAPEZ.
Secondo i programmi predisposti, affluiranno all'impianto circa 20/21 mila tonnellate annue di minerali così distinti:
-  tonn. 4.000 circa di blende di Gorno al 58-59 % Zn;
- tonn. 6.000 circa di blende di Monteneve al 52% Zn;
- tonn. 6.000 circa di calamine di Gorno al 50% Zn;
- tonn. 5.000 circa di calamine della Sardegna al 48% Zn.
Date le forti perdite di concentrazione delle calamine (i rendimenti attuali per portare il titolo di zinco dal 15/16% dei grezzi al 48/50% dei calcinati, sono soltanto il 50%),  è stata studiata la possibilità di trattare nell'impianto di Nossa anche delle calamine semiconcentrate ad un titolo del 20/25% Zn. L’impiego di tali semiconcentrati si presenta particolarmente utile per i minerali di produzione della miniera di Gorno, dato la vicinanza della fonderia, e la incidenza, praticamente irrilevante, delle spese di trasporto (i minerali saranno convogliati dalla laveria all’impianto con teleferica). E’ evidente che in tal caso, a parità di metallo contenuto, aumenterà proporzionalmente il quantitativo di minerale da trattare nella fonderia.
- Pertanto l'impianto presenterà due sezioni: una per il trasferimento di calamina per circa 5.000 tonnellate annue di metallo, l'altra per il trattamento di blende per circa 5.000 tonnellate annue di metallo, conseguendosi cosi il gettito previsto di 10.000 tonnellate annue.
-Blende e calamine costituiscono un complesso razionale di impianti strettamente collegati fra loro.
- L'utilizzazione delle calamine impone lo sfruttamento più redditizio dei giacimenti minerari del Bergamasco e della Sardegna y cui si collegano evidenti problemi sociali per il relative largo impiego di manodopera.
- Il trattamento delle calamine esige acido solforico, e a questo si provvede con la desolforazione delle blende. Il gettito di acido solforico monoidrato corrisponde a non meno di una tonnellata di blenda combusta.
5) - Nel suo complesso l'impianto consisterà quindi dei seguenti reparti:
a) - macinazioni varie;
b)  - forni arrostimento blenda;
c)     - impianto acido solforico, tipo Monsanto;
d)   - attacco "blende e depurazione soluzioni;
e) -attacco calamine, e depurazione soluzioni;
f) - preparazione dell'elettrolito miscelato;
g) – e lettrolisi dello zinco;
h)  - impianto ricupero cadmio;
i)  - fonderia dei catodi;
l)  - centrale elettrica;
m)  - lavoratori, uffici, officine, ecc.
La potenza installata per l'elettrolisi sarà 10.000 KVA, e quella necessaria per i servizi sussidiare 2.000 KVA e quindi 12.000 KVA in totale.
La conversione della corrente si effettuerà mediante raddrizzatori a vapori di mercurio, con le due alternative: un aggregato sino a 9.000 A. e 900 V. e due aggregati ciascuno sino a 9.000 A. e 475 V.
Per i servizi sussidiari  si prevede  di adottare la tensione il 500 V, ottenuta con trasformatori generali da 130.000 V. e con trasformatori  secondari da 10.000 V.   ubicati in almeno due cabine distribuite nelle due zone principali dell’impianto


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fabrycjx 2012: (Foto  Capitanio Luigi

Giovanni Varischetti

Giovanni Varischetti
Inviato dafabrycjxAltre foto da fabrycjx   CategoriaPersonaggi    Ultima modifica4/12/2020 11:43    
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Giovanni Varischetti  e le sue sculture

