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LA PRESENZA DELLE SUORE A GORNO

LA PRESENZA DELLE SUORE A GORNOPopolare
Inviato dafabrycjxAltre foto da fabrycjx   CategoriaVita religiosa in Val del Riso    Ultima modifica23/5/2019 11:59    
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Quando a Gorno venne costituita nel 1897 la "Società per l'Asilo infantile", la maestra Rosina Guerinoni venne nominata Amministratrice della società stessa e si dette molto da fare per la realizzazione e costruzione dell'Asilo in località Madonna.
Successivamente lei stessa prese i voti vestendo l'abito delle Suore Figlie della Sapienza con il nome di Sr. Marie du Bon Conseil.
Il 26 ottobre 1905 a Gorno, chiamate dall'allora parroco don Pietro Brignoli, giunsero con lei altre cinque suore dello stesso ordine religioso, e suor Rosina ricoprì l'incarico di direttrice dell'Asilo. Da allora continuarono con alterne vicende il loro servizio alla nostra comunità, assistendo dverse centinaia di bambini con amore, seguendoli nelle diverse attività anche extrascolastiche di impegno e svago. Suor Rosina muore il 12 gennaio 1937 a 71 anni.
Il ricordo di tante suore che sono passate nel nostro paese è rimasto immutato nel cuore di chi le ha conosciute e amate.
Per settanta anni hanno operato nella comunità, dal 1905 al 1975.
Hanno lasciato il servizio per alcune difficoltà sorte.
Durante la loro permanenza e servizio fioriscono diverse vocazioni femminili: se ne contano circa sessanta di Gorno, fu il vivaio della Sagesse.
Sia consentito ricordare una figura di suora che ha prestato la sua opera per quarantasei anni ininterrotti a Gorno; aveva ventitré anni quando sostituì suor Rosa Guerinoni: si chiamava suor Giuseppina (Marina dal Canton, di Belluno).
Questa piccola suora, energica e con una forte personalità, ricevette la cittadinanza onoraria "quale piccola ricompensa di quanto ha fatto nel suo operare quotidiano per la nostra comunità di Gorno".
Riposa in pace nel nostro cimitero essendo morta a Menaggio il 17 settembre 1982.

Suore a Gorno

tricentenario

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Case a Campello

Case a Campello
Inviato dafabrycjxAltre foto da fabrycjx   CategoriaStoriche    Ultima modifica9/5/2019 13:11    
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Renzo Larco scrive al'incirca nel 1920