Giovanni vede la sua prima alba il giorno più lungo del 1934.
Il 21 giugno.Come la maggior parte dei suoi fratelli e dei suoi compaesani di quella generazione cresce fra gli animali e le pietre, con le materie prime di un’esistenza  semplice.
Il fieno, le foglie, le pietre e il legno.
Al legno tornerà dopo alcuni anni quando trasferitosi con la famiglia a Ranica, si troverà a giocarci.
Il destino gli ha concesso di ottenere un impiego in un ponte radio sul colle della Maresana, laddove il suo compito è custodire ... Lui che aveva custodito per anni le bestie sul Grem, in Grina e in Golla, si trovava a custodire una stazione radio ripetitrice sul crinale di una collina. Per raggiungere questo posto di lavoro, risale un sentiero e attraversa i boschi.  
Ma a Giovanni prudono le mani, non è abituato a custodire delle  apparecchiature con lancette che non dicono l’ora ma valori di cui non ha sentore.
Dopo aver passato alcuni anni a lavorare di notte in fabbrica a Ponte Nossa,e governato le bestie di giorno in Grina, superare le preoccupazioni della crisi di fine anni 60 con un impiego del genere sembra un miracolo, e allora inizia a leggere testi sacri. Illustrati si perché a scuola non era uno dei più bravi...era sempre distratto pensando alle sue caprette.
Dunque  nella  piccola officina di manutenzione del ponte radio della Maresana, un girono dopo aver svolto le sue mansioni ordinarie, si prepara un bastone, per scacciare le serpi lungo il cammino. Ma questo  bastone  gli  viene  tanto  bene che lo deve regalare e ne fa un altro, e poi un altro ancora... Fino a quando  qualche  parente  gli dice...: ma pròa a fa sö i rastèi...lui ascolta, e inizia a produrre rastrelli. Belli equilibrati... il manico di un legno, la testa di un altro e i denti di un altro ancora. Nel giro di qualche mese diventa un provetto produttore di  rastrelli. Insomma siamo al limite perché la piccola officina del ponte radio si trasforma in un laboratorio.
Ma d'altronde i compiti prevedono la presenza, l’ordine e la manutenzione. Ci sono tempi in cui il custode è comunque meglio che sia vigile e presente.Un  giorno  Giovanni  passando per il bosco, vede una capra, accidenti!  
E’ intrappolata in un tronco e allora lui che fa? Taglia l’albero e libera la capra... Non  ha  attrezzi  adatti, dunque se li crea limando pezzi di ferro e utensili di fortuna, ma la sua capretta lo guarda e gli sorride e allora le vuole dare compagnia e libera dal legno una gallina, poi un’aquila, poi ... un cavallo, poi una mucca e poi... Cristo.
Cristo in croce è la sua liberazione preferita. A lui piace proprio togliere dal legno tutto quanto sta attorno a quella che dopo qualche giorno sa-rà una cosa che altri definiscono “opera”.
E allora inizia ad aver cura del materiale e delle attrezzature e via via  inizia ad assecondare una dote che  nemmeno lui si spiega.
Mani grandi, e nessuna preparazione scolastica, nessun principio di proporzione, disegno o tecnica  appresa con un maestro. Niente di tutto ciò, solo la memoria di  come è fatta  una mucca, un  cavallo e l’osservazione delle proprie membra per riprodurle nelle  mani, braccia, volti ed espressioni dei personaggi realizzati.
Giovanni per anni produce diverse sculture di diversi tagli e formati, a volte su richiesta di qualche amico, ma prevalentemente seguendo la propria indole indomita.Una passione che però abbandona  quasi  completamente  quando cambiano i ritmi della sua vita. Il ritorno alla sua prima passione, gli animali, la stalla e i campi quando va in pensione. Si scorda la sua abilità e quasi come volesse voltare pagina fa a meno della sua capacità manuale. Torna a percuotere  gli  scalpelli  a distanza di anni quando per fare un po’ di riabilitazione postoperatoria alle mani per tunnel carpale, segue i suggerimenti dei famigliari e riprende così daccapo.
Prima libera un orso, poi un Cristo e poi ...

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beni storici e artistici della diocesi di Bergamo
La via crucis



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fabrycjx2020

Charlie

CharliePopolare
Inviato dafabrycjxAltre foto da fabrycjx   CategoriaPersonaggi    Ultima modifica28/11/2020 11:47    
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Modesto Varischetti "Charlie"
1907 miniere d'oro Westralia
Rimasto per 9 giorni imprigionato a 200 metri di profondità a causa di un'allagamento, venne riportato salvo in suprfice.
Il fatto ebbe notevole risonanza sia in Australia che in Italia.

il fatto: Dalla rivista "il secolo XX" del 1907

Down in the gold mine (la ballata di Varischetti)
Jon Callagan "Varischetti"
you tube
Il fumetto della vicenda in inglese
Video
Qui articoli originali sulla vicenda
Citazione:
fabrycjx 2012

Triangolazioni

TriangolazioniPopolare
Inviato dafabrycjxAltre foto da fabrycjx   CategoriaMINIERE DI GORNO    Ultima modifica12/11/2020 20:46    
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Miniere di Gorno

Triangolazioni

Nella foto (imbocco ribasso Noble), caposaldo del primo punto della triangolazione di Walter Paulato
Quota 549.600
Rilevatore Imberti Andrea
Anno 1964/65

Attenzione molte mappe hanno quote scostate di 20 metri come si evince da questo documento dell'ufficio topografico miniere di Gorno

vedi documento triangolazioni qui

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fabrycjx2015

Fornello

FornelloPopolare
Inviato dafabrycjxAltre foto da fabrycjx   CategoriaMINIERE DI GORNO    Ultima modifica5/11/2020 19:37    
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MINIERE DI GORNO

Questa è la bocca di un fornello, attrezzata di griglia per calibrare la massima pezzatura del materiale che vi veniva scaricato.
Massi di dimensioni maggiori dovevano essere rotti manualmente.
Questo era necessario per non intasare le bocche delle tramogge sottostanti, per facilitare la movimentazione del materiale e non meno importante, per consentire il conferimento ai macchinari di frantumazione alle laverie che non potevano accettare pezzature oltre misura.

Estratto da una relazione dell'Ufficio geologico di Gorno riguardante i cantieri di Belloro(1962):

Volendo coltivare queste mineralizzazioni ci è sembrato di vedere la possibilità di usare la meccanizzazione per questa zona; il tratto di rimonta in questione è abbastanza rettilineo da q.780 a q 901 ed evaquate le ripiene presumibilmente mineralizzate, si può piazzare benissimo uno scraper potente (23-30 cv). L’abbattuto può essere screperato fino a q. 760, in appositi fornelli scavati da una traversa a letto che da P. Remoma(q.761)si porterà sotto la rimonta. A questo punto il materiale spillato verrà vagonato fino all’imbocco di P. Remona e da qui con un filo a sbalzo da q. 761 a q. 532 andrà a finire in una tramoggia fissata pochi metri  sopra l’imbocco della galleria che servirà per i futuri spillaggi del materiale di M. Travasco. In questo modo le carovane dei locomotori potranno spillare direttamente.
Citazione:
FABRYCJX 2012


Concessione mineraria di Riso

Concessione mineraria di RisoPopolare
Inviato dafabrycjxAltre foto da fabrycjx   CategoriaMINIERE DI GORNO    Ultima modifica3/11/2020 14:01    
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Miniere di Gorno