RICCHEZZE DELLA BERGAMASCA

LE MINIERE  DI  ZINCO  DELLA VALLE RISO

Poco prima di Ponte di Nossa il torrente Riso mette nel Serio. Il Riso discende dal Colle di Zambla e bagna una valle che, pur tra le minori e di più modesta rinomanza di questa regione prealpina lombarda, offre al visitatore varietà di panorami e nella sua stessa disadorna crudezza un contrasto di bellezze tra il fondo valle e le impervie coste montane spesso ammantate di folto bosco, che si sollevano ai fianchi con impetuosi sbalzi. La Valle Riso è destinata a far parte di quella bella strada interprovinciale che congiungerà il lago di Como e il lago d'Iseo, che cioè partendo e da Lecco e da Bellano convergerà su Maggio di Valsassina, per proseguir quindi per Vedeseta in Val Taleggio, toccando poi San Giovanni Bianco, San Pellegrino, Dossena, Oltre il Colle, Oneta, Clusone e Lovere, e sfociar qui sulla strada del Tonale. Sarà quindi, Valle Riso, frequentata dai viaggiatori dei grandi itinerari, e varrà anch'essa a mettere in valore dal punto di vista turistico la zona bergamasca, che ha per questo aspetto un sicuro avvenire.
Ma quell'ammasso montagnoso che da Cornalba a Serina, da Oltre il Colle al Passo di Zambla raccoglie nei suoi recessi conche prative e dossi boscosi, belvederi pittoreschi e campi di neve ormai già ricercati dai villeggianti estivi e dagli appassionati degli sport invernali, rinserra anche, nelle sue viscere profonde, interessanti giacimenti di minerali. Allineamenti mineralizzati di materiali zinciferi serpeggiano da nord a sud tra Parre e Camerata Cornello, con andamento capriccioso, concentrandosi nelle fratture e cavità d'un calcare dolomitico dell'epoca del trias. Essi rivelano la loro presenza a Camerata, a Dossena e a Oltre il Colle sul versante della Brembana; a Oneta, a Gorno, a Premolo e a Parre sul versante della Seriana.
Ecco presso Gorno una piccola centrale elettrica alimentata dall'acqua del Riso derivata con tubazione. Ecco un forno per la calcinazione del minerale. Ed ecco ancora un grandioso impianto di laveria. Siamo già nella zona d'una miniera di zinco. Curiosa forma tozza a tino hanno questi forni, alti circa sei metri. La calamina, così i metallurgici chiamano tanto il carbonato che il silicato di zinco  che vi si getta per la calcinazione ivi riduce quasi d'un quarto il suo peso, ed elimina l'anidride carbonica, con l'acqua di cristallizzazione e la naturale umidità. Il minerale vi è disposto a strati alternati con altri strati di combustibile polverizzato; è una calcinazione lenta che si compie a una temperatura che oscilla tra gli ottocento e i novecento gradi. Per il materiale più minuto vi sono forni rotativi di calcinazione con focolare ad iniezione di carbone polverizzato, del tipo di quelli usati per la fabbricazione del cemento Portland artificiale.
Più interessante per il profano visitatore è però il lavoro che si compie nelle laverie. La laveria è un piccolo mondo infernale. Un fragore digrignante di ferraglie la em¬pie, altissimo, come se mostri spaventevoli stritolassero, con le loro implacabili mascelle possenti, senza un istante di sosta, frantumi di catene, valanghe di macigni.
Il lavoro incomincia  dall'alto, dal tetto.
Un piano inclinato porta dalle banchine di deposito a una tramoggia di carico il materiale che fu raccolto nelle gallerie di scavo. E su in alto, in cima al piano inclinato, il materiale vien quindi rovesciato su griglie in cui si eliminano i pezzi più grossi. Incomincia allora il viaggio avventuroso dei frammenti del minerale calaminare, lucente, dalle fratture ineguali, di color bianco, giallo, bruno, verde, ceruleo. Cade e precipita, rotola e scivola, sbalza, saltella, corre e rimbalza, si sofferma un attimo attonito per rincominciare la sua corsa sincopata o sdrucciolante. E' un tamburellamento di ciottoli, un grandinare di pietre intermittente. L'acqua si mescola, regola ed accelera questa caduta a film concatenata.
Il minerale discende di piano in piano con lungo zigzagare; e di cernita in cernita si fa più piccolo; elimina sempre maggiori scorie, la parte ricca dalla ganga; si sgrossa e si purifica; s'ingorga nei frantoi a mascelle che lo sottopongono a una interminabile maciullazione; esce dalla stretta sfinito, ma è ripreso spietatamente in crivelli d'ogni tipo e forma: a tamburo, piatti, a nastro, che Io trattengono al tormento di nuove e sempre più minute selezioni.
L'alveare gigantesco che è la laveria stilla acqua da tutte le sue cavità, da tutte le sue giunture. Per il lavaggio e per la selezione delle particene pesanti le buone dalle più leggere le sterili, occorrono quantità ingenti d'acqua, più che seimilacinquecento litri al minuto primo. E ingegnosissimi macchinari riempiono ogni ripiano; macchinari grandiosi, che dimostrano quanta sottigliezza d'ingegno ha presieduto alla loro creazione. Questa sola laveria di Gorno che è di media capacità, può trattare novanta tonnellate di materiale al giorno, costruita come fu per una elaborazione di dieci tonnellate orarie. Lo zinco è proprio qui che sottoscrive il suo atto di nascita. Da queste manciate di sporca sabbietta usciranno un giorno un imbuto, un elemento di pila, un cliché. Ma quanto mondo dovrai ancora percorrere, o calamina della mia bella Bergamasca, dopo che da questo momento ci saremo separati...
Entriamo adesso nelle viscere del monte, nel tunnel che ci porta alle gallerie ove avviene lo scavo del materiale zincifero. La galleria penetra nella montagna, diritta, piana, comoda. Dei binarietti lasciano scivolare rosari di vagoncini colmi di minerale, che cavalli e muli abituati all'oscurità trascinano. A mille e cinquecento metri addentro nel monte, in una grotta scavata a furia di mine, è installata la centrale elettrica: - due turbine delle Costruzioni Meccaniche Riva; e due alternatori del Tecnomasio Italiano, l'uno che può fornire centosessanta, l'altro centotrenta KVA. Questa Centrale che funziona da due anni sviluppa la forza necessaria a mettere in attività piena la miniera, e può anche fornire l’illuminazione a molti paesi, come Gorno, Oneta, Oltre il Colle.
La miniera, meglio le miniere di Valle Riso, ramificano nel grembo delle montagne più che cento chilometri di gallerie per ogni senso, in alto e in basso, di sbieco, trasversalmente. Qui s'apre il buco d'una discenderia, cioè d'una galleria di scavo che discende. La galleria è angusta, diseguale, e il terreno è sdrucciolevole, inclinato spesso come una scala. Discendono i tubi dell'aria compressa, che mettono lontano in azione i martelli perforatori. Le calamine sotto forma concrezionata o terrosa formano ammassi irregolari dove i martelli possono a loro agio mordere. Il minerale estratto viene sollevato a mezzo di piani inclinati, e lo scarico si compie automaticamente.
Più in alto, nella vallata del Riso e nella laterale valletta dell'Orso, intorno a Oneta, fino a Oltre il Colle, altri cantieri, altri forni, altre laverie moltipìicano l'intenso, disciplinato lavoro.
Queste miniere della Bergamasca furono certo coltivate qua e là in tempi in cui non si conosceva la polvere. I romani designarono il minerale di zinco col nome di cadmia. Ma una conoscenza più diffusa in questo ramo ebbero gli orientali, sopratutto i cinesi. I portoghesi importarono lo zinco dall'Oriente in Europa a partire dal secolo XVI, e si finì per sorprendere il segreto dei procedimenti cinesi. Non fu però che al principio del se¬colo XIX che un chimico di Liegi, Daniele Dony, pervenne a determinare un metodo di riduzione, che permise d'ottenere a un prezzo ragionevole, uno zinco sufficiente¬mente malleabile per essere laminato. Il procedimento Dony è, ancora oggi, il migliore fra quanti sono stati poi ideati per fabbricare lo zinco, per via termica.
Ora da un antico luogo e dal nome tradizionale di una antica miniera situata a Moresnet, ai confini dell'antico Ducato di Limburgo e del Principato di Liegi, derivò la propria insegna la Società della Vielle Montagne, che si costituì in Belgio nel 1837. Questa Società possedeva all'atto di costituzione soltanto la miniera di calamina di Moresnet, la fonderia di zinco di San Leo¬nardo, a Liegi; i due piccoli laminatoi di Hom e di Houx, in Francia; infine sulle rive del’Ourthe, l'officina d'Angleur, ancora in costruzione.
Ma qualche mese più tardi la Società già acquistava i laminatoi di Bray, in Francia, di Tilff, in Belgio. E se gli inizi furono laboriosi e lo sviluppo s'operò lentamente, presto, a partire dal 1853, incominciò l'espansione progressiva e sempre più accentuata. Venivano acquistate miniere e officine in Svezia, in Germania, in Sardegna, in Algeria e in Tunisia, in Francia lungo le coste del Mediterraneo e nei dipartimenti del Nord; quindi in Inghilterra e infine ancora in Italia, nell'Italia settentrionale. In breve questa Società dirigeva nel 1927 il lavoro di 32 stabilimenti, produceva 153.000 tonn. di minerali finiti, 97.578 tonn. di zinco in pani, 67.184 tonn. di zinco laminato, 24.483 tonn. di ossido di zinco, 15.400 tonn. di piombo, 25.140 kg. di argento, 91.000 tonn. di acido solforico.
Le miniere che la « Vieille Montagne » possiede in Bergamasca si possono dividere in due gruppi. Un gruppo è quello costituito dalle miniere d'Oltre il Colle (Oltre il Colle, Serina, Dossena) e di Parre e di Premolo, che la Società possiede da oltre trentanni. L'altro gruppo è quello più propriamente formato dalle miniere di Valle Riso e dell'Orso, cioè di Gorno e d'Oneta che la Società acquistò cinque anni fa da altra società inglese.
E' interessante a questo punto notare che la prima attenzione in tempi recenti, fu richiamata su queste miniere di Valle Riso da un minatore bergamasco il quale andato a lavorare in Sardegna ritornò con qualche cognizione empirica di cose minerarie e notò la natura delle roccie e ne parlò a un genovese, tale Sileoni Giacomo, che richiese al Governo la concessione, questo avveniva nel 1871 e con capitali limitati iniziò lo sfruttamento delle miniere. Ma per l'esiguità dei suoi capitali, in imprese di questo genere in cui occorrono larghe riserve, presto l'intraprendente industriale si trovò a mal partito; cedeva allora le sue concessioni a certi inglesi che, infine, costituirono la English Crown Spelter Co.
L'altro gruppo di miniere, quelle d'Oltre il Colle, furono, anch'esse, in modo simile riscoperte. Fu qui un livornese, certo Modigliani, che in Sardegna avendo sentito parlare vagamente dei giacimenti zinciferi della Bergamasca, volle conoscerli e poi sfruttarli. Ma ben presto fallì. Passarono quindi in mano, queste miniere, della Banca Romana e della Banca d'Italia, finché vennero acquistate dalla Vieille Montagne la quale, d'altra parte, metteva in valore, grazie alla sua iniziativa ed esperienza, giacimenti contigui. Essa adesso impiega nei due centri minerari oltre mille operai: un buon terzo nella zona d'Oltre il Colle; gli altri nella seconda zona.
Oggi noi assistiamo a una abile e vasta e razionale ripresa di sfruttamento a una vera rivalorizzazione delle miniere di Valle Riso e dell'Orso, che dopo i1 periodo turbinoso della guerra e dell'immediato dopo¬guerra parevano esaurite; e restarono in¬fatti chiuse due anni, con grandissimo danno degli abitanti delle valli, che sul lavoro nelle miniere in gran parte vivono, dato che ben scarse risorse locali d'altro genere esistono.
Ma in questi ultimi cinque anni queste miniere d'Oneta e di Gorno sono state diligentemente rimesse in ordine e, sotto la guida dell'ing. Luigi Noble, direttore dell'intero gruppo di miniere della Vieille Montagne in Bergamasca, con attenzione e intelligenza studiate dagli ingegneri Fermo Lecchi, Bernardino Bargelli, Giovanni Masobello, coadiuvati  da squadre di tecnici, periti minerari e capi minatori, per la maggior parte nativi di questa forte terra orobica. Oggi tutto un ciclo complesso e imponente di preparazione è compiuto. Sono \ stati approfonditi e bene indirizzati gli scavi in galleria, ingigantiti gli impìanti elettrici, lanciate teleferiche tra monte e valle e ampliati i cantieri e riorganizzate e moltiplicate le laverie. Presso Gorno è sorta una frazione nuova e modernissima di palazzine per gli uffici di direzione e d'amministrazione, per gli alloggi degli impiegati, per lo  spaccio delle merci di maggior consumo ove tutti gli operai possono a prezzi fino inferiori a quelli di calmiere rifornirsi. Un forno a vapore produce quotidianamente il pane; una bibliotechina offre a chi lo chiede i1 pane  dell'intelligenza  e  dell'anima; un circolo permette ore di sano svago.
E' un centro fecondo di lavoro e di produzione che s'aggiunge ai tanti che mirabilmente funzionano in questa terra di Bergamo, «sonante d'industrie ordinate, protesa alle conquiste più nuove».