Miniera Riso

Confinava a Nord con la concessione di Costa Jels, e vi entrava come un cuneo alla sinistra del tor- rente Riso, comprendendo l'abitato di Oneta fino alla frazione Plazza e ai mulini di Oneta a quota 725 m s.l.m.; comprendeva tutto il versante destro del Riso fino alla Madonna del Frassino a Nord- Ovest, a S. Rocco di Chignolo a Sud spingendosi fino alla località Riso, sul torrente omonimo a quota 550 metri: infine il confine seguiva il thalweg fino a Costa Jels.
Le ricerche che diedero origine alla concessione Riso furono li intraprese per verificare il prolungamento delle mineralizzazioni coltivate a Costa Jels; infatti dal 1895 molti dei lavori intrapresi a Costa Jels si spinsero nel campo del Riso trovando ottime concentrazioni di minerale. Tra il 1899 e il 1900 l'Ing. Zay spinse le ricerche in questa zona dichiarandone la scoperta nell' anno 1900 e stilando il decreto di concessione l'anno successivo. I lavori interessarono dapprima la parte alta della concessione e da qui furono scavate nume- rose gallerie di ribasso ma, qualche anno dopo i cantieri superiori si impoverirono e così pure i nuovi ribassi che venivano aperti parevano meno fortunati. In seguito, i lavori presso il Riso incontrarono potenti concentrazioni che diedero nuovo impulso alle ricerche che si spinsero fino a 90 metri sotto il torrente con discenderie e un pozzo che, però, fu presto allagato facendo temere la stessa sorte per gli altri lavori profondi. Nel 1895 incominciarono i lavori alla galleria Fortuna 2, sul versante destro del Riso a Nord di Oneta a quota 736 metri, verso il gruppo di Gremme di Costa Jels.
Più in basso si aprirono varie gallerie, tra le quali: nel 1900 la Fortuna Sotto 2, 60 metri più in basso, nel 1899 la Fortuna 2 bis, mentre nel 1898 fu aperta la Fortuna 3 (come ribasso) 74 metri più sotto, nel 1901 si aprì il ribasso Fortuna 4 sotto di 26 metri; scendendo di altri 70 metri fu aperto il ribasso Fortuna 5 nel 1903 e, sotto di altri 90 metri, il Fortuna 6. L'anno successivo il Fortuna 7 di altri 56 metri più in basso dal quale poi si dipartirono ricerche e coltivazioni in profondità mediante due discenderie munite di argani elettrici. Il pozzo Zay fu scavato fin dal 1903, pochi metri sopra il thalweg del Riso per esplorare in profondità; i lavori procedettero lentamente anche perchè il ribasso Fortuna 7 permise, con le sue discenderie, di compiere accurate ricerche sotto il thalweg.
Il pozzo era dotato di argano e di pompe elettriche che non furono sufficienti ad impedirne l'allagamento che interruppe i lavori a 65 metri di profondità. Una galleria di scolo permise la successiva ripresa dei lavori.
L'importante galleria Riso partiva dalla località omonima a quota 550 m s.l.m. con andamento rettilineo verso il pozzo Zay per 1600 metri (nel 1911) con una pendenza dello 0,5 %; suo scopo era anche quello di consentire lo scolo delle acque. Fu intrapresa nel 1907 e l'anno successivo l'installazione di una perforatrice meccanica ad aria compressa (7 Atm. fornite da un compressore a turbina) portò ad avere, nel 1909, un' avanzamento giornaliero di 2 metri. I lavori di estrazione proseguirono fino al 1921 con la temporanea chiusura legata all'agitazione delle maestranze già citata; successivamente, con la ripresa del lavori, venne progettato nel 1925 il prolungamento della galleria di ribasso iniziata nel 1908 fino ai cantieri di Val Parina (galleria Riso-Parina) per una lunghezza stimata di 6 km. Nello stesso anno vennero costruiti 9 telefori per un percorso totale di 3603 metri. Per collegare le 12 gallerie di ribasso e la laveria, all'imbocco della galleria Riso con la stazione ferroviaria di Ponte Nossa vennero realizzati 4 piani inclinati automotori (420 metri in totale) e 1510 metri di ferrovia decauville a livello. Dopo questo vasto lavoro di potenziamento degli impianti si registrò un notevole incremento della produzione con un periodo di stasi tra il 1930 e il 1934. Dal 1936 i lavori di ricerca e spoglio ripresero a pieno ritmo ed indirizzati sia al completo sfruttamento delle vecchie mineralizzazioni sia all'individuazione di nuove concentrazioni. Lo spoglio interessò soprattutto le colonne Fortuna, Selvatici e Cavrera. Nel 1944, in seguito agli ingenti scavi, si ripresentò il problema dell' eduzione delle acque risolto con l'installazione di nuove pompe. Nel 1950 si intrapresero nuovi lavori di preparazione e ricerca con- centrando, negli anni successivi, l'attività attorno alla colonna Fortuna. Nel 1961 ripresero i lavori nella galleria Riso-Parina che erano stati temporaneamente interrotti. Nel 1963 venne iniziata un 'intensa attività di ricerca nella zona del Basso Riso, coltivato negli anni successivi. Nel 1966 venne introdotto il metodo di coltivazioni a fronti lunghi e sgombero a mezzo di scrapers. Nel 1970 fu sospesa la coltivazione e iniziata una fase di ristrutturazione generale e preparazione proseguita fino al 1972. L'anno seguente, le ricerche per valutare la consistenza del giacimento portarono ad una parziale ripresa dell’estrazione e all'inizio del riarmo della galleria Riso-Parina. Seguì un progressivo calo nella produzione che condusse nel 1983 a decretare la definitiva chiusura dei cantieri con la rinuncia alle concessioni


Inquadramento geologico


Miniere Costa Jels e Riso.

Queste due miniere sono state aperte per permettere lo sfruttamento delle colonne Costa Jels, Fortuna, Val Preti e Selvatici. In questa zona è interamente presente la successione triassica media, il Metallifero, ed è molto estesa e assai potente la copertura formata dal Raibl.
Qui si registrano gli spessori maggiori del Metallifero, che variano tra 75 e 80 metri.
Il Metallifero ha subito notevoli sollecitazioni tettoniche, che hanno causato dei piegamenti. A que-
sti piegamenti è abbinato un sistema di faglie con direzione N-S (faglia Grem. VaI Preti e Zuccone) che ha causato una suddivisione in zolle del Metallifero stesso. Le mineralizzazioni di Costa Jels e del Basso Riso sono legate a tre grandi anticlinali, che presentano asse pressoché parallelo alle tre faglie principali e posizionate, la prima 200 metri a E della raglia Grem, la seconda 150 metri a E della raglia VaI Preti e la terza compresa tra la raglia VaI Preti e Zuccone.
Le ultime due anticlinali si ricollegano a formare una piega unica. Tutte le mineralizzazioni di Costa Jels e Riso sono impostate sugli assi delle pieghe sopra menzionate; in particolare la colonna Fortuna è collegata alla prima anticlinale, di cui rispecchia la direzione. Questa colonna ha una lunghezza di circa 2500 metri, una larghezza di 200 metri ed una potenza compresa tra i 12 e i 18 metri. La colonna Vai Preti è localizzata sul fianco orientale della seconda anticlinale, è disposta in direzione N-S, ha una lunghezza di 1000 metri, una larghezza di 100 metri e una potenza di 10 metri, risulta essere divisa in due orizzonti mineralizza-
ti: il primo sito presso la tufite 1 e il secondo sotto la tufite 2.
La colonna Costa Jels è formata da alcune colonne poste sulla cerniera e lungo il lato settentrionale della terza anticlinale. Sul fianco orientale della stessa, sono presenti due faglie mineralizzate, con direzione N-NE e S-SW, che danno origine alla colonna Selvatici: questa è costituita da quattro orizzonti mineralizzati, gli stessi che si ritrovano nella colonna Fortuna. In queste due colonne tro- viamo infatti un primo orizzonte, intorno alla tufite 1, un secondo a tetto della tufite la, mentre il terzo è compreso tra la tufite l a e la tufite 2, il quarto è attorno alla tufite 2.
Nella colonna Selvatici sono invece presenti: l'orizzonte attorno alla tufite 2, quello compreso tra la tufite la e la tufite 2 (suddiviso in due suborizzonti) ed un quarto orizzonte impostato su una raglia verticale, che interessa la zona di tetto del Metallifero. E' stato notato che, nei settori in cui il Metallifero ha subito i piegamenti, si hanno le maggiori concentrazioni di galena e di blenda


Guarda la prima concessione mineraria qui

chiusura imbocchi 1982


LA PIU GRANDE TRAGEDIA MINERARIA ITALIANA

LA PIU GRANDE TRAGEDIA MINERARIA ITALIANAPopolare
Inviato dafabrycjxAltre foto da fabrycjx   CategoriaMINIERE DI GORNO    Ultima modifica2/11/2020 12:31    
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ARSIA – 28 febbraio 1940
Contrariamente ad una diffusa convinzione, non è la tragedia di Marcinelle (1956) la peggiore catastrofe mineraria italiana, ancorché occorsa in Belgio

          La tragedia più grande fu quella dell’Arsa il 28 febbraio 1940, all’interno di quello che allora fu territorio nazionale italiano, con 185 morti, cinquanta in più delle vittime italiane a Marcinelle.


...caduti nel buio...avanzano nella luce...


In questo disastro anche Gorno pagò il suo tributo, in quanto di tradizione mineraria aveva in queste miniere più di un minatore.
Cabrini Giovan Antonio nato il 28/4/1909
Guerinoni Angelo nato il 3/6/1906
Guerinoni Angelo Tobia nato il 5/3/19013
Zanotti Giovan Angelo nato il 31/5/1912
Cabrini Giovan Antonio risulta nell'elnco ufficiale delle vittime.


http://www.geoitaliani.it/2013/05/194 ... -grande-tragedia.html?m=1


RAŠA - ARSIA 1937. Grad za 547 dana


miniera

Documentazione

Alfio Balbusso

Alfio Balbusso
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Alfio Balbusso
Direttore delle miniere di Gorno
Nato a Roma il 4/6/1909
Laureato nel 1933 in ingegneria mindustriale minieraria presso il politecnico di Torino.
dall'aprile 1934 al settembre 1936 impegato presso le miniere di Kosseir(alto Egitto- Mar Rosso)nella società Italo egiziana Estrazione fosfati.
Dall'ottobre 1936 all'aprile 1937 impiegato presso le miniere dell'Arsia (Pola)nella società carbonifera ARSA.
Dal maggio 1937 all'ottobre 1939 impegato presso le miniere di Sciumagallé (Eritrea, nell'azienda Mineraria Africa Orientale (AMAO).
Dal febraio 1940 al dicembre 1945 dirigente presso  le miniere dell'Arsia (Pola) società carbonifera ARSA
Dal giugno 1946 al marzo 1962 dirigente presso le miniere della Sardegna Società mineraria Pertusola (Roma piazzale Flaminio 9)
Dal 1963 al 1975 dirigente presso la Miniera di Gorno (Bg) AMMI spa
(dati forniti dalla famiglia Balbusso)

Citazione:
fabrycjx2020



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