Renzo Larco

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fabrycjx2019

Villa Santa Barbara (Campello di Gorno)

Villa Santa Barbara (Campello di Gorno)
Inviato dafabrycjxAltre foto da fabrycjx   CategoriaStoriche    Ultima modifica9/5/2019 13:09    
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Renzo Larco scrive al'incirca nel 1920

RICCHEZZE DELLA BERGAMASCA

LE MINIERE  DI  ZINCO  DELLA VALLE RISO

Poco prima di Ponte di Nossa il torrente Riso mette nel Serio. Il Riso discende dal Colle di Zambla e bagna una valle che, pur tra le minori e di più modesta rinomanza di questa regione prealpina lombarda, offre al visitatore varietà di panorami e nella sua stessa disadorna crudezza un contrasto di bellezze tra il fondo valle e le impervie coste montane spesso ammantate di folto bosco, che si sollevano ai fianchi con impetuosi sbalzi. La Valle Riso è destinata a far parte di quella bella strada interprovinciale che congiungerà il lago di Como e il lago d'Iseo, che cioè partendo e da Lecco e da Bellano convergerà su Maggio di Valsassina, per proseguir quindi per Vedeseta in Val Taleggio, toccando poi San Giovanni Bianco, San Pellegrino, Dossena, Oltre il Colle, Oneta, Clusone e Lovere, e sfociar qui sulla strada del Tonale. Sarà quindi, Valle Riso, frequentata dai viaggiatori dei grandi itinerari, e varrà anch'essa a mettere in valore dal punto di vista turistico la zona bergamasca, che ha per questo aspetto un sicuro avvenire.
Ma quell'ammasso montagnoso che da Cornalba a Serina, da Oltre il Colle al Passo di Zambla raccoglie nei suoi recessi conche prative e dossi boscosi, belvederi pittoreschi e campi di neve ormai già ricercati dai villeggianti estivi e dagli appassionati degli sport invernali, rinserra anche, nelle sue vi¬scere profonde, interessanti giacimenti di minerali. Allineamenti mineralizzati di materiali zinciferi serpeggiano da nord a sud tra Parre e Camerata Cornello, con andamento capriccioso, concentrandosi nelle fratture e cavità d'un calcare dolomitico dell'epoca del trias. Essi rivelano la loro presenza a Camerata, a Dossena e a Oltre il Colle sul versante della Brembana; a Oneta, a Gorno, a Premolo e a Parre sul versante della Seriana.
Ecco presso Gorno una piccola centrale elettrica alimentata dall'acqua del Riso derivata con tubazione. Ecco un forno per la calcinazione del minerale. Ed ecco ancora un grandioso impianto di laveria. Siamo già nella zona d'una miniera di zinco. Curiosa forma tozza a tino hanno questi forni, alti circa sei metri. La calamina, così i metallurgici chiamano tanto il carbonato che il silicato di zinco  che vi si getta per la calcinazione ivi riduce quasi d'un quarto il suo peso, ed elimina l'anidride carbonica, con l'acqua di cristallizzazione e la naturale umidità. Il minerale vi è disposto a strati alternati con altri strati di combustibile polverizzato; è una calcinazione lenta che si compie a una temperatura che oscilla tra gli ottocento e i novecento gradi. Per il materiale più minuto vi sono forni rotativi di calcinazione con focolare ad iniezione di carbone polverizzato, del tipo di quelli usati per la fabbricazione del cemento Portland artificiale.
Più interessante per il profano visitatore è però il lavoro che si compie nelle laverie. La laveria è un piccolo mondo infernale. Un fragore digrignante di ferraglie la empie, altissimo, come se mostri spaventevoli stritolassero, con le loro implacabili mascelle possenti, senza un istante di sosta, frantumi di catene, valanghe di macigni.
Il lavoro incomincia  dall'alto, dal tetto.
Un piano inclinato porta dalle banchine di deposito a una tramoggia di carico il materiale che fu raccolto nelle gallerie di scavo. E su in alto, in cima al piano inclinato, il materiale vien quindi rovesciato su griglie in cui si eliminano i pezzi più grossi. Incomincia allora il viaggio avventuroso dei frammenti del minerale calaminare, lucente, dalle fratture ineguali, di color bianco, giallo, bruno, verde, ceruleo. Cade e precipita, rotola e scivola, sbalza, saltella, corre e rimbalza, si sofferma un attimo attonito per rincominciare la sua corsa sincopata o sdrucciolante. E' un tamburellamento di ciottoli, un grandinare di pietre intermittente. L'acqua si mescola, regola ed accelera questa caduta a film concatenata.
Il minerale discende di piano in piano con lungo zigzagare; e di cernita in cernita si fa più piccolo; elimina sempre maggiori scorie, la parte ricca dalla ganga; si sgrossa e si purifica; s'ingorga nei frantoi a mascelle che lo sottopongono a una interminabile maciullazione; esce dalla stretta sfinito, ma è ripreso spietatamente in crivelli d'ogni tipo e forma: a tamburo, piatti, a nastro, che Io trattengono al tormento di nuove e sempre più minute selezioni.
L'alveare gigantesco che è la laveria stilla acqua da tutte le sue cavità, da tutte le sue giunture. Per il lavaggio e per la selezione delle particene pesanti le buone dalle più leggere le sterili, occorrono quantità ingenti d'acqua, più che seimilacinquecento litri al minuto primo. E ingegnosissimi macchinari riempiono ogni ripiano; macchinari grandiosi, che dimostrano quanta sottigliezza d'ingegno ha presieduto alla loro creazione. Questa sola laveria di Gorno che è di media capacità, può trattare novanta tonnellate di materiale al giorno, costruita come fu per una elaborazione di dieci tonnellate orarie. Lo zinco è proprio qui che sottoscrive il suo atto di nascita. Da queste manciate di sporca sabbietta usciranno un giorno un imbuto, un elemento di pila, un cliché. Ma quanto mondo dovrai ancora percorrere, o calamina della mia bella Bergamasca, dopo che da questo momento ci saremo separati...
Entriamo adesso nelle viscere del monte, nel tunnel che ci porta alle gallerie ove avviene lo scavo del materiale zincifero. La galleria penetra nella montagna, diritta, piana, comoda. Dei binarietti lasciano scivolare rosari di vagoncini colmi di minerale, che cavalli e muli abituati all'oscurità trascinano. A mille e cinquecento metri addentro nel monte, in una grotta scavata a furia di mine, è installata la centrale elettrica: - due turbine delle Costruzioni Meccaniche Riva; e due alternatori del Tecnomasio Italiano, l'uno che può fornire centosessanta, l'altro centotrenta KVA. Questa Centrale che funziona da due anni sviluppa la forza necessaria a mettere in attività piena la miniera, e può anche fornire l’illuminazione a molti paesi, come Gorno, Oneta, Oltre il Colle.
La miniera, meglio le miniere di Valle Riso, ramificano nel grembo delle montagne più che cento chilometri di gallerie per ogni senso, in alto e in basso, di sbieco, trasversalmente. Qui s'apre il buco d'una discenderia, cioè d'una galleria di scavo che discende. La galleria è angusta, diseguale, e il terreno è sdrucciolevole, inclinato spesso come una scala. Discendono i tubi dell'aria compressa, che mettono lontano in azione i martelli perforatori. Le calamine sotto forma concrezionata o terrosa formano ammassi irregolari dove i martelli possono a loro agio mordere. Il minerale estratto viene sollevato a mezzo di piani inclinati, e lo scarico si compie automaticamente.
Più in alto, nella vallata del Riso e nella laterale valletta dell'Orso, intorno a Oneta, fino a Oltre il Colle, altri cantieri, altri forni, altre laverie moltipìicano l'intenso, disciplinato lavoro.
Queste miniere della Bergamasca furono certo coltivate qua e là in tempi in cui non si conosceva la polvere. I romani designarono il minerale di zinco col nome di cadmia. Ma una conoscenza più diffusa in questo ramo ebbero gli orientali, sopratutto i cinesi. I portoghesi importarono lo zinco dall'Oriente in Europa a partire dal secolo XVI, e si finì per sorprendere il segreto dei procedimenti cinesi. Non fu però che al principio del se¬colo XIX che un chimico di Liegi, Daniele Dony, pervenne a determinare un metodo di riduzione, che permise d'ottenere a un prezzo ragionevole, uno zinco sufficiente¬mente malleabile per essere laminato. Il procedimento Dony è, ancora oggi, il migliore fra quanti sono stati poi ideati per fabbricare lo zinco, per via termica.
Ora da un antico luogo e dal nome tradizionale di una antica miniera situata a Moresnet, ai confini dell'antico Ducato di Limburgo e del Principato di Liegi, derivò la propria insegna la Società della Vielle Montagne, che si costituì in Belgio nel 1837. Questa Società possedeva all'atto di costituzione soltanto la miniera di calamina di Moresnet, la fonderia di zinco di San Leo¬nardo, a Liegi; i due piccoli laminatoi di Hom e di Houx, in Francia; infine sulle rive del’Ourthe, l'officina d'Angleur, ancora in costruzione.
Ma qualche mese più tardi la Società già acquistava i laminatoi di Bray, in Francia, di Tilff, in Belgio. E se gli inizi furono laboriosi e lo sviluppo s'operò lentamente, presto, a partire dal 1853, incominciò l'e¬spansione progressiva e sempre più accentuata. Venivano acquistate miniere e officine in Svezia, in Germania, in Sardegna, in Algeria e in Tunisia, in Francia lungo le coste del Mediterraneo e nei dipartimenti del Nord; quindi in Inghilterra e infine ancora in Italia, nell'Italia settentrionale. In breve questa Società dirigeva nel 1927 il lavoro di 32 stabilimenti, produceva 153.000 tonn. di minerali finiti, 97.578 tonn. di zinco in pani, 67.184 tonn. di zinco laminato, 24.483 tonn. di ossido di zinco, 15.400 tonn. di piombo, 25.140 kg. di argento, 91.000 tonn. di acido solforico.
Le miniere che la « Vieille Montagne » possiede in Bergamasca si possono dividere in due gruppi. Un gruppo è quello costituito dalle miniere d'Oltre il Colle (Oltre il Colle, Serina, Dossena) e di Parre e di Premolo, che la Società possiede da oltre trentanni. L'altro gruppo è quello più propriamente formato dalle miniere di Valle Riso e dell'Orso, cioè di Gorno e d'Oneta che la Società acquistò cinque anni fa da altra società inglese.
E' interessante a questo punto notare che la prima attenzione in tempi recenti, fu richiamata su queste miniere di Valle Riso da un minatore bergamasco il quale andato a lavorare in Sardegna ritornò con qualche cognizione empirica di cose minerarie e notò la natura delle roccie e ne parlò a un genovese, tale Sileoni Giacomo, che richiese al Governo la concessione, questo avveniva nel 1871 e con capitali limitati iniziò lo sfruttamento delle miniere. Ma per l'esiguità dei suoi capitali, in imprese di questo genere in cui occorrono larghe riserve, presto l'intraprendente industriale si trovò a mal partito; cedeva allora le sue concessioni a certi inglesi che, infine, costituirono la English Crown Spelter Co.
L'altro gruppo di miniere, quelle d'Oltre il Colle, furono, anch'esse, in modo simile riscoperte. Fu qui un livornese, certo Modigliani, che in Sardegna avendo sentito parlare vagamente dei giacimenti zinciferi della Bergamasca, volle conoscerli e poi sfruttarli. Ma ben presto fallì. Passarono quindi in mano, queste miniere, della Banca Romana e della Banca d'Italia, finché vennero acquistate dalla Vieille Montagne la quale, d'altra parte, metteva in valore, grazie alla sua iniziativa ed esperienza, giacimenti contigui. Essa adesso impiega nei due centri minerari oltre mille operai: un buon terzo nella zona d'Oltre il Colle; gli altri nella seconda zona.
Oggi noi assistiamo a una abile e vasta e razionale ripresa di sfruttamento a una vera rivalorizzazione delle miniere di Valle Riso e dell'Orso, che dopo i1 periodo turbinoso della guerra e dell'immediato dopo¬guerra parevano esaurite; e restarono in¬fatti chiuse due anni, con grandissimo danno degli abitanti delle valli, che sul lavoro nelle miniere in gran parte vivono, dato che ben scarse risorse locali d'altro genere esistono.
Ma in questi ultimi cinque anni queste miniere d'Oneta e di Gorno sono state diligentemente rimesse in ordine e, sotto la guida dell'ing. Luigi Noble, direttore dell'intero gruppo di miniere della Vieille Montagne in Bergamasca, con attenzione e intelligenza studiate dagli ingegneri Fermo Lecchi, Bernardino Bargelli, Giovanni Masobello, coadiuvati  da squadre di tecnici, periti minerari e capi minatori, per la maggior parte nativi di questa forte terra orobica. Oggi tutto un ciclo complesso e imponente di preparazione è compiuto. Sono \ stati approfonditi e bene indirizzati gli scavi in galleria, ingigantiti gli impìanti elettrici, lanciate teleferiche tra monte e valle e ampliati i cantieri e riorganizzate e moltiplicate le laverie. Presso Gorno è sorta una frazione nuova e modernissima di palazzine per gli uffici di direzione e d'amministrazione, per gli alloggi degli impiegati, per lo  spaccio delle merci di maggior consumo ove tutti gli operai possono a prezzi fino inferiori a quelli di calmiere rifornirsi. Un forno a vapore produce quotidianamente il pane; una bibliotechina offre a chi lo chiede i1 pane  dell'intelligenza  e  dell'anima; un circolo permette ore di sano svago.
E' un centro fecondo di lavoro e di produzione che s'aggiunge ai tanti che mirabilmente funzionano in questa terra di Bergamo, «sonante d'industrie ordinate, protesa alle conquiste più nuove».
Renzo Larco

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fabrycjx2019

Laveria e forno di calcinazione

Laveria e forno di calcinazione
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Renzo Larco scrive al'incirca nel 1920

RICCHEZZE DELLA BERGAMASCA

LE MINIERE  DI  ZINCO  DELLA VALLE RISO

Poco prima di Ponte di Nossa il torrente Riso mette nel Serio. Il Riso discende dal Colle di Zambla e bagna una valle che, pur tra le minori e di più modesta rinomanza di questa regione prealpina lombarda, offre al visitatore varietà di panorami e nella sua stessa disadorna crudezza un contrasto di bellezze tra il fondo valle e le impervie coste montane spesso ammantate di folto bosco, che si sollevano ai fianchi con impetuosi sbalzi. La Valle Riso è destinata a far parte di quella bella strada interprovinciale che congiungerà il lago di Como e il lago d'Iseo, che cioè partendo e da Lecco e da Bellano convergerà su Maggio di Valsassina, per proseguir quindi per Vedeseta in Val Taleggio, toccando poi San Giovanni Bianco, San Pellegrino, Dossena, Oltre il Colle, Oneta, Clusone e Lovere, e sfociar qui sulla strada del Tonale. Sarà quindi, Valle Riso, frequentata dai viaggiatori dei grandi itinerari, e varrà anch'essa a mettere in valore dal punto di vista turistico la zona bergamasca, che ha per questo aspetto un sicuro avvenire.
Ma quell'ammasso montagnoso che da Cornalba a Serina, da Oltre il Colle al Passo di Zambla raccoglie nei suoi recessi conche prative e dossi boscosi, belvederi pittoreschi e campi di neve ormai già ricercati dai villeggianti estivi e dagli appassionati degli sport invernali, rinserra anche, nelle sue vi¬scere profonde, interessanti giacimenti di mi¬nerali. Allineamenti mineralizzati di materiali zinciferi serpeggiano da nord a sud tra Parre e Camerata Cornello, con andamento capriccioso, concentrandosi nelle fratture e cavità d'un calcare dolomitico dell'epoca del trias. Essi rivelano la loro presenza a Camerata, a Dossena e a Oltre il Colle sul versante della Brembana; a Oneta, a Gorno, a Premolo e a Parre sul versante della Seriana.
Ecco presso Gorno una piccola centrale elettrica alimentata dall'acqua del Riso derivata con tubazione. Ecco un forno per la calcinazione del minerale. Ed ecco ancora un grandioso impianto di laveria. Siamo già nella zona d'una miniera di zinco. Cu¬riosa forma tozza a tino hanno questi forni, alti circa sei metri. La calamina, così i metallurgici chiamano tanto il carbonato che il silicato di zinco  che vi si getta per la calcinazione ivi riduce quasi d'un quarto il suo peso, ed elimina l'anidride carbonica, con l'acqua di cristallizzazione e la naturale umidità. Il minerale vi è disposto a strati alternati con altri strati di combustibile polverizzato; è una calcinazione lenta che si compie a una temperatura che oscilla tra gli ottocento e i novecento gradi. Per il materiale più minuto vi sono forni rotativi di calcinazione con focolare ad iniezione di carbone polverizzato, del tipo di quelli usati per la fabbricazione del cemento Portland artificiale.
Più interessante per il profano visitatore è però il lavoro che si compie nelle laverie. La laveria è un piccolo mondo infernale. Un fragore digrignante di ferraglie la em¬pie, altissimo, come se mostri spaventevoli stritolassero, con le loro implacabili mascelle possenti, senza un istante di sosta, frantumi di catene, valanghe di macigni.
Il lavoro incomincia  dall'alto, dal tetto.
Un piano inclinato porta dalle banchine di deposito a una tramoggia di carico il materiale che fu raccolto nelle gallerie di scavo. E su in alto, in cima al piano inclinato, il materiale vien quindi rovesciato su griglie in cui si eliminano i pezzi più grossi. Incomincia allora il viaggio avventuroso dei frammenti del minerale calaminare, lucente, dalle fratture ineguali, di color bianco, giallo, bruno, verde, ceruleo. Cade e precipita, rotola e scivola, sbalza, saltella, corre e rimbalza, si sofferma un attimo attonito per rincominciare la sua corsa sincopata o sdrucciolante. E' un tamburellamento di ciottoli, un grandinare di pietre intermittente. L'acqua si mescola, regola ed accelera questa caduta a film concatenata.
Il minerale discende di piano in piano con lungo zigzagare; e di cernita in cernita si fa più piccolo; elimina sempre maggiori scorie, la parte ricca dalla ganga; si sgrossa e si purifica; s'ingorga nei frantoi a mascelle che lo sottopongono a una interminabile maciullazione; esce dalla stretta sfinito, ma è ripreso spietatamente in crivelli d'ogni tipo e forma: a tamburo, piatti, a nastro, che Io trattengono al tormento di nuove e sempre più minute selezioni.
L'alveare gigantesco che è la laveria stilla acqua da tutte le sue cavità, da tutte le sue giunture. Per il lavaggio e per la selezione delle particene pesanti le buone dalle più leggere le sterili, occorrono quantità ingenti d'acqua, più che seimilacinquecento litri al minuto primo. E ingegnosissimi macchinari riempiono ogni ripiano; macchinari grandiosi, che dimostrano quanta sottigliezza d'ingegno ha presieduto alla loro creazione. Questa sola laveria di Gorno che è di media capacità, può trattare novanta tonnellate di materiale al giorno, costruita come fu per una elaborazione di dieci tonnellate orarie. Lo zinco è proprio qui che sottoscrive il suo atto di nascita. Da queste manciate di sporca sabbietta usciranno un giorno un imbuto, un elemento di pila, un cliché. Ma quanto mondo dovrai ancora percorrere, o calamina della mia bella Bergamasca, dopo che da questo momento ci saremo separati...
Entriamo adesso nelle viscere del monte, nel tunnel che ci porta alle gallerie ove avviene lo scavo del materiale zincifero. La galleria penetra nella montagna, diritta, piana, comoda. Dei binarietti lasciano scivolare rosari di vagoncini colmi di minerale, che cavalli e muli abituati all'oscurità trascinano. A mille e cinquecento metri addentro nel monte, in una grotta scavata a furia di mine, è installata la centrale elettrica: - due turbine delle Costruzioni Meccaniche Riva; e due alternatori del Tecnomasio Italiano, l'uno che può fornire centosessanta, l'altro centotrenta KVA. Questa Centrale che funziona da due anni sviluppa la forza necessaria a mettere in attività piena la miniera, e può anche fornire l’illuminazione a molti paesi, come Gorno, Oneta, Oltre il Colle.
La miniera, meglio le miniere di Valle Riso, ramificano nel grembo delle montagne più che cento chilometri di gallerie per ogni senso, in alto e in basso, di sbieco, trasversalmente. Qui s'apre il buco d'una discenderia, cioè d'una galleria di scavo che discende. La galleria è angusta, diseguale, e il terreno è sdrucciolevole, inclinato spesso come una scala. Discendono i tubi dell'aria compressa, che mettono lontano in azione i martelli perforatori. Le calamine sotto forma concrezionata o terrosa formano ammassi irregolari dove i martelli possono a loro agio mordere. Il minerale estratto viene sollevato a mezzo di piani inclinati, e lo scarico si compie automaticamente.
Più in alto, nella vallata del Riso e nella laterale valletta dell'Orso, intorno a Oneta, fino a Oltre il Colle, altri cantieri, altri forni, altre laverie moltipìicano l'intenso, disciplinato lavoro.
Queste miniere della Bergamasca furono certo coltivate qua e là in tempi in cui non si conosceva la polvere. I romani designarono il minerale di zinco col nome di cadmia. Ma una conoscenza più diffusa in questo ramo ebbero gli orientali, sopratutto i cinesi. I portoghesi importarono lo zinco dall'Oriente in Europa a partire dal secolo XVI, e si finì per sorprendere il segreto dei procedimenti cinesi. Non fu però che al principio del se¬colo XIX che un chimico di Liegi, Daniele Dony, pervenne a determinare un metodo di riduzione, che permise d'ottenere a un prezzo ragionevole, uno zinco sufficiente¬mente malleabile per essere laminato. Il procedimento Dony è, ancora oggi, il migliore fra quanti sono stati poi ideati per fabbricare lo zinco, per via termica.
Ora da un antico luogo e dal nome tradizionale di una antica miniera situata a Moresnet, ai confini dell'antico Ducato di Limburgo e del Principato di Liegi, derivò la propria insegna la Società della Vielle Montagne, che si costituì in Belgio nel 1837. Questa Società possedeva all'atto di costituzione soltanto la miniera di calamina di Moresnet, la fonderia di zinco di San Leo¬nardo, a Liegi; i due piccoli laminatoi di Hom e di Houx, in Francia; infine sulle rive del’Ourthe, l'officina d'Angleur, ancora in costruzione.
Ma qualche mese più tardi la Società già acquistava i laminatoi di Bray, in Francia, di Tilff, in Belgio. E se gli inizi furono laboriosi e lo sviluppo s'operò lentamente, presto, a partire dal 1853, incominciò l'e¬spansione progressiva e sempre più accentuata. Venivano acquistate miniere e officine in Svezia, in Germania, in Sardegna, in Algeria e in Tunisia, in Francia lungo le coste del Mediterraneo e nei dipartimenti del Nord; quindi in Inghilterra e infine ancora in Italia, nell'Italia settentrionale. In breve questa Società dirigeva nel 1927 il lavoro di 32 stabilimenti, produceva 153.000 tonn. di minerali finiti, 97.578 tonn. di zinco in pani, 67.184 tonn. di zinco laminato, 24.483 tonn. di ossido di zinco, 15.400 tonn. di piombo, 25.140 kg. di argento, 91.000 tonn. di acido solforico.
Le miniere che la « Vieille Montagne » possiede in Bergamasca si possono dividere in due gruppi. Un gruppo è quello costituito dalle miniere d'Oltre il Colle (Oltre il Colle, Serina, Dossena) e di Parre e di Premolo, che la Società possiede da oltre trentanni. L'altro gruppo è quello più propriamente formato dalle miniere di Valle Riso e dell'Orso, cioè di Gorno e d'Oneta che la Società acquistò cinque anni fa da altra società inglese.
E' interessante a questo punto notare che la prima attenzione in tempi recenti, fu richiamata su queste miniere di Valle Riso da un minatore bergamasco il quale andato a lavorare in Sardegna ritornò con qualche cognizione empirica di cose minerarie e notò la natura delle roccie e ne parlò a un genovese, tale Sileoni Giacomo, che richiese al Governo la concessione, questo avveniva nel 1871 e con capitali limitati iniziò lo sfruttamento delle miniere. Ma per l'esiguità dei suoi capitali, in imprese di questo genere in cui occorrono larghe riserve, presto l'intraprendente industriale si trovò a mal partito; cedeva allora le sue concessioni a certi inglesi che, infine, costituirono la English Crown Spelter Co.
L'altro gruppo di miniere, quelle d'Oltre il Colle, furono, anch'esse, in modo simile riscoperte. Fu qui un livornese, certo Modigliani, che in Sardegna avendo sentito parlare vagamente dei giacimenti zinciferi della Bergamasca, volle conoscerli e poi sfruttarli. Ma ben presto fallì. Passarono quindi in mano, queste miniere, della Banca Romana e della Banca d'Italia, finché vennero acquistate dalla Vieille Montagne la quale, d'altra parte, metteva in valore, grazie alla sua iniziativa ed esperienza, giacimenti contigui. Essa adesso impiega nei due centri minerari oltre mille operai: un buon terzo nella zona d'Oltre il Colle; gli altri nella seconda zona.
Oggi noi assistiamo a una abile e vasta e razionale ripresa di sfruttamento a una vera rivalorizzazione delle miniere di Valle Riso e dell'Orso, che dopo i1 periodo turbinoso della guerra e dell'immediato dopoguerra parevano esaurite; e restarono infatti chiuse due anni, con grandissimo danno degli abitanti delle valli, che sul lavoro nelle miniere in gran parte vivono, dato che ben scarse risorse locali d'altro genere esistono.
Ma in questi ultimi cinque anni queste miniere d'Oneta e di Gorno sono state diligentemente rimesse in ordine e, sotto la guida dell'ing. Luigi Noble, direttore dell'intero gruppo di miniere della Vieille Montagne in Bergamasca, con attenzione e intelligenza studiate dagli ingegneri Fermo Lecchi, Bernardino Bargelli, Giovanni Masobello, coadiuvati  da squadre di tecnici, periti minerari e capi minatori, per la maggior parte nativi di questa forte terra orobica. Oggi tutto un ciclo complesso e imponente di preparazione è compiuto. Sono \ stati approfonditi e bene indirizzati gli scavi in galleria, ingigantiti gli impìanti elettrici, lanciate teleferiche tra monte e valle e ampliati i cantieri e riorganizzate e moltiplicate le laverie. Presso Gorno è sorta una frazione nuova e modernissima di palazzine per gli uffici di direzione e d'amministrazione, per gli alloggi degli impiegati, per lo  spaccio delle merci di maggior consumo ove tutti gli operai possono a prezzi fino inferiori a quelli di calmiere rifornirsi. Un forno a vapore produce quotidianamente il pane; una bibliotechina offre a chi lo chiede i1 pane  dell'intelligenza  e  dell'anima; un circolo permette ore di sano svago.
E' un centro fecondo di lavoro e di produzione che s'aggiunge ai tanti che mirabilmente funzionano in questa terra di Bergamo, «sonante d'industrie ordinate, protesa alle conquiste più nuove».

RENZO LARCO

Citazione:
fabrycjx2019


Turbina

Turbina
Inviato dafabrycjxAltre foto da fabrycjx   CategoriaStoriche    Ultima modifica9/5/2019 13:05    
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Renzo Larco scrive al'incirca nel 1920

RICCHEZZE DELLA BERGAMASCA

LE MINIERE  DI  ZINCO  DELLA VALLE RISO

Poco prima di Ponte di Nossa il torrente Riso mette nel Serio. Il Riso discende dal Colle di Zambla e bagna una valle che, pur tra le minori e di più modesta rinomanza di questa regione prealpina lombarda, offre al visitatore varietà di panorami e nella sua stessa disadorna crudezza un contrasto di bellezze tra il fondo valle e le impervie coste montane spesso ammantate di folto bosco, che si sollevano ai fianchi con impetuosi sbalzi. La Valle Riso è destinata a far parte di quella bella strada interprovinciale che congiungerà il lago di Como e il lago d'Iseo, che cioè partendo e da Lecco e da Bellano convergerà su Maggio di Valsassina, per proseguir quindi per Vedeseta in Val Taleggio, toccando poi San Giovanni Bianco, San Pellegrino, Dossena, Oltre il Colle, Oneta, Clusone e Lovere, e sfociar qui sulla strada del Tonale. Sarà quindi, Valle Riso, frequentata dai viaggiatori dei grandi itinerari, e varrà anch'essa a mettere in valore dal punto di vista turistico la zona bergamasca, che ha per questo aspetto un sicuro avvenire.
Ma quell'ammasso montagnoso che da Cornalba a Serina, da Oltre il Colle al Passo di Zambla raccoglie nei suoi recessi conche prative e dossi boscosi, belvederi pittoreschi e campi di neve ormai già ricercati dai villeggianti estivi e dagli appassionati degli sport invernali, rinserra anche, nelle sue vi¬scere profonde, interessanti giacimenti di mi¬nerali. Allineamenti mineralizzati di materiali zinciferi serpeggiano da nord a sud tra Parre e Camerata Cornello, con andamento capriccioso, concentrandosi nelle fratture e cavità d'un calcare dolomitico dell'epoca del trias. Essi rivelano la loro presenza a Camerata, a Dossena e a Oltre il Colle sul versante della Brembana; a Oneta, a Gorno, a Premolo e a Parre sul versante della Seriana.
Ecco presso Gorno una piccola centrale elettrica alimentata dall'acqua del Riso derivata con tubazione. Ecco un forno per la calcinazione del minerale. Ed ecco ancora un grandioso impianto di laveria. Siamo già nella zona d'una miniera di zinco. Curiosa forma tozza a tino hanno questi forni, alti circa sei metri. La calamina, così i metallurgici chiamano tanto il carbonato che il silicato di zinco  che vi si getta per la calcinazione ivi riduce quasi d'un quarto il suo peso, ed elimina l'anidride carbonica, con l'acqua di cristallizzazione e la naturale umidità. Il minerale vi è disposto a strati alternati con altri strati di combustibile polverizzato; è una calcinazione lenta che si compie a una temperatura che oscilla tra gli ottocento e i novecento gradi. Per il materiale più minuto vi sono forni rotativi di calcinazione con focolare ad iniezione di carbone polverizzato, del tipo di quelli usati per la fabbricazione del cemento Portland artificiale.
Più interessante per il profano visitatore è però il lavoro che si compie nelle laverie. La laveria è un piccolo mondo infernale. Un fragore digrignante di ferraglie la empie, altissimo, come se mostri spaventevoli stritolassero, con le loro implacabili mascelle possenti, senza un istante di sosta, frantumi di catene, valanghe di macigni.
Il lavoro incomincia  dall'alto, dal tetto.
Un piano inclinato porta dalle banchine di deposito a una tramoggia di carico il materiale che fu raccolto nelle gallerie di scavo. E su in alto, in cima al piano inclinato, il materiale vien quindi rovesciato su griglie in cui si eliminano i pezzi più grossi. Incomincia allora il viaggio avventuroso dei frammenti del minerale calaminare, lucente, dalle fratture ineguali, di color bianco, giallo, bruno, verde, ceruleo. Cade e precipita, rotola e scivola, sbalza, saltella, corre e rimbalza, si sofferma un attimo attonito per rincominciare la sua corsa sincopata o sdrucciolante. E' un tamburellamento di ciottoli, un grandinare di pietre intermittente. L'acqua si mescola, regola ed accelera questa caduta a film concatenata.
Il minerale discende di piano in piano con lungo zigzagare; e di cernita in cernita si fa più piccolo; elimina sempre maggiori scorie, la parte ricca dalla ganga; si sgrossa e si purifica; s'ingorga nei frantoi a mascelle che lo sottopongono a una interminabile maciullazione; esce dalla stretta sfinito, ma è ripreso spietatamente in crivelli d'ogni tipo e forma: a tamburo, piatti, a nastro, che Io trattengono al tormento di nuove e sempre più minute selezioni.
L'alveare gigantesco che è la laveria stilla acqua da tutte le sue cavità, da tutte le sue giunture. Per il lavaggio e per la selezione delle particene pesanti le buone dalle più leggere le sterili, occorrono quantità ingenti d'acqua, più che seimilacinquecento litri al minuto primo. E ingegnosissimi macchinari riempiono ogni ripiano; macchinari grandiosi, che dimostrano quanta sottigliezza d'ingegno ha presieduto alla loro creazione. Questa sola laveria di Gorno che è di media capacità, può trattare novanta tonnellate di materiale al giorno, costruita come fu per una elaborazione di dieci tonnellate orarie. Lo zinco è proprio qui che sottoscrive il suo atto di nascita. Da queste manciate di sporca sabbietta usciranno un giorno un imbuto, un elemento di pila, un cliché. Ma quanto mondo dovrai ancora percorrere, o calamina della mia bella Bergamasca, dopo che da questo momento ci saremo separati...
Entriamo adesso nelle viscere del monte, nel tunnel che ci porta alle gallerie ove avviene lo scavo del materiale zincifero. La galleria penetra nella montagna, diritta, piana, comoda. Dei binarietti lasciano scivolare rosari di vagoncini colmi di minerale, che cavalli e muli abituati all'oscurità trascinano. A mille e cinquecento metri addentro nel monte, in una grotta scavata a furia di mine, è installata la centrale elettrica: due turbine delle Costruzioni Meccaniche Riva; e due alternatori del Tecnomasio Italiano, l'uno che può fornire centosessanta, l'altro centotrenta KVA. Questa Centrale che funziona da due anni sviluppa la forza necessaria a mettere in attività piena la miniera, e può anche fornire l’illuminazione a molti paesi, come Gorno, Oneta, Oltre il Colle.
La miniera, meglio le miniere di Valle Riso, ramificano nel grembo delle montagne più che cento chilometri di gallerie per ogni senso, in alto e in basso, di sbieco, trasversalmente. Qui s'apre il buco d'una discenderia, cioè d'una galleria di scavo che discende. La galleria è angusta, diseguale, e il terreno è sdrucciolevole, inclinato spesso come una scala. Discendono i tubi dell'aria compressa, che mettono lontano in azione i martelli perforatori. Le calamine sotto forma concrezionata o terrosa formano ammassi irregolari dove i martelli possono a loro agio mordere. Il minerale estratto viene sollevato a mezzo di piani inclinati, e lo scarico si compie automaticamente.
Più in alto, nella vallata del Riso e nella laterale valletta dell'Orso, intorno a Oneta, fino a Oltre il Colle, altri cantieri, altri forni, altre laverie moltipìicano l'intenso, disciplinato lavoro.
Queste miniere della Bergamasca furono certo coltivate qua e là in tempi in cui non si conosceva la polvere. I romani designarono il minerale di zinco col nome di cadmia. Ma una conoscenza più diffusa in questo ramo ebbero gli orientali, sopratutto i cinesi. I portoghesi importarono lo zinco dall'Oriente in Europa a partire dal secolo XVI, e si finì per sorprendere il segreto dei procedimenti cinesi. Non fu però che al principio del se¬colo XIX che un chimico di Liegi, Daniele Dony, pervenne a determinare un metodo di riduzione, che permise d'ottenere a un prezzo ragionevole, uno zinco sufficiente¬mente malleabile per essere laminato. Il procedimento Dony è, ancora oggi, il migliore fra quanti sono stati poi ideati per fabbricare lo zinco, per via termica.
Ora da un antico luogo e dal nome tradizionale di una antica miniera situata a Moresnet, ai confini dell'antico Ducato di Limburgo e del Principato di Liegi, derivò la propria insegna la Società della Vielle Montagne, che si costituì in Belgio nel 1837. Questa Società possedeva all'atto di costituzione soltanto la miniera di calamina di Moresnet, la fonderia di zinco di San Leo¬nardo, a Liegi; i due piccoli laminatoi di Hom e di Houx, in Francia; infine sulle rive del’Ourthe, l'officina d'Angleur, ancora in costruzione.
Ma qualche mese più tardi la Società già acquistava i laminatoi di Bray, in Francia, di Tilff, in Belgio. E se gli inizi furono laboriosi e lo sviluppo s'operò lentamente, presto, a partire dal 1853, incominciò l'espansione progressiva e sempre più accentuata. Venivano acquistate miniere e officine in Svezia, in Germania, in Sardegna, in Algeria e in Tunisia, in Francia lungo le coste del Mediterraneo e nei dipartimenti del Nord; quindi in Inghilterra e infine ancora in Italia, nell'Italia settentrionale. In breve questa Società dirigeva nel 1927 il lavoro di 32 stabilimenti, produceva 153.000 tonn. di minerali finiti, 97.578 tonn. di zinco in pani, 67.184 tonn. di zinco laminato, 24.483 tonn. di ossido di zinco, 15.400 tonn. di piombo, 25.140 kg. di argento, 91.000 tonn. di acido solforico.
Le miniere che la « Vieille Montagne » possiede in Bergamasca si possono dividere in due gruppi. Un gruppo è quello costituito dalle miniere d'Oltre il Colle (Oltre il Colle, Serina, Dossena) e di Parre e di Premolo, che la Società possiede da oltre trentanni. L'altro gruppo è quello più propriamente formato dalle miniere di Valle Riso e dell'Orso, cioè di Gorno e d'Oneta che la Società acquistò cinque anni fa da altra società inglese.
E' interessante a questo punto notare che la prima attenzione in tempi recenti, fu richiamata su queste miniere di Valle Riso da un minatore bergamasco il quale andato a lavorare in Sardegna ritornò con qualche cognizione empirica di cose minerarie e notò la natura delle roccie e ne parlò a un genovese, tale Sileoni Giacomo, che richiese al Governo la concessione, questo avveniva nel 1871 e con capitali limitati iniziò lo sfruttamento delle miniere. Ma per l'esiguità dei suoi capitali, in imprese di questo genere in cui occorrono larghe riserve, presto l'intraprendente industriale si trovò a mal partito; cedeva allora le sue concessioni a certi inglesi che, infine, costituirono la English Crown Spelter Co.
L'altro gruppo di miniere, quelle d'Oltre il Colle, furono, anch'esse, in modo simile riscoperte. Fu qui un livornese, certo Modigliani, che in Sardegna avendo sentito parlare vagamente dei giacimenti zinciferi della Bergamasca, volle conoscerli e poi sfruttarli. Ma ben presto fallì. Passarono quindi in mano, queste miniere, della Banca Romana e della Banca d'Italia, finché vennero acquistate dalla Vieille Montagne la quale, d'altra parte, metteva in valore, grazie alla sua iniziativa ed esperienza, giacimenti contigui. Essa adesso impiega nei due centri minerari oltre mille operai: un buon terzo nella zona d'Oltre il Colle; gli altri nella seconda zona.
Oggi noi assistiamo a una abile e vasta e razionale ripresa di sfruttamento a una vera rivalorizzazione delle miniere di Valle Riso e dell'Orso, che dopo i1 periodo turbinoso della guerra e dell'immediato dopo¬guerra parevano esaurite; e restarono in¬fatti chiuse due anni, con grandissimo danno degli abitanti delle valli, che sul lavoro nelle miniere in gran parte vivono, dato che ben scarse risorse locali d'altro genere esistono.
Ma in questi ultimi cinque anni queste miniere d'Oneta e di Gorno sono state diligentemente rimesse in ordine e, sotto la guida dell'ing. Luigi Noble, direttore dell'intero gruppo di miniere della Vieille Montagne in Bergamasca, con attenzione e intelligenza studiate dagli ingegneri Fermo Lecchi, Bernardino Bargelli, Giovanni Masobello, coadiuvati  da squadre di tecnici, periti minerari e capi minatori, per la maggior parte nativi di questa forte terra orobica. Oggi tutto un ciclo complesso e imponente di preparazione è compiuto. Sono \ stati approfonditi e bene indirizzati gli scavi in galleria, ingigantiti gli impìanti elettrici, lanciate teleferiche tra monte e valle e ampliati i cantieri e riorganizzate e moltiplicate le laverie. Presso Gorno è sorta una frazione nuova e modernissima di palazzine per gli uffici di direzione e d'amministrazione, per gli alloggi degli impiegati, per lo  spaccio delle merci di maggior consumo ove tutti gli operai possono a prezzi fino inferiori a quelli di calmiere rifornirsi. Un forno a vapore produce quotidianamente il pane; una bibliotechina offre a chi lo chiede i1 pane  dell'intelligenza  e  dell'anima; un circolo permette ore di sano svago.
E' un centro fecondo di lavoro e di produzione che s'aggiunge ai tanti che mirabilmente funzionano in questa terra di Ber¬gamo, «sonante d'industrie ordinate, protesa alle conquiste più nuove».

Renzo Larco

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Gorno: “Uno strano fiore

Gorno: “Uno strano fiore Popolare
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GORNO: UNO STRANO FIORE

Gli insegnanti delle Scuole Elementari di Gorno nel 1944 dettero vita ad un opuscolo dattiloscritto dal titolo “ La guida del maestro”; l’insegnante Urbano Elvira nella guida stessa descrisse molto bene il paese di Gorno; vale la pena riportare tale descrizione:



Uno strano fiore
Una visione di serena e pacata bellezza si offre a chi osserva, da Barbata, il pendio sinistro della Val del Riso. Sulle diverse gemme di verde dei declivi e dei piani si staccano gruppi di bianche casette simili a grandi petali di un fiore  gigantesco, sfogliato così,  dall’alto,da una mano potente e buona.
Il fiore è Gorno; i petali sono le sue sparse contrade
”.


Citazione:
Foto di Emiliano Stefenetti
fabrycjx4/2014

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VAL Seriana & Scalve magazine

VAL Seriana & Scalve magazine
Inviato dafabrycjxAltre foto da fabrycjx   CategoriaPUBBLICAZIONI    Ultima modifica3/4/2019 20:29    
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VAL Seriana & Scalve magazine N° 20 Primavera 2019
Promoserio- www.valseriana.eu

A pag. 35 si parla delle miniere della Val del Riso

Citazione:
fabrycjx2019



CENTRALE DEL COSTONE

CENTRALE DEL COSTONEPopolare
Inviato dafabrycjxAltre foto da fabrycjx   CategoriaMINIERE DI GORNO    Ultima modifica19/3/2019 12:54    
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MINIERE DI GORNO

società Tubi Togni Brescia

anno 1931:Intestazione del disegno della condotta forzata della centrale del Costone (120 metri di dislivello)
(centrale Luigi Noble)

In Val del Riso N°117 dicembre 2005

Citazione:
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Elenco caduti di Gorno nelle grandi Guerre

Elenco caduti di Gorno nelle grandi GuerrePopolare
Inviato dafabrycjxAltre foto da fabrycjx   CategoriaCaduti Grandi Guerre    Ultima modifica12/3/2019 11:03    
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Banca dati

Albo d'oro caduti di Gorno

Elenco caduti di Gorno

Varischetti Giovanni (1984), Via Crucis stazione VII

Varischetti Giovanni (1984), Via Crucis stazione VIIPopolare
Inviato dafabrycjxAltre foto da fabrycjx   CategoriaVita religiosa in Val del Riso    Ultima modifica11/3/2019 15:49    
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Varischetti G. (1984), Via Crucis stazione VII

INFORMAZIONI SUL BENE
Tipologia scultura
Misure cm 58.0x28.0 (HxL)
Datazione secolo XX (1984)
Autore Varischetti Giovanni, ambito bergamasco
Materia e tecnica legno scolpito
Soggetto Gesù Cristo condannato a morte (Via Crucis I)

vedi qui tutte le stazioni della via crucis

Citazione:
FONTE Inventario dei beni storici e artistici della diocesi di Bergamo



